Christo: «Vi spiego come la mia arte è diventata un modello di business»
Per ricordare l'artista bulgaro-newyorkese, morto a 84 anni, ripubblichiamo questa intervista, rilasciata a “IL”, in cui racconta l'anima dei suoi lavori e come si autofinanziava per creare liberamente
di Marilena Pirrelli
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La più grande opera d'arte britannica: Christo Vladimirov Javacheff, nato 82 anni fa in Bulgaria, sta dirigendo i lavori per costruire sul Serpentine Lake di Hyde Park a Londra una gigantesca scultura galleggiante, alta oltre 20 metri, composta da 7.506 barili da 55 galloni, dal peso di 150 tonnellate. L'impresa londinese The Mastaba (Project for London, Hyde Park, Serpentine Lake) ha riacceso il gusto per la sfida dell'artista che ha impacchettato il Reichstag a Berlino e il Pont Neuf a Parigi e ha allungato il molo del Lago d'Iseo due estati fa, facendo camminare sulle acque quasi un milione di visitatori. Barili di plastica rossi, bianco, blu e viola: contenitori di petrolio (composti a forma di prisma trapezoidale come le antiche Mastaba mesopotamiche e poi egizie) a ricordarci, per il tempo della mostra alla Serpentine Gallery Christo & Jeanne-Claude (dal 19 giugno al 9 settembre), che il pianeta è inquinato.
In cambio dell'occupazione temporanea dell'1 per cento della superficie del lago, l'artista ha assicurato un investimento ecologico per creare nuovi habitat per uccelli e pipistrelli, oltre a un sistema di riciclaggio dell'acqua per proteggere il lago dalla fioritura delle alghe. Tutto gratis per il pubblico: un caso di scuola, per la Harvard Business School, che cita tre esempi – Steve Jobs, Bill Gates e, appunto, Christo – su come avere successo negli affari.
Come hanno fatto, lui e la moglie (scomparsa nel 2009), a finanziare progetti multimilionari di Land Art? Né Christo né Jean-Claude sono nati ricchi, e sin dall'inizio hanno rifiutato sponsor e finanziamenti pubblici. Perché? «Per rimanere indipendenti, in modo che nessuno potesse dirci che cosa dovevamo fare», ci spiega l'artista. I disegni preparatori delle performance, i collage, i modellini che Christo vende direttamente a collezionisti: è questo il “capitale”. I ricavi vengono investiti nei progetti, ma investire non è la parola giusta, visto che tutte le performance sono gratuite e non producono guadagni diretti. Il profitto, se così si può chiamare, risulta solo dalla bellezza e dalla sensibilizzazione che il progetto stimola.
Tre opere hanno segnato una pietra miliare nella poetica della coppia di artisti, conosciutasi nel 1958: il Pont Neuf Wrapped a Parigi; il Wrapped Reichstag a Berlino, che registrò 4 milioni di visitatori; le 7.503 porte di tessuto color zafferano dei Gates a Central Park (New York, 1979-2005), 6 milioni di visitatori. Tutti hanno preso vita da una serie di disegni preparatori – di solito in piccolo formato – e disegni finali, collage complessi, spesso su larga scala; di tutte le performance, le foto di Wolfgang Volz conservano la memoria. Christo è il più grande collezionista delle proprie opere. Tiene molti lavori per poterli prestare alle mostre, a volte ricompra quelli che reputa particolarmente importanti. La coppia ha usato questo fondo di opere come garanzia per il credito e per pagare avvocati, ingegneri, assicurazioni, consulenze durante la realizzazione dei progetti.
La performance del Reichstag, per esempio, ha richiesto fondi per 15 milioni di dollari; Deutsche Bank ha garantito un prestito per la metà dell'importo e l'ultima rata è stata saldata nel 2003, otto anni dopo la realizzazione del progetto.









