Fondazione Floriani

Cinquant'anni di impegno nelle cure palliative: la Carta di Milano per rilanciarle

L'obiettivo è trasformare le buone norme in diritti esigibili per una sanità che misuri il proprio valore non solo dai tassi di sopravvivenza ma dalla dignità con cui accompagna ogni persona nella malattia

di Francesca Crippa*

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Viviamo un tempo in cui la medicina realizza cose straordinarie. Eppure, proprio questa medicina capace di prolungare la vita, di intervenire sulle malattie più complesse rischia di smarrire ciò che la rende profondamente umana, la capacità di riconoscere il limite, di alleviare e non abbandonare: le cure palliative.

Le cure palliative sono un insieme di interventi sanitari e di supporto medici, infermieristici, psicologici, spirituali e sociali finalizzati a ridurre la sofferenza globale al fine di migliorare la qualità di vita della persona malata e della sua famiglia. Nonostante il termine possa far pensare a qualcosa di residuale, non sono affatto una resa, bensì la risposta clinica, civile ed etica al bisogno più antico e ineludibile dell'umanità: curare quando non si può più guarire. Nel nostro paese le cure palliative devono molto alla Fondazione Floriani che mezzo secolo fa diede il via al primo servizio di terapia del dolore all'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. A metà degli anni 70 l'ingegnere Virgilio Floriani, imprenditore a cui dobbiamo la messa a punto dei ponti radio con l'importante azienda Telettra, affronta la malattia inguaribile del fratello e vive in prima persona il drammatico abbandono delle persone malate di cancro (parola allora impronunciabile) per le quali “non c'è più niente da fare”. Grazie all'incontro con il terapista del dolore Vittorio Ventafridda decide di impegnarsi, con un cospicuo lascito, nella creazione di una Fondazione dedicata a dare risposte ai bisogni di cura dei malati inguaribili. Da qui nasce un modello pionieristico multidisciplinare (medici, infermieri, fisioterapisti, assistenti sociali e spirituali) che ha seguito negli anni direttamente o indirette mente oltre 100mila persone ed è diventato paradigmatico per il resto del paese.

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La strada percorsa ha portato all'importante traguardo della legge 38 del 2010, alla cui realizzazione ha contribuito anche la fondazione, che definisce le cure palliative un diritto acquisito, un Livello Essenziale di Assistenza. In realtà a tutt'oggi questo importante diritto nella pratica non è sempre esigibile. Per questo Fondazione Floriani nell'anniversario dei suoi 50 anni, fiera dei traguardi raggiunti, sente la necessità e il dovere di richiamare l'attenzione su quanto ancora manca veramente e tracciare un tragitto per il futuro. In Italia oggi poter usufruire di buone pratiche palliative dipende ancora dal luogo in cui si vive, dall'età che si ha, dal tipo di diagnosi o dalla capacità del sistema sanitario di organizzarsi.

È così che questo diritto doverosamente esigibile si trasforma spesso in una promessa non mantenuta: una cura mancata. Da qui l'esigenza di giungere ad un documento che rilanci su quanto ancora ci sia da fare, partendo dalla nostra città che ha visto nascere le cure palliative italiane che abbiamo chiamato “Carta di Milano”.

Questa Carta, presentata alla Fondazione Feltrinelli dal professor Silvio Garattini, invita a compiere un passo di maturità collettiva al fine di trasformare le buone norme in diritti realmente esigibili per una sanità che misuri il proprio valore non solo dai tassi di sopravvivenza ma dalla dignità con cui accompagna ogni persona nella malattia, nella fragilità, nella fase avanzata della vita, fino alla fine.

Affinché le cure palliative non siano spesso e in qualche luogo una cura mancata occorre equità, occorre garantire una copertura effettiva su tutto il territorio nazionale ove ancora oggi sono erogate a macchia di leopardo (in particolare il sud del paese né e ancora orfano) perché le disuguaglianze del Sistema Sanitario Nazionale non sono più accettabili.

È necessario erogare Cure palliative primarie, coinvolgendo il medico di famiglia che deve essere parte integrante dell'equipe, anche al fine di valorizzare ove possibile la casa come luogo di cura.

Anche in ospedale è importante che le Cure palliative diventino una presenza strutturata di team specializzati nei vari reparti peri evitare sofferenze inutili qualsiasi sia la patologia.

È necessario migliorare l'accesso alle cure palliative pediatriche attraverso il riconoscimento precoce dei bisogni e una programmazione proiettata nel protrarsi delle aspettative di vita.

È importante introdurre la figura dell'eticista clinico nei contesti di cura per contribuire a dare risposte corrette alle crescenti criticità che una medicina sempre più complessa propone.

È ormai imprescindibile implementare Formazione e ricerca in ambito accademico con corsi di specializzazione pre e post-laurea e valorizzare la “terza missione” che deve interagire direttamente con la società per la crescita di una cultura che sappia accettare la morte come parte inevitabile della vita.

Perché La pratica delle cure palliative non riguarda soltanto i professionisti sanitari, ma tutti noi: istituzioni, decisori pubblici, associazioni, mondo accademico, società civile, per questo serve una società consapevole. Quando ognuno saprà che non sarà abbandonato, che avrà voce in capitolo sulla propria storia fino alla fine, solo allora le cure palliative non saranno più una cura mancata .

Vicepresidente Fondazione Floriani Ets

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