Chef Locatelli: il futuro della cucina tra sfide e opportunità
Lo chef e imprenditore Giorgio Locatelli affronta i grandi temi, dalla sostenibilità alla tecnologia, raccontando l’evoluzione del settore culinario
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Giorgio Locatelli, rinomato chef e proprietario della Locanda Locatelli a Londra, ci racconta le sfide e le opportunità con cui si interfacciano i ristoratori, dalla necessità di migliorare le condizioni di lavoro nel settore all’adozione di nuove tecnologie.
La sostenibilità nella cucina: quali sono le sfide che stanno affrontando i ristoratori?
Chiaramente il gioco è cambiato drasticamente negli ultimi vent’anni. Il ristorante di una certa qualità come il nostro ha sempre avuto una stretta relazione con i produttori. Per esempio, alla Locanda Locatelli a Londra usiamo solo carne inglese e pesce inglese. Importarli dall’Italia non funzionerebbe, è troppo lontana. Ma la sostenibilità purtroppo ogni tanto viene usata un po’ come una grande bandiera, è interpretata male dalla gente. Questo è il problema.
Cosa significa che è interpretata male dalla gente?
La gente la vede più come qualcosa di elitistico, invece dovrebbe interessare a tutti.
Ci sono grossi problemi di carenza di personale e spesso si lamenta che i giovani non vogliono più fare questo lavoro. Perché?
In Italia sicuramente è lampante che ci siano meno giovani in giro. L’invecchiamento della popolazione è un problema: ci sarà sempre meno gente nelle scuole nei prossimi anni. Questo significa che bisognerebbe concentrare gli sforzi per cercare di dare un’educazione che abbia più valore a questi pochi giovani che abbiamo. Non ho un ristorante in Italia, per cui posso solo parlare di quello che sento dire, però il problema è enorme un po’ per tutti. Abbiamo meno gente che vuole lavorare, dobbiamo cercare di rendere il nostro lavoro una professione, pagarlo giustamente, distribuirlo giustamente durante la settimana. Queste sono tutte cose importanti che dissuadono tantissimi dall’entrare nel mercato.
Ma si stanno facendo dei passi avanti?
Sicuramente. Fino a dieci anni fa era normale che uno facesse dodici ore al giorno in cucina, io non ricordo di aver mai pensato che fossero troppe ore. Noi abbiamo adottato diverse misure, ad esempio lunedì e martedì siamo chiusi a mezzogiorno, per cui possiamo concentrarci più sul servizio della sera, ridurre le ore settimanali di tutti e soprattutto permettere ai ragazzi di crearsi un social environment al di fuori del lavoro.

