Attorno alle 12.30 (ora di New York) il corteo si è messo in moto per un chilometro e mezzo fino a Battery Park. Qui, la marea colorata, punteggiata da cartelli improvvisati, striscioni e bandiere, si è assiepata sotto il palco allestito per ospitare gli interventi di tanti giovani attivisti e hanno aspettato la loro ispiratrice, Greta Thunberg , l’attivista svedese, simbolo di una nuova coscienza ambientalista.
Circa un milione e centomila ragazzi, bambini e adolescenti, hanno saltato le lezioni, con il permesso delle autorità scolastiche di New York (che però hanno negato al personale scolastico la possibilità di partecipare alla manifestazione), in occasione di questo grande sciopero contro il climate change, il più importante dei «Friday for Future» lanciati circa un ano fa da Greta.
La manifestazione è stata organizzata alla vigilia delle giornate contro il surriscaldamento globale, indette al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite. Sabato 21 si apre con il vertice dedicato ai ragazzi: l’Assemblea generale aprirà le porte a una folta delegazione di giovani attivisti. Lunedì 23 toccherà ai capi di Stato e di Governo delle nazioni più decise a contrastare il cambiamento climatico. Dovranno dimostrare di essere all’altezza dei ragazzi, mettendo sul tavolo proposte concrete. «Hanno l’opportunità di fare qualcosa e dovrebbero coglierla. Altrimenti, dovranno vergognarsi», ha ammonito ieri dal palco di Battery Park Greta, che tornerà a far sentire la sua voce il 21 e il 23, dal quartier generale dell’Onu.
L’eco dell’appello di New York è risuonato in 150 Paesi di 7 continenti: uno sciopero senza frontiere. Da Sydney a Berlino, dove Angela Merkel ha lanciato il piano di investimenti “verdi” da 54 miliardi di euro per la Germania. Da Johannesburg a Varsavia, da Islamabad a Kabul, un’intera generazione unita da un obiettivo comune. «Salviamo il nostro mondo», «Non c’è un pianeta B», «Svegliatevi!»: recitano gli slogan che sono rimbalzati da un angolo all’altro del globo.
«Vogliamo quello che è meglio per il pianeta, il climate change - spiega da New York Justin, 20 anni - è stato dimostrato così tante volte che non c’è ragione di negarlo. Per fermarlo servirebbe un cambiamento radicale del sistema, ma credo si debba avere pazienza e procedere gradualmente».