Medio Oriente

Cisgiordania, Amnesty accusa Israele di pulizia etnica

Lo sfollamento forzato dei palestinesi, soprattutto nelle aree rurali, sarebbe il risultato di una politica statale organizzata secondo l’ong per i diritti umani

epa13027909 Profughi palestinesi con pentole e padelle di metallo in mano mentre si radunano per ricevere pasti caldi da una mensa di beneficenza nella parte settentrionale della città di Gaza, 10 giugno 2026. La distribuzione di cibo è avvenuta in un momento di grave carenza di aiuti di prima necessità in tutta l'enclave. Le agenzie delle Nazioni Unite hanno riferito che, nonostante un cessate il fuoco nominale, l'ingresso di aiuti essenziali a Gaza rimane fortemente limitato.  EPA/MOHAMMED SABER EPA

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Israele starebbe conducendo una campagna di «pulizia etnica» nei confronti dei palestinesi nella Cisgiordania occupata, con l’obiettivo deliberato di annettere il territorio palestinese. L’accusa è contenuta in un nuovo rapporto di 149 pagine firmato da Amnesty International, secondo il quale lo sfollamento forzato dei palestinesi in Cisgiordania sarebbe il risultato di una politica statale organizzata e non solo il frutto delle azioni scellerate di singoli coloni violenti.

Dati delle Nazioni Unite indicano che oltre 100 villaggi della Cisgiordania sono stati svuotati — completamente o parzialmente — tra gennaio 2023 e aprile 2026. Allo stesso tempo, l’Onu ha registrato più di 7.280 casi di evacuazione individuale di palestinesi a causa della demolizione di case e strutture da parte delle forze israeliane (cifra che include persone sfollate più di una volta).

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Israele, che in passato ha denunciato tali accuse — comprese quelle di pulizia etnica — come un pregiudizio ingiusto e di lunga data, per il momento non ha risposto al rapporto.

Cisgiordania, Amnesty accusa Israele: pulizia etnica dei beduini

«Questi abusi non sono il risultato di pochi casi isolati. La violenza dei coloni è una componente fondamentale di una campagna di pulizia etnica approvata dallo Stato», ha dichiarato Agnès Callamard, direttrice di Amnesty. «Quello a cui stiamo assistendo è un’annessione deliberata, guidata dallo Stato, in totale violazione del diritto internazionale, sotto gli occhi del mondo intero».

Alcuni leader israeliani, in passato, hanno condannato le forme più gravi di violenza da parte dei coloni ebrei, ma tendono a considerarle eccezioni. Alcuni importanti ministri del governo di Benjamin Netanyahu stanno spingendo per un’annessione formale del territorio, mentre vari funzionari hanno espresso sostegno alla sovranità israeliana sulla Cisgiordania.

Amnesty sostiene di aver individuato decine di proposte di legge nel parlamento israeliano, la Knesset, per estendere il diritto civile e la giurisdizione israeliana ai blocchi di insediamenti, nonché ai tribunali che processano i palestinesi. Di recente, il parlamento ha approvato una misura che rende la pena di morte la punizione predefinita per i palestinesi della Cisgiordania che vengono condannati per omicidi a sfondo nazionalistico.

Israele, sì della Knesset alla pena di morte per palestinesi

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump — lo scorso anno — ha dichiarato che non avrebbe permesso a Israele di annettere la Cisgiordania. Il cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti tra Israele e i miliziani di Hamas, volto a fermare la guerra a Gaza, ha anche riconosciuto le aspirazioni palestinesi a uno Stato.

Le criticità per le tribù beduine e l’escalation dopo il 7 ottobre

Lo sfollamento su larga scala delle comunità beduine palestinesi nel territorio — scrive Amnesty — è causato dalla violenza dei coloni, dall’espansione di nuovi insediamenti e dall’appropriazione da parte di Israele di vaste aree di terra non registrata. Diverse organizzazioni per i diritti umani avevano già lanciato l’allarme riguardo a questo tipo di sfollamento prima del 2023, ma la situazione è peggiorata in modo drastico dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 contro Israele, che ha innescato la guerra.

Molti gruppi per i diritti umani affermano che le comunità beduine dedite alla pastorizia nelle aree rurali della Cisgiordania sono le più vulnerabili allo sfollamento. A differenza dei palestinesi nelle città e nei centri urbani della Cisgiordania, gli abitanti dei villaggi hanno minori capacità di resistere alle pressioni dei coloni, spesso armati, che stabiliscono nuovi avamposti intorno ai villaggi palestinesi.

Il gruppo Peace Now — che monitora gli insediamenti — calcola che 212 dei 363 avamposti esistenti in Cisgiordania (come minimo) sono stati creati dal 2023. Gli avamposti vengono costruiti senza il permesso delle autorità israeliane, che alcune volte li smantellano. Altre, invece, chiudono un occhio o li legalizzano retroattivamente.

Buona parte della comunità internazionale considera gli insediamenti illegali. Israele, di contro, vede nella Cisgiordania un territorio conteso il cui status sarebbe oggetto di negoziati.

Il report di Amnesty ha analizzato 27 frazioni e villaggi della Cisgiordania da cui i palestinesi sono stati sfollati tra il 2023 e il 2025. I ricercatori hanno intervistato decine di palestinesi e avvocati, hanno parlato con testimoni della violenza dei coloni, hanno visionato oltre 420 video e hanno analizzato dichiarazioni governative e altri rapporti.

La comunità internazionale — denuncia Amnesty — finora non è stata capace di agire per fermare gli sfollamenti.

Nella Cisgiordania occupata e a Gerusalemme Est — territori conquistati da Israele nel 1967 e rivendicati dai palestinesi per il loro Stato indipendente, insieme alla Striscia di Gaza — vivono oltre 700 mila persone.

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