Il gigante asiatico

Cina, dazi e blocco di Hormuz minano il surplus commerciale

A marzo la Cina ha evidenziato un rallentamento dell’export (+2,5% su base annua) controbilanciato da un forte balzo delle importazioni (+27,8%)

di Rita Fatiguso

3' di lettura

English Version

3' di lettura

English Version

I dati record della bilancia commerciale del 2025 rischiano di finire nel cassetto dei ricordi. Dal caotico contesto internazionale emerge che a marzo del 2026 la Cina ha evidenziato un rallentamento dell’export (+2,5% su base annua) controbilanciato da un forte balzo delle importazioni (+27,8%). Il surplus commerciale, in crescita esponenziale nel 2025, è ora sceso a 51,13 miliardi di dollari, con un netto calo delle spedizioni verso gli Stati Uniti (-26,5%, pari a 29,4 miliardi di dollari). A gennaio-febbraio era stato di 213,6 miliardi di dollari.

Il nuovo quadro

La bilancia commerciale della Cina è stata, in media, di 18,80 miliardi di dollari dal 1981 al 2026, raggiungendo il massimo storico di 213,62 miliardi di dollari nel febbraio del 2026 e il minimo storico di -61,99 miliardi di dollari nel febbraio del 2020. Il nuovo quadro è sottolineato dall’amministrazione generale delle dogane.

Loading...

Innescato già nel 2025, invece, il distacco dagli Usa evidenzia le persistenti frizioni commerciali globali e al rischio di possibili nuove tensioni tariffarie o dazi.

Le aziende che caricavano merci in anticipo con il metodo del frontloading per evitare l’aumento dei dazi statunitensi non hanno più margini di manovra. Neanche le compensazioni con altri mercati di sbocco funzionano più come prima.

La crescita delle esportazioni è rallentata al +2,5% (321,03 miliardi di dollari), sotto le aspettative (stimate al +8%). L’aumento delle importazioni è, invece, pari al 27,8% (equivalente a circa 269,9 miliardi di dollari), superando le attese. Un dato da analizzare che tuttavia è in controtendenza rispetto ai mesi scorsi.

Il surplus commerciale è, come si è detto, di 51,13 miliardi di dollari, in calo rispetto ai mesi precedenti.

Cina, crescita del Pil a + 5% ma è la più bassa da vent'anni

L’anomalia dell’import

Il rallentamento generale fa seguito a un inizio anno molto forte (gennaio-febbraio +21,8%), frenato da minori spedizioni in settori a basso valore aggiunto. Ma le importazioni sono aumentate del 27,8% a marzo dopo il +19,8% di gennaio-febbraio, le stime erano di +7%.

La forte crescita delle importazioni può indicare un tentativo di sostenere il mercato interno o un aumento dei costi delle materie prime. Nonostante il rallentamento di marzo, si prevede che la domanda di tecnologia e componenti verdi possa trascinare la bilancia commerciale nei prossimi mesi. Rischia però di essere l’ultimo dato positivo dell’import-export cinese nel 2026,

il contesto internazionale non è favorevole alla Cina, il blocco navale dello stretto di Hormuz è un altro segnale di pericolo sul fronte energetico, l’80% del petrolio iraniano che passa da lì è destinato a Pechino e le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina continuano a crescere, con minacce di tariffe cumulate elevate sulle merci cinesi.

L’incognita energetica

La Cina è ancora il più grande consumatore globale di combustibili fossili, il che porta a un alto volume di importazioni di petrolio e gas che pesano sulla bilancia.

L’energia è certamente una voce di costo elevata nel passivo commerciale, ma la Cina è ancora un esportatore netto complessivo.

La strategia cinese punta a ridurre la dipendenza esterna, puntando sull’autosufficienza energetica per gestire l’impatto sulla bilancia commerciale. Ma l’energia, in particolare l’importazione di combustibili fossili, rappresenta una componente significativa e strutturale del deficit energetico cinese, pur sempre controbilanciata da un enorme surplus commerciale complessivo (oltre 876 miliardi di dollari nel 2022). La Cina copre il 79% del suo fabbisogno, dipendendo dall’estero per il restante, con il carbone che costituisce ancora il 58% del consumo.

Nonostante l’import di energia, la Cina mantiene un surplus commerciale costante dal 1995, con esportazioni che superano le importazioni (307,85 miliardi di importazioni). Per le tecnologie verdi la Cina ha aumentato la sua influenza commerciale esportando tecnologie green (oltre 6,8 miliardi di dollari verso la Ue ad agosto 2025), compensando i costi energetici.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti