A proposito di Instagram e quindi di giovani: che approccio hanno verso il cibo? E’ diverso rispetto a quello delle generazioni precedenti?
Sicuramente, specialmente gli italiani, sono incredibili. Hanno una voglia di interpretare e di capire il prodotto molto più rispetto alle generazioni precedenti che erano più consumistiche. Vedo i giovani molto più concentrati sulla qualità di quello che stanno mangiando. Si parla molto più di cucina tra i giovani di quanto se ne parlasse quando ero giovane io. Al tempo fare il cuoco era un lavoro da sfigati. Non c’eri mai il sabato sera, non c’eri mai a Natale.
La cucina vegana è diventata molto popolare negli ultimi anni. Ci avvicineremo sempre più a questo mondo?
Sicuramente. Dobbiamo, per forza. Non penso che ci sia altra modo di riuscire a fare mangiare tutti decentemente, con un corretto apporto proteico giusto e soprattutto con una varietà importante. Per cui sì, dobbiamo per forza concentrarci su produzioni che hanno meno impatto. Perché se tutto il mondo va avanti a bistecca, due vegetali e patatine, scoppia il mondo, e ben prima del 2050.
A proposito di bistecca, cosa ne pensa della carne sintetica? Penso che l’apporto proteico sia importantissimo per la crescita di una nazione, delle generazioni che vengono, e per mantenere anche quelle che stanno invecchiando. Penso che fermare la ricerca per trovare un sistema che abbia un impatto minore sia l’errore più grande.
Mi racconta un momento chiave della sua carriera a cui è particolarmente legato?
A vent’anni sono arrivato a Londra per andare a lavorare all’Hotel Savoy. Lo volevo da dieci anni. Sono andato a fare il colloquio e mi hanno detto di dare l’indirizzo e che mi avrebbero contattato. Passò un mese, io non avevo più una lira… ma non sarei mai tornato indietro, capito? Aspettavo, cercavo di prendere qualche spicciolo, dovevo pagare la camera dove alloggiavo. Alla fine mi chiamano e mi danno il lavoro. Quando arrivai lì e misi la giacca del Savoy… mi ricordo quel momento, mi sono guardato allo specchio e...
È stato un po’ l’inizio?
O la fine, probabilmente (ridendo, ndr). Ogni esperienza ti forma, ma le prime volte che hai veramente deciso di fare una cosa e l’hai fatta è diverso.