Clima: quanto inquini con i tuoi acquisti? Te lo dice la carta di credito
Accordo Visa-Sella per informare i clienti dell’istituto, attraverso la propria app, delle emissioni di CO2 associate agli acquisti. Il precedente di Numia
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La lotta al cambiamento climatico passa anche dai pagamenti digitali, dall’acquisto della spesa al supermercato a quello di un biglietto del treno. Ogni utilizzo della propria carta diventa occasione per accrescere la propria consapevolezza ambientale, attraverso le tecnologie della piattaforma Tink di Visa e l’applicazione dell’intelligenza artificiale promossa da Clarity AI, che diversi istituti di credito internazionali stanno adottando. Tra questi, Banca Sella: che ha siglato con la società statunitense una partnership che porterà all’integrazione nei servizi bancari digitali di strumenti per stimare l’impatto ambientale delle spese effettuate con carta.
L’accordo pluriennale punta a offrire ai clienti della banca la possibilità di visualizzare, direttamente all’interno dell’app, una stima delle emissioni di CO₂ associate ai propri acquisti. Grazie all’integrazione delle tecnologie della piattaforma Tink di Visa e degli insights sulla sostenibilità alimentati dall’intelligenza artificiale fornite da Clarity AI, ogni transazione potrà essere tradotta in un indicatore di impatto climatico, con l’obiettivo di rendere più trasparenti le conseguenze ambientali dei consumi quotidiani. Uno strumento pensato per orientare comportamenti più responsabili e favorire scelte di spesa più sostenibili. «Con questo nuovo accordo riaffermiamo il nostro impegno per la continua innovazione dei pagamenti digitali nel Paese – commenta Stefano Stoppani, country manager di Visa Italia -. Siamo lieti di rafforzare la nostra sinergia con un partner come Banca Sella, con il quale condividiamo da sempre una visione incentrata sul valore per il cliente e sulla capacità di fornire strumenti innovativi e sicuri per affrontare le sfide digitali e ambientali dei prossimi anni».
Come funziona la misurazione
Dal punto di vista tecnico, la misurazione si basa su una metodologia strutturata che converte le transazioni finanziarie in stime di emissioni di gas serra. Ogni pagamento viene classificato all’interno di una categoria di consumo standardizzata – ad esempio alimentari, trasporti, energia o tempo libero – attraverso sistemi di categorizzazione merceologici e tassonomie di spesa. A ciascuna categoria è associato un fattore di intensità carbonica espresso in CO₂ equivalente per unità monetaria.
Questo fattore deriva da modelli economico-ambientali che combinano un approccio top-down, basato su tabelle input-output estese all’ambiente (Eeio), e un approccio bottom-up fondato sull’analisi del ciclo di vita dei prodotti (Lca). Il primo consente di attribuire le emissioni lungo l’intera catena del valore economico, mentre il secondo integra dati più granulari, in particolare per settori come energia e trasporti, dove le differenze nazionali possono incidere in modo significativo.
Il valore della transazione viene quindi moltiplicato per il relativo fattore di intensità, generando una stima dell’impronta carbonica. Si tratta di una stima informata e modellizzata, non della misurazione diretta della CO₂ del singolo prodotto acquistato, ma di un indicatore affidabile dell’impatto medio associato alla spesa.


