«Il tema su cui cerco di lavorare è la libertà. È credere nell’importanza della presenza per costruire il rapporto madre-figli, ma al tempo stesso riuscire da subito a vederli come individui a sé stanti e aiutarli a liberare il loro potenziale». L’attrice Claudia Potenza - fresca del successo nei panni di Ivana, l’amica di Verdone in Vita da Carlo 4 - è mamma di Gabriele, 15 anni, e Nina, 8 anni. Pugliese, classe 1981, con il marito avvocato Domenico Chiarello ha sempre considerato l’essere genitori «un trasporto e una responsabilità» e la famiglia un luogo disordinato, ma felice. Non una necessità, piuttosto uno spazio dove provare a migliorarsi. Insieme.
Come vive la sua maternità?
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Come una tensione continua per assicurare ai miei figli il dono più prezioso: la libertà. Il messaggio che cerco di trasmettere è: “Ti faccio vivere la tua vita mentre ti amo, mentre ci sono”. Cura e presenza. Sono certa che educarli all’indipendenza è anche il sistema più efficace per educarli al rispetto dell’indipendenza altrui. Come madre di un ragazzo, mi sento ancora più responsabile.
Funziona?
Cominciare sin da piccolissimi è utile. Ma è un lavoro enorme, per nulla facile. Bisogna lavorare sulle emozioni, le nostre e le loro, e sull’autostima. Occorre tararsi sulle età diverse di ciascun figlio, perché saper mutare atteggiamento senza tradire i propri valori quando si passa dall’infanzia all’adolescenza fa parte del gioco. A volte vogliamo tenerli stretti a noi. Spesso non capiamo quando è il momento giusto per lasciarli andare. Ma permettere che compiano il loro percorso di sbagli - chi non ne ha attraversato uno? - significa insegnare non solo i benefici, ma anche gli oneri del “non controllo”. Così si impara la libertà.
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Vi sentite soli in questo viaggio, o comunque pensate di essere più soli di quanto non lo siano stati i vostri genitori?
La cronaca parla più di mille parole. La vicenda della mamma che a Catanzaro ha deciso di gettarsi dal balcone con i suoi tre figli mi ha devastato. È vero che la solitudine, delle madri in particolare, c’è sempre stata. Però probabilmente sì, oggi siamo più soli di prima. Ed è paradossale, perché la mole di informazioni facilmente accessibile da parte di chiunque su qualunque argomento, genitorialità compresa, dovrebbe farci sentire più sicuri. Invece sembriamo alienati: siamo più consapevoli, ma ci muoviamo senza rete, organizzati in compartimenti stagni: famiglia, scuola, sport. Non funzionano. Di fronte alla sfida e al mistero di una nuova vita, vale sempre la saggezza del proverbio africano: “Per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio”.
Invecchiare è diventato qualcosa da prevenire, rallentare e correggere. Botox, filler e lifting raccontano una società sempre più ossessionata dalla giovinezza.