Cinque passi nell’incubo di Edgar Allan Poe
L’immaginario perturbante dello scrittore americano amplificato attraverso l’arte del fumetto
3' di lettura
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Dialogare con i classici horror non per semplificazione visiva, ma per stratificazione di senso, favorendo un confronto serrato con le paure sedimentate dal passato: è l’intento della collana concepita dall’editore Lo Scarabeo, che utilizza la terrificante potenza del disegno per sconvolgere i punti di riferimento del lettore. “Cinque passi nell’incubo” (Lo Scarabeo, 2025, pp. 112, euro 28) di Edgar Allan Poe, raccoglie cinque racconti tra i più noti dell’autore americano, affidando ciascuno a un diverso disegnatore, secondo una scelta che intende mettere in evidenza una pluralità di registri capace di reinterpretare l’immaginario poeiano. La sceneggiatura di Marco Cannavò svolge un ruolo di mediazione essenziale: non impronta una fedeltà letterale al testo originale, ma lavora per atmosfere e per nuclei tematici, lasciando che siano le immagini a farsi carico di tradurre il perturbante. In questo senso, il volume funge da dispositivo critico che interroga Poe attraverso il linguaggio del fumetto, più che ridursi a una sua illustrazione didascalica.
I lineamenti della paura
Affidata a Corrado Roi, “La caduta della casa degli Usher” costituisce una sorta di dichiarazione di intenti dell’intera antologia. Il tratto fortemente chiaroscurale, dominato da neri profondi e silhouette quasi consumate dall’ombra, restituisce subito la dimensione entropica del racconto, in cui la casa si staglia come un organismo vivo e in lento disfacimento. L’elemento più riuscito risiede nella corrispondenza che Roi garantisce tra dissoluzione architettonica e disgregazione psichica: se le immagini non accompagnano le parole lapidarie, ma le assorbono senza redenzione, le figure umane sembrano perdere consistenza, fino a confondersi con l’ambiente circostante. In “Una discesa nel Maelström”, illustrato da Francesco Biagini, il fulcro non è tanto la descrizione della catastrofe quanto la percezione soggettiva del vortice. Il Maelström si dimostra una sciagura mentale prima ancora che naturale, e il segno grafico lo asseconda tramite una composizione dinamica, talvolta a singulti, che trasmette instabilità e smarrimento.
Immergersi nel terrore
Il mare mantiene una funzione simbolica e coerente con la tendenza di Poe ad andare oltre i limiti semantici del Romanticismo: è un ostacolo che non dipende dell’individuo, benché ne rispecchi la forza di volontà e, insieme, la coscienza del narratore. Il fumetto riesce così a restituire con efficacia una delle sue intuizioni centrali, ovvero l’idea che l’orrore non risieda nell’evento in sé, bensì nella sua interiorizzazione. “Sin dalla mia fanciullezza io non sono stato come gli altri; io non ho veduto come gli altri vedevano; io non potevo derivare le mie passioni da una comune sorgente. Dalla stessa fonte io non ho attinto il mio dolore; io non potevo destare il mio cuore alla gioia colla stessa armonia; e tutto ciò che amai, io lo amai da solo”.
A chiudere la scelta antologica è “Il gatto nero”, in cui il tratto di Giulia Francesca Massaglia appare più definito, vicino a un realismo espressivo che consente una marcata caratterizzazione dei personaggi. Presenza perenne e inquietante, il gatto diventa un vero e proprio centro visivo, mentre il progressivo scivolamento del protagonista anonimo – dunque universale – nella violenza e nell’autodistruzione è accentuato da una messa in scena che alterna ricorrenze quotidiane a improvvise accelerazioni drammatiche. Qui il fumetto manifesta la sua capacità di rendere distinguibile la banalità del male, senza ricorrere a un’estetizzazione eccessiva del terrore.
“Cinque passi nell’incubo”, sceneggiatura di Marco Cannavò, disegni di Francesco Biagini, Francesca Ciregia, Giulia Francesca Massaglia, Michele Penco, Corrado Roi, Lo Scarabeo, 2025, pp. 112, euro 28.







