Città, la rigenerazione urbana passa anche dalla Gdo: Lidl a quota 800 store
Dal recupero di edifici storici alle aree urbane dismesse, il gruppo investe 220 milioni e apre 24 nuovi punti vendita in poco meno di due mesi
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La rigenerazione urbana non è più soltanto terreno di gioco per costruttori e fondi immobiliari. Sempre più spesso, a incidere sul volto delle città sono anche le insegne della grande distribuzione, capaci di trasformare aree dismesse e degradate in nuovi poli di servizio per i quartieri.
Lidl in Italia ad esempio raggiunge gli 800 punti vendita, quota che toccherà il prossimo 26 febbraio con l’apertura del nuovo store di viale Corsica, il più grande a Milano. Un’operazione nata dall’acquisizione di un ramo d’azienda: fino a giugno scorso il punto vendita faceva parte dell’insegna Bennet, ora l’immobile è stato rilevato – insieme ai suoi 33 dipendenti – e rilanciato sotto il marchio del gruppo tedesco. Seppur più complessi e costosi, oggi sette interventi di Lidl su dieci nel nostro Paese sono legati a una riqualificazione o a un progetto di rigenerazione urbana; l’80% degli immobili è inoltre di proprietà del gruppo.
I progetti di riqualificazione in giro per l’Italia
«Il nostro format standard di edificio prevede circa 1.400 mq di superficie di vendita e 100 posti auto, ma nei grandi centri possiamo essere più flessibili, scendere fino a 800 mq, rinunciando al parcheggio, per essere più vicini ai clienti e adattarci all’area urbana», spiega Emilio Arduino, amministratore delegato sviluppo immobiliare di Lidl Italia. Il progetto di viale Corsica – che ha fatto rivivere un vecchio negozio – è solo l’ultimo degli esempi di riqualificazione messi in campo dal colosso tedesco.
A Trieste Lidl ha recuperato la storica sede del quotidiano Il Piccolo, trasformandola in un punto vendita moderno. Il piano terra è stato completamente riqualificato, mentre al primo è stato inserito un parcheggio. A Trento il gruppo è intervenuto su un’area degradata di grande rilevanza sociale che richiedeva importanti bonifiche: un vuoto urbano problematico – anche dal punto di vista della sicurezza – che ha richiesto un investimento rilevante, ma che ha restituito valore a una fetta di città. A Torino Lidl ha demolito un vecchio edificio industriale in centro città e costruito un nuovo punto vendita con orti urbani sul tetto, affidati a una Onlus locale che li ha assegnati alle famiglie del quartiere. A Siracusa in uno store Lidl si incontrano invece archeologia e istruzione. Il progetto ha previsto la realizzazione di un percorso esterno dedicato alla cava romana ritrovata durante i lavori di rifacimento e – all’interno dell’edificio – di vetri a pavimento per vedere i resti. Nell’area, l’azienda parte del gruppo tedesco Schwarz sta costruendo inoltre una scuola primaria come opera compensativa degli oneri di urbanizzazione.
Il piano di espansione e gli investimenti
Da Nord a Sud – oltre a Milano – città come Gorizia, Verona, Foligno, Roma, Taranto, Barletta, o Elmas (Ca) e Palermo sono parte del piano di espansione. Lidl il 26 febbraio aprirà le porte anche di altre 11 filiali, portando a 24 il numero di nuovi punti vendita inaugurati in meno di due mesi: un investimento di oltre 220 milioni di euro che ha creato complessivamente 320 posti di lavoro. «L’obiettivo è definito: superare i 1.000 punti vendita entro il 2030 e diventare il discount di riferimento in Italia. Abbiamo davanti almeno altri dieci anni di sviluppo», aggiunge Arduino. La strategia per il prossimo triennio è già tracciata: nel 2026 Lidl guarderà principalmente all’apertura nelle grandi città metropolitane, da Venezia a Catania per continuare con Napoli, Roma, Milano e Torino.
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