La storia

Amy Bauernschmidt, prima donna comandante di una portaerei nucleare Usa

Pilota di elicotteri, ingegnere nucleare, comandante di oltre 5 mila uomini e donne a bordo di una delle macchine militari più complesse mai costruite

di Silvia Martelli

Amy Bauernschmidt.

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Quando nel 2021 Amy Bauernschmidt sale ufficialmente al comando dell’USS Abraham Lincoln, una portaerei nucleare da oltre 100mila tonnellate, non infrange soltanto un soffitto di cristallo. Entra nel cuore simbolico e operativo della potenza militare americana, in uno dei ruoli più selettivi e complessi delle Forze armate: è la prima donna nella storia della US Navy a riuscirci. Ma ridurre la sua carriera a un “record” significherebbe non coglierne il significato più profondo: Bauernschmidt è il prodotto — e allo stesso tempo il motore — di una lenta trasformazione che ha ridefinito il concetto di leadership militare.

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Dal cielo al nucleare

Bauernschmidt cresce nel Wisconsin e sceglie la Marina in un momento di svolta storica. Si diploma alla United States Naval Academy nel 1994, lo stesso anno in cui il Congresso americano rimuove le restrizioni che vietavano alle donne l’accesso alle unità da combattimento. Fino a quel momento, una carriera come la sua sarebbe stata semplicemente impossibile.

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La coincidenza non è secondaria. La Marina degli Stati Uniti è un’istituzione profondamente regolata, in cui ogni avanzamento è scandito da requisiti tecnici, addestrativi e culturali. Bauernschmidt appartiene alla prima generazione di ufficiali donne che non devono più fermarsi davanti a limiti formali, ma solo dimostrare di essere all’altezza di standard estremamente elevati.

Dopo l’Accademia sceglie l’aviazione navale. Diventa pilota di elicotteri, accumula migliaia di ore di volo operativo e si distingue come istruttrice e comandante di squadriglia. È un percorso già di per sé selettivo, ma non sufficiente per ambire ai vertici della flotta. Per comandare una portaerei nucleare serve infatti un ulteriore passaggio: la formazione come ufficiale nucleare. Significa affrontare uno dei programmi di addestramento più duri delle Forze armate americane, con esami continui, valutazioni stringenti e una responsabilità diretta sulla gestione di reattori nucleari navali. Bauernschmidt supera anche questa soglia, entrando in un’élite ristrettissima.

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Nel corso degli anni alterna incarichi operativi e ruoli di staff, diventa ufficiale esecutivo proprio sull’USS Abraham Lincoln e comanda unità e squadroni, costruendo un profilo che unisce competenza tecnica, disciplina e capacità di gestione del personale.

Il comando della portaerei

Il 19 agosto 2021 arriva il momento che segna la storia. Bauernschmidt assume il comando dell’USS Abraham Lincoln, una delle undici portaerei nucleari della flotta statunitense. Non è solo una nave: è una base aerea mobile, una città galleggiante, un nodo strategico della proiezione di potenza americana nel mondo.

Sotto di lei operano circa 5 mila persone tra equipaggio e personale del gruppo aereo imbarcato. La responsabilità è totale: sicurezza nucleare, operazioni di volo, logistica, disciplina, benessere dell’equipaggio. Ogni decisione ha conseguenze operative, politiche e umane.

Nei mesi successivi la Abraham Lincoln salpa per un lungo dispiegamento nel Pacifico e nell’Indo-Pacifico, in una delle aree più sensibili dello scacchiere geopolitico globale. È la prima volta che una portaerei americana comandata da una donna entra in missione operativa. Ma a bordo, raccontano i membri dell’equipaggio, il genere del comandante diventa rapidamente irrilevante: ciò che conta è la chiarezza degli ordini, la preparazione e la capacità di prendere decisioni sotto pressione.

Leadership nella crisi

Il comando non è privo di prove drammatiche. Durante il dispiegamento, un incidente aereo provoca la morte di cinque marinai. È uno dei momenti più difficili per qualsiasi comandante: gestire il lutto, garantire la continuità operativa, sostenere una comunità chiusa che vive e lavora insieme in mare aperto. In quelle circostanze, la leadership di Bauernschmidt emerge non come esercizio di autorità, ma come responsabilità morale. La sua figura pubblica resta sobria, lontana dalla retorica, concentrata sul dovere verso l’equipaggio e sulle lezioni da trarre da ogni evento critico.

Concluso il comando della Abraham Lincoln nel 2023, la carriera di Bauernschmidt prosegue ai vertici della Marina. Viene promossa contrammiraglio e assume incarichi strategici di alto livello, contribuendo alla pianificazione e alla conduzione delle operazioni navali statunitensi.

Eppure, nelle sue dichiarazioni pubbliche, tende a ridimensionare l’idea del primato personale. Sottolinea spesso che il vero obiettivo non è celebrare “la prima donna”, ma arrivare a un punto in cui non sia più necessario sottolinearlo. Oggi, paradossalmente, non ci sono altre donne immediatamente in linea per il comando di una portaerei: il percorso resta lungo, complesso, e richiede decenni di formazione e selezione.

Un simbolo silenzioso di cambiamento

Amy Bauernschmidt non è un’icona costruita a tavolino: non cerca visibilità, non fa del suo ruolo una bandiera ideologica. Proprio per questo la sua storia è rilevante. Dimostra come il cambiamento nelle grandi istituzioni avvenga non per rottura, ma per accumulazione di competenze, per apertura graduale, per capacità di riconoscere il talento dove prima non lo si cercava.

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