Il personaggio

Chi è Zohran Mamdani, il volto nuovo della sinistra a New York

Con il suo stile diretto, la carica idealista e il sostegno entusiasta dei giovani, Mamdani ha vinto le primarie democratiche di New York City e potrebbe diventare il primo sindaco musulmano della città più grande degli Usa

di Silvia Martelli

Zohran Mamdani durante le elezioni primarie il 25 giugno 2025. REUTERS/David 'Dee' Delgado

4' di lettura

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A 33 anni, Zohran Mamdani ha compiuto un’impresa che pochi credevano possibile: battere l’ex governatore Andrew Cuomo alle primarie democratiche per la carica di sindaco di New York. Un trionfo che non solo lo proietta verso il municipio della città più popolosa degli Stati Uniti, ma che segnala anche un cambiamento profondo all’interno del Partito Democratico. Mamdani ha capitalizzato l’energia della sinistra, la frustrazione della generazione più giovane e la potenza dei social media, diventando il simbolo di una nuova politica.

Dall’Uganda al Queens: una vita tra continenti e comunità

Zohran Kwame Mamdani nasce in Uganda nel 1991 in una famiglia dalla forte impronta intellettuale. Figlio del noto politologo ugandese Mahmood Mamdani e dell’acclamata regista cinematografica Mira Nair, la sua infanzia è segnata da viaggi, prospettive globali e un’impronta culturale multicentrica. A sette anni si trasferisce con la famiglia a New York, città che da allora diventa il suo punto di riferimento.

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Cresciuto nel quartiere di Astoria, nel Queens, Mamdani si è formato in un ambiente multietnico e popolare che ne ha plasmato la visione politica. Dopo la laurea in African Studies al Bowdoin College, lavora come consulente per la prevenzione dei pignoramenti immobiliari, aiutando proprietari di case a basso reddito – in particolare afroamericani e latini – a non perdere le loro abitazioni. È in questo contesto che nasce la sua vocazione politica: «Vedevo ogni giorno gli effetti concreti della disuguaglianza», ha raccontato. «Era impossibile restare neutrale».

Una rapida ascesa politica

Mamdani entra in politica nel 2020, vincendo un seggio nell’Assemblea statale di New York come rappresentante del 36° distretto, che include Astoria, Ditmars-Steinway e Astoria Heights. Il suo messaggio, radicale ma empatico, comincia a risuonare tra gli elettori, specialmente tra i giovani. Identificandosi come democratico socialista, Mamdani si unisce all’ala sinistra del partito, trovando sponda e sostegno nei movimenti per la giustizia sociale esplosi dopo la pandemia e l’omicidio di George Floyd.

Nelle primarie per la carica di sindaco del 2025, molti lo consideravano un outsider. Ma la sua campagna, fondata sui social media, su una mobilitazione porta a porta e sul supporto di big del progressismo come Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez, ha ribaltato i pronostici.

Un programma per “liberare New York”

Il suo slogan ufficioso è diventato “Abolire il costo della vita”. In effetti, il programma di Mamdani si propone di affrontare in modo diretto le ricadute più problematiche del capitalismo urbano. Tra le proposte principali figurano il congelamento degli affitti per gli inquilini di case stabilizzate; trasporto pubblico gratuito, in particolare sugli autobus; asili nido pubblici e gratuiti per tutti i bambini sotto i sei anni; supermercati municipali che vendano a prezzi all’ingrosso; e un aumento progressivo del salario minimo, con l’obiettivo di arrivare a 30 dollari l’ora entro il 2030.

Per finanziare queste misure, Mamdani propone una tassazione più incisiva sui redditi alti e sulle aziende: un’aliquota dell’11,5% per le imprese e una tassa del 2% per i cittadini con redditi superiori al milione di dollari annui.

«Non si tratta di sogni irrealizzabili», ha dichiarato in un video virale. «Si tratta di scelte politiche. E oggi, a New York, stiamo scegliendo di mettere le persone al primo posto».

La forza dei social e del volontariato

Gran parte del successo di Mamdani è attribuibile a una strategia di comunicazione diretta ed efficace, soprattutto sui social. Le sue dirette su Instagram con AOC, i video TikTok virali, le collaborazioni con celebrità come Emily Ratajkowski e Bowen Yang, hanno fatto breccia tra gli elettori più giovani. La campagna è stata interamente finanziata con micro-donazioni, a testimonianza della sua indipendenza dai grandi donatori e dagli interessi lobbistici.

Secondo l’organizzazione Our Revolution, fondata da Bernie Sanders, oltre 60mila messaggi sono stati inviati agli elettori per conto di Mamdani nei giorni precedenti al voto. Una mobilitazione dal basso senza precedenti nella recente storia politica cittadina.

Controversie e sfide

Ma Mamdani non è estraneo alle polemiche. La sua posizione intransigente a favore dei diritti palestinesi lo ha portato a rifiutare di condannare lo slogan “Globalize the intifada”, affermando che esso esprime «una disperata richiesta di uguaglianza e diritti umani». Una dichiarazione che ha diviso il pubblico: per alcuni un coraggioso atto di solidarietà, per altri una frase carica di ambiguità e potenziale incitamento.

Andrew Cuomo ha tentato di usare queste dichiarazioni – insieme alla relativa inesperienza amministrativa di Mamdani – per delegittimarlo. «Ha passato solo tre leggi in Assemblea», ha detto Cuomo durante un dibattito. «Trump lo farebbe a pezzi». Ma gli attacchi dell’ex governatore hanno finito per rafforzare l’immagine di Mamdani come sfidante dell’establishment.

Il primo sindaco musulmano di New York?

In attesa della conferma ufficiale dei risultati – che arriveranno solo dopo la riassegnazione dei voti tramite il sistema di voto a scelta classificata – Mamdani appare già come il grande vincitore. Se sarà eletto, diventerà il primo sindaco musulmano nella storia di New York City, un fatto simbolico in una metropoli che ospita una delle comunità islamiche più grandi d’America.

Più che un semplice outsider, Mamdani rappresenta un nuovo modo di fare politica: meno legato ai giochi di palazzo, più vicino alle strade, ai bisogni concreti, ai linguaggi dei giovani. Ma ora che ha vinto le primarie, lo aspetta una sfida ancora più grande: governare una città complessa e divisa, trasformare le promesse in realtà, e mantenere vivo l’entusiasmo che lo ha portato fin qui.

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