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Chen (Dreame): «Nella smart home del futuro l’AI decide, la persona controlla»

Ecco come intelligenza artificiale, privacy e interoperabilità ridisegnano la casa intelligente e la relazione con i consumatori.

di Gianni Rusconi

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C’è, ma di fatto non si vede. L’intelligenza artificiale sta rapidamente diventando il motore invisibile della casa connessa, aumentando la capacità degli apparecchi di interpretare l’ambiente, adattare il proprio comportamento e compiere azioni in tempo reale. Se ne parla da anni, e oggi è forse arrivato il momento di chiedersi: fin dove può spingersi la sua autonomia? E quale impatto avrà sui costi dei device e sul rapporto fra marchi e consumatori? Ne abbiamo discusso con Sean Chen, Managing Director Western Europe di Dreame, uno degli attori più dinamici nel mercato della smart home.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

L’AI diventerà il vero controllore della casa al posto delle persone?

L’intelligenza artificiale deve semplificare la vita quotidiana occupandosi delle attività di routine. In prodotti come i robot aspirapolvere o i tosaerba, aiuta a riconoscere gli ostacoli, ad adattare le strategie di pulizia o di taglio e a reagire automaticamente alle diverse situazioni. In questo senso, l’AI sta già prendendo, ogni giorno, molte piccole decisioni operative. La persona, tuttavia, deve sempre mantenere il controllo e il nostro obiettivo non è sostituire il processo decisionale umano, ma rendere la tecnologia più utile, intuitiva e affidabile. Man mano che l’AI continua ad evolversi, ci aspettiamo che diventi più brava a comprendere il contesto e le preferenze degli utenti, rimanendo però uno strumento al servizio delle persone.

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La presenza dell’AI a bordo device aumenterà i prezzi di listino?

L’innovazione richiede sempre investimenti, ma crediamo che la tecnologia avanzata debba essere accessibile al maggior numero possibile di utenti. La nostra strategia non è semplicemente quella di integrare l’intelligenza artificiale fine a sé stessa ma di implementarla laddove crea un valore significativo, migliorando le prestazioni, la praticità e la user experience. Man mano che le tecnologie maturano e vengono adottate su scala sempre più ampia, le funzionalità di AI diventeranno sempre più accessibili in diverse categorie di prodotti e fasce di prezzo.

Chi controllerà la relazione con il consumatore finale: il vendor, l’AI o l’ecosistema degli smart device?

Il cliente. L’intelligenza artificiale e gli ecosistemi connessi sono strumenti che aiutano gli utenti a gestire la propria casa in modo più efficiente e con meno sforzi. I consumatori devono avere la libertà di scegliere i prodotti, le piattaforme e i servizi più adatti alle loro esigenze; il nostro ruolo è quello di offrire esperienze utili e garantire trasparenza e controllo sulle modalità di interazione con i nostri prodotti.

Come vengono gestiti e protetti i dati raccolti ed elaborati dall’AI?

La privacy e la sicurezza sono di fondamentale importanza e gli utenti devono sempre sapere come vengono utilizzati i loro dati. Per i robot aspirapolvere e i tosaerba robotizzati, le informazioni ambientali raccolte tramite sensori e telecamere vengono elaborate principalmente in locale, direttamente sul dispositivo. Dreame rispetta i requisiti della normativa europea sul GDPR e laddove siano coinvolti servizi cloud, i dati vengono caricati solo previo consenso dell’utente e trattati in conformità con le normative vigenti.

Ultima domanda. Lo standard Matter avrebbe dovuto essere il volto della nuova smart home: è un tentativo fallito?

Non consideriamo il protocollo Matter un fallimento. La creazione di un ecosistema domestico intelligente e interconnesso è un processo a lungo termine, e la standardizzazione richiede tempo in un settore caratterizzato da numerosi produttori, piattaforme e tecnologie diverse. Matter ha già contribuito a migliorare l’interoperabilità e ha creato una direzione comune: c’è ancora del lavoro da fare, ma gli standard aperti continueranno a svolgere un ruolo importante nel rendere i sistemi di smart home più facili da usare. Ai consumatori, in definitiva, interessa meno il protocollo in sé e più il fatto che i loro dispositivi possano funzionare perfettamente insieme. Ed è su questo aspetto che il settore dovrebbe concentrarsi.

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