Economia circolare a AI

Cinque lezioni per trasformare le differenze generazionali in valore nelle organizzazioni

Una ricerca su venti imprese mostra come pratiche organizzative mirate favoriscono l’integrazione di competenze diverse, creando un ecosistema di apprendimento e innovazione condivisa

di Ivana Pais e Antonio Palmieri

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Il sapere genera valore quando circola. Per anni abbiamo discusso di competenze parlando di skill, aggiornamenti, corsi, piattaforme. Ma sono le organizzazioni stesse, quando vengono osservate da vicino, a raccontare un’altra verità. Lo mostra Cinque lezioni da chi trasforma le differenze generazionali in valore, la ricerca qualitativa - condotta da Fondazione Pensiero Solido e Università Cattolica di Milano su venti imprese profit e non profit - nell’ambito del progetto Economia Circolare delle Competenze. Dalle loro esperienze emergono cinque lezioni che possono diventare patrimonio comune di tutte le organizzazioni che vogliono crescere: saper stare, riconoscere, contaminare, anticipare, custodire.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Saper stare: le persone non faticano a imparare un mestiere: faticano a imparare l’organizzazione. A capire come si decide, come si collabora, come si intrecciano ruoli e responsabilità. È un apprendimento silenzioso, che non si insegna in aula, ma accade quando un giovane sceglie di stare nel proprio contesto lavorativo con attenzione, di capire come funziona l’ambiente in cui opera, di cogliere ciò che non è scritto ma orienta il lavoro.

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Saper riconoscere: le competenze emergono spesso in modo inatteso e non coincidono necessariamente con l’età o il ruolo. Emergono dove meno ce lo aspettiamo. La ricerca mostra che il contributo reale delle persone diventa visibile solo quando l’organizzazione smette di leggere le biografie e inizia a leggere i comportamenti. È un cambio di sguardo: dal “profilo” al valore espresso.

Saper contaminare: finché il problema è noto, competenze e ruoli consolidati sono spesso sufficienti. Le differenze tra le generazioni diventano decisive quando vengono messe al lavoro su problemi che non hanno ancora una soluzione, dentro situazioni di incertezza. Il rapporto tra generazioni, in questo quadro, è una risorsa da attivare soprattutto quando l’organizzazione si trova davanti a problemi che non hanno ancora una risposta. È lì che prospettive diverse – più veloci, più esperte, più intuitive, più strutturate – diventano indispensabili per costruire qualcosa che non esiste ancora.

Saper anticipare: le organizzazioni non cambiano quando arrivano nuove tecnologie, ma quando qualcuno riconosce per tempo che qualcosa sta cambiando. Per questo anticipare non significa prevedere con precisione ciò che accadrà, ma creare le condizioni per esplorare possibilità. Le organizzazioni che riescono a farlo non sono quelle che prevedono meglio, ma quelle che creano spazi in cui un’idea può essere messa alla prova senza dover essere già perfetta. È così che il futuro diventa visibile.

Saper custodire: una parte rilevante delle competenze organizzative non è formalizzata, vive nelle persone, nelle esperienze accumulate, nelle soluzioni costruite nel tempo. Quando queste persone cambiano ruolo o lasciano l’organizzazione una parte di quel patrimonio rischia di andare perduto. Chi pratica la circolarità delle competenze costruisce dispositivi che permettono al sapere di continuare a circolare nel tempo: sistemi di documentazione, pratiche di affiancamento, academy interne e comunità di pratica. È qui che la circolarità delle competenze mostra la sua natura più profonda: un ecosistema in cui il sapere attraversa ruoli, generazioni e cambiamenti, senza restare intrappolato nelle biografie individuali.

Queste cinque lezioni ci dicono che da un lato sono le persone a far accadere la circolarità tra le generazioni, ma dall’altro tocca alle organizzazioni renderla possibile, in un contesto in cui l’intelligenza artificiale rende più semplice l’accesso alle informazioni, ma non sostituisce la capacità di interpretare, scegliere, decidere. Anzi: aumenta il valore delle organizzazioni che sanno mettere in circolo ciò che le persone sanno. E aumenta il valore di un rapporto tra generazioni che non sia difensivo, ma generativo. In un tempo in cui tutto sembra accelerare, la vera innovazione è rallentare abbastanza da riconoscere il valore che già abita le organizzazioni. È questo che permette alle imprese di essere vive, alle persone di essere protagoniste, alle generazioni di essere alleate.

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