Chi è Artem Uss e cosa è successo a Milano?
«Nessuna interferenza con l’azione disciplinare, rispettata la legge». In Parlamento l’informativa del ministro della Giustizia Carlo Nordio
di Nicola Barone
3' di lettura
3' di lettura
Artem Uss, l’imprenditore russo figlio di un oligarca vicinissimo a Putin evaso dai domiciliari in costanza della richiesta di estradizione avanzata dagli Stati Uniti, «è stato messo ai domiciliari con un provvedimento di cinque righe» solo perché aveva «una moglie e una casa» a fronte del provvedimento di quattro pagine «documentatissimo» e «ampiamente motivato» con il quale la Procura della Corte di Appello di Milano si era opposta alla richiesta dei domiciliari facendo presente che Uss aveva «conti bancari in tutto il mondo» e «appoggi internazionali» che rendevano alto il rischio di fuga. È la ricostruzione fatta dal ministro della Giustizia Carlo Nordio nel corso della informativa urgente del governo alla Camera.
Nordio: nessuna interferenza, rispettata la legge
Sulla vicenda la premier ha sentito nella tarda serata di mercoledì il Guardasigilli confermando uniformità di vedute nella articolata gestione del caso. Per Nordio è una «eresia» pensare che il ministero della Giustizia avesse competenza sulla concessione degli arresti domiciliari a Uss. Non solo. Gli americani si sono dimostrati «esterrefatti» a seguito della decisione presa dalla Corte di Appello di Milano. Ampiamente criticata è stata la decisione di promuovere azione disciplinare nei confronti dei magistrati che si sono occupati del caso. «Questo ministro ha pienamente rispettato i dettami di legge esercitando il proprio potere di iniziativa con una nota attraverso cui comunicava alla Corte di Milano la propria volontà di richiedere il mantenimento della custodia cautelare in carcere nei confronti di Uss per assicurare la consegna di costui alle autorità statunitensi», è stata la replica di Nordio secondo cui «nessuno può permettersi di imputare al ministro interferenza quando esercita le sue preorgative per verificare la conformità del comportamento dai magistrati ai doveri di diligenza».
L’avvio dell’azione disciplinare
È per «grave e inescusabile negligenza» che il ministero della Giustizia ha avviato un procedimento disciplinare contro tre giudici della Corte d’Appello di Milano. Avendo essenzialmente deciso, i magistrati, i domiciliari per Uss «senza prendere in considerazione» circostanze che, indicate nel parere della Procura generale di Milano (contraria) avrebbero potuto portare a disporre il carcere. In sostanza l’accusa del ministro è di «non aver valutato» elementi dai quali emergeva «l’elevato e concreto pericolo di fuga».
Nell’ordinanza che concedeva i domiciliari i giudici concludevano che questo continuava a essere concreto, ma anche che potesse essere contenuto aggiungendo agli arresti domiciliari il braccialetto elettronico.
Giunta Anm: minata l’indipendenza
«Una grave invasione di campo nella sfera di competenza della giurisdizione, con inaccettabile intromissione sul sindacato interpretativo delle norme e sulla valutazione degli elementi di fatto sottesi alla decisione, che non possono essere oggetto di azione disciplinare, se non a costo di minare in radice l'autonomia e l’indipendenza dei giudici», rileva la Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati.








