Il confronto economico più diretto viene dal caso di Merone, in provincia di Como, dove una zona umida artificiale aerata tratta gli sfioratori di fognatura mista prima dello scarico nel Lambro. Rispetto a una vasca grigia di pari funzione, la soluzione naturale intercetta circa il doppio del volume, oltre 400.000 metri cubi l'anno, a circa un terzo del costo di investimento: 1,69 milioni contro 4,86. «Le NBS non sono solo una buona scelta ambientale», si legge nel dossier, «ma l'opzione economicamente efficiente per la gestione degli sfioratori».
Tre proposte per passare dalla sperimentazione alla norma
Eppure quasi tutti i casi analizzati nel catalogo condividono lo stesso limite: sono stati realizzati con risorse episodiche, come fondi regionali, fondazioni bancarie, bandi europei. La controprova è l'Agro Pontino: un programma di ripristino ambientale premiato come "Best of the Best" dal programma LIFE europeo, rimasto però inattuato perché privo di un budget dedicato e di un ente attuatore con continuità. Il dossier SHIFT individua tre interventi strutturali per colmare questo divario.
Prima proposta: monitoraggio obbligatorio
Rendere sistemico il monitoraggio delle prestazioni idrauliche, depurative ed ecologiche per tutti gli interventi NBS/SuDS finanziati con risorse pubbliche, e costruire una banca dati nazionale sui casi realizzati. Finché le NBS, sottolinea il report, non produrranno dati certificati sulle proprie prestazioni nel tempo, il decisore tenderà a preferire la soluzione in cemento, percepita come più sicura.
Seconda proposta: finanziamento stabile
Istituire linee di finanziamento dedicate e pluriennali per interventi NBS/SuDS oltre l'orizzonte Pnrr. Queste, suggerisce il report, possono includere meccanismi di Payment for Environmental Services che remunerino il proprietario del suolo per il servizio di infiltrazione, riconoscimento in tariffa del servizio idrico integrato per le NBS che svolgono funzione equivalente a un'infrastruttura grigia, una tassa locale vincolata alla gestione delle acque meteoriche.
Terza proposta: NBS nella pianificazione ordinaria
Inserire obblighi di gestione alla fonte delle acque meteoriche negli strumenti urbanistici, sul modello del "rain zoning" parigino (ParisPluie), che divide il territorio in zone con soglie di abbattimento volumetrico minimo per ogni nuovo intervento edilizio, e integrare le NBS nei Piani di Gestione dei Bacini idrografici e nei piani di adattamento climatico, con chiara attribuzione delle responsabilità di realizzazione, gestione e manutenzione. Il problema di governance, evidenzia lo studio, è che le NBS agiscono all'intersezione di competenze oggi divise: acque meteoriche, corpi idrici, verde urbano, reti fognarie, aree agricole, infrastrutture di drenaggio. In assenza di un coordinamento chiaro, vengono progettate come interventi isolati, privi di strategia territoriale. In Italia, i Piani integrati di gestione delle acque reflue urbane introdotti dalla nuova Direttiva Acque Reflue UE 2024/3019 offrono un'apertura normativa: è stabilito che tali piani debbano dare priorità, ove possibile, a soluzioni di infrastrutture verdi e blu.