Bisogna parlare con i sindaci per definire dove e come investire per quanto riguarda in particolare la fibra ottica ma anche per decidere dove far arrivare i segnali 5G. Occorre che gli operatori realizzino un piano più dettagliato, facciano capire che cosa si sta sviluppando, rendendo più evidenti le opportunità. Non sempre sindaci e amministratori capiscono, infatti, quello che si va realizzando. Per quanto riguarda la banda ultra larga, in particolare, i progetti di scavo venivano fatti dall’alto, senza coinvolgere il territorio. Ci sono ancora comuni che neanche sanno che stanno arrivando gli operai a scavare visto che i permessi sono stati gestiti a livello regionale con convenzioni-tipo firmate dai comuni che non sono stati poi consultati.
Per le torri del 5G, invece, si registra una lentezza, denunciata ad esempio da Inwit, della risposta dei comuni, come mai?
Per le antenne, in effetti, c’è una serie di problemi legati alle autorizzazioni e il processo è molto complicato. Ci sono comuni, soprintendenze che a volte mettono troppi paletti, vogliono avere più garanzie per la sicurezza pubblica. Noi come Uncem spingiamo affinché le antenne vengano fatte per il 5G, o per il 4G nelle zone dove non arriva neanche questa tecnologia. Per la fibra ottica i nuovi piani vanno condivisi con l’ente comune, altrimenti si rischia fallimento. Portando la fibra in case disabitate o dove già si sa che non ci sarà mai un insediamento, non bisogna poi restare stupiti poiché non si incrocia mai la domanda e l’offerta.
Sulle antenne avete siglato un’ìntesa con Inwit, qual è l’obiettivo?
L’intesa con Inwit vuole abbattere la burocrazia e condividere con gli enti locali progetti, opportunità, nuovi impianti. Inwit ha ragione nel dire che ci sono comuni che hanno opposto dei no, dove magari il sindaco è assediato dai comitati, vuol dire che bisogna condividere di più. Occorre spiegare ai sindaci perplessi che il 5G non è un danno per l’uomo e per l’ambiente. Dobbiamo farlo assieme, spiegare, raccontare. Non risolveremo mai il divario digitale calando dall’alto delle progettualità che funzionano solo se i territori sono coinvolti e protagonisti. E’ un’operazione di tutto lo Stato.