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Clean cooking, la rivoluzione domestica che può contribuire a salvare milioni di vite

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Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (Iea), circa un terzo della popolazione mondiale cucina i propri pasti con mezzi rudimentali, respirando i fumi nocivi prodotti da legna, carbone o scarti agricoli. Tra il 2010 e il 2022 i progressi sono stati notevoli: il numero di persone senza accesso a sistemi di cottura puliti è sceso rapidamente, passando da circa 3 miliardi a 2,3 miliardi.

I miglioramenti più evidenti si sono registrati in Asia e America Latina, grazie a programmi nazionali che hanno distribuito gratuitamente fornelli più puliti e incentivato l’acquisto dei combustibili. Paesi come Cina, India e Indonesia hanno dimezzato la popolazione senza accesso al clean cooking, favoriti dall’espansione urbana e dal miglioramento delle reti elettriche. Tra il 2010 e il 2022, nei paesi emergenti e in via di sviluppo, l’uso dell’elettricità come principale metodo di cottura è triplicato, anche per effetto della crescente popolarità di elettrodomestici come bollitori e cuociriso.

Negli ultimi anni, tuttavia, i progressi hanno iniziato a rallentare. Si stima che la pandemia di Covid e la successiva crisi energetica abbiano spinto quasi 100 milioni di famiglie a tornare ai metodi tradizionali di cottura, soprattutto nelle aree rurali. Secondo le proiezioni basate sulle politiche attuali, nel 2030 le persone senza accesso a sistemi di cottura pulita saranno ancora 1,8 miliardi.

In Africa subsahariana, in particolare, i numeri dovrebbero restare sostanzialmente stabili nei prossimi anni, perché i progressi raggiunti non bastano a compensare la crescita della popolazione. Nel periodo 2010-2022, la diffusione del clean cooking è salita dall’8% a oltre il 15%, ma le persone escluse sono aumentate in termini assoluti, arrivando a circa 1 miliardo.

Ambiente, salute e questioni di genere: un obiettivo trasversale

L’accesso universale alla cottura pulita entro il 2030 fa parte degli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Secondo le stime dell’Agenzia internazionale dell’energia, raggiungerlo comporterebbe un lieve aumento della domanda di energia nelle economie emergenti e in via di sviluppo (meno del 3%), compensato da una riduzione del 50% nell’uso di legna da ardere e carbone. Ci sarebbero effetti positivi anche sulla deforestazione: verrebbero salvati 225 milioni di ettari di foreste − quasi il 6% del patrimonio globale −, più della metà dei quali in Africa.

I benefici del clean cooking non si limitano all’ambiente: secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, la mancanza di sistemi di cottura puliti causa più di 3 milioni di morti premature ogni anno ed è legata a un maggior rischio di problemi respiratori, malattie cardiovascolari e disturbi alla vista causati dal fumo nocivo. L’Africa subsahariana contribuisce da sola al 30% del carico globale di malattie legato all’inquinamento dell’aria domestica, che colpisce soprattutto donne e bambini.

In molte comunità, i ruoli di genere affidano a donne e ragazze il compito di preparare i pasti e raccogliere la legna. Secondo il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo, in Africa subsahariana queste incombenze portano via in media 5 ore al giorno − tempo prezioso che potrebbe essere dedicato all’istruzione o ad attività in grado di offrire indipendenza economica. La ricerca della legna inoltre costringe le donne ad allontanarsi dai villaggi, esponendole al rischio di aggressioni e violenze di genere. I metodi di cottura che riducono o eliminano l’uso di legname, pur non risolvendo le cause di questi episodi, contribuiscono a limitare gli spostamenti pericolosi.

L’iniziativa di Eni in Africa subsahariana

Nel 2018 Eni ha lanciato il Clean Cooking Programme, un’ambiziosa iniziativa per promuovere la diffusione dei sistemi di cottura pulita nei paesi dell’Africa subsahariana. Nella prima fase del programma sono stati distribuiti gratuitamente fornelli di nuova generazione, in grado di ridurre il consumo di combustibile di oltre il 60% e abbassare drasticamente le emissioni di fumi nocivi.

Queste soluzioni offrono benefici immediati e sono facili da implementare: oltre a essere più efficienti e pulite, permettono alle famiglie di risparmiare sul combustibile e riducono il rischio di incendi e incidenti domestici. Ad oggi sono state raggiunte circa 2 milioni di persone tra Costa d’Avorio, Mozambico, Ruanda, Angola, Repubblica del Congo e Tanzania, con l’obiettivo di arrivare a 10 milioni entro il 2027.

A partire dal 2025, Eni avvierà la distribuzione gratuita di soluzioni più avanzate, in grado di eliminare completamente l’uso di legna e carbone. Sono già stati avviati cinque progetti pilota per promuovere l’uso di fornelli elettrici a induzione in Mozambico, Repubblica del Congo, Ruanda e Costa d’Avorio. È poi in fase di valutazione un progetto tra Mozambico e Costa d’Avorio per distribuire fornelli a gassificazione: una tecnologia che, rispetto alla combustione tradizionale, genera un gas più pulito e garantisce una maggiore efficienza energetica. Attraverso un percorso basato su soluzioni sempre più avanzate, Eni punta a raggiungere complessivamente 20 milioni di persone entro il 2030.

Un percorso costruito con le comunità locali

Realizzare una transizione efficace e duratura verso il clean cooking significa anche confrontarsi con le culture locali: in alcune regioni, ad esempio, la cottura elettrica potrebbe apparire incompatibile con la preparazione dei piatti tradizionali. Il programma di Eni riconosce il ruolo centrale che la cucina svolge nell’identità di una comunità. Per questo, la distribuzione dei nuovi strumenti è affidata a organizzazioni locali e internazionali ben radicate sul territorio, in grado di garantire un’interazione rispettosa e di facilitare il dialogo con le famiglie coinvolte. Il programma prevede inoltre dimostrazioni culinarie ispirate alle tradizioni e agli ingredienti locali, occasioni utili per sensibilizzare le comunità sui temi della sicurezza alimentare e della corretta nutrizione.

La stessa logica di coinvolgimento delle comunità si applica anche alla produzione: il 90% dei fornelli di nuova generazione viene realizzato localmente, contribuendo allo sviluppo dell’imprenditoria e creando nuove opportunità di lavoro. Il programma di Eni prevede anche attività di monitoraggio per valutarne e rafforzarne l’efficacia, come iniziative per misurare i cambiamenti nelle condizioni di salute e nei livelli di inquinamento domestico dopo l’introduzione dei nuovi fornelli.

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