Economia Digitale

L’impatto dell’intelligenza artificiale sulla produttività: analisi delle ricerche disponibili

Un aumento del Pil e della produttività del lavoro nel mondo e persino nelle economie avanzate. Inclusa quella italiano, dove la produttività è stagnante da decenni.

di Alessandro Longo

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6' di lettura

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Un aumento del Pil e della produttività del lavoro nel mondo e persino nelle economie avanzate. Inclusa quella italiano, dove la produttività è stagnante da decenni.

È quanto risulta da un’analisi dell’ultimo anno di studi e ricerche pubblicate sull’impatto dell’intelligenza artificiale, in merito a economia e lavoro. I dati sono tutti abbastanza positivi, nel complesso, ma con due riserve: primo, è ricorrente la sottolineatura che la crescita indotta dall’IA può causare vincitori e vinti e quindi un aumento delle diseguaglianze (almeno) nel breve periodo; secondo, c’è incertezza sui numeri, che variano quindi da studio a studio, da esperto a esperto. E ci sono anche gli scettici, che immaginano un impatto minimo nell’immediato per l’IA. Segno che siamo ancora agli inizi del ciclo di integrazione dell’IA nel nostro tessuto economico. Teniamo conto che gli studi generalmente si riferiscono all’intelligenza artificiale nel complesso; non solo all’ultima tecnologia, quella “generativa” (tipo ChatGpt).

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Idc, Mckinsey, Goldman Sachs: impatto su economia

L’ultimo studio viene da Idc, il gigante delle previsioni di mercato: a settembre ha previsto che l’IA farà crescere l’economia globale di 4,9 mila miliardi di dollari nel 2030 e già 1,2 mila miliardi nel 2024. Se così fosse, l’IA potrebbe rappresentare il 3,5% del pil globale. Ecco cosa calcola Idc: spesa diretta, che comprende non solo i ricavi delle aziende di IA, ma anche la spesa per chip e hardware.

La spesa indiretta comprende le costruzioni necessarie per la creazione di datacenter, l’energia necessaria per far funzionare tali centri e le relative assunzioni, nonché i guadagni derivanti dall’efficienza e dai ricavi aggiunti grazie all’adozione dell’IA. La spesa indotta rappresenta l’attività economica aggiuntiva di coloro che sono impiegati nel settore dell’IA o che beneficiano dei progressi dell’IA.

In totale, Idc stima che con la spesa indiretta e indotta, ogni nuovo dollaro speso in soluzioni e servizi di IA per le aziende nel 2030 genererà 4,60 dollari nell’economia globale.

Positive anche altre ricerche di qualche mese fa. Man mano che gli strumenti che utilizzano i progressi nell’elaborazione del linguaggio naturale entrano nelle aziende e nella società, potrebbero determinare un aumento del 7% (o quasi 7mila miliardi di dollari) del pil globale secondo Goldman Sachs.

McKinsey stima che l’intelligenza artificiale genetica potrebbe aggiungere all’economia tra i 2,6 e i 4,4 mila miliardi di dollari all’anno. È un impatto del 15-40%. Nel settore della tecnologia, dei media e delle telecomunicazioni, si prevede che i nuovi casi d’uso dell’intelligenza artificiale genereranno un impatto tra i 380 e i 690 miliardi di dollari: da 60 a 100 miliardi di dollari nelle telecomunicazioni, da 80 a 130 miliardi di dollari nei media e da 240 a 460 miliardi di dollari nell’alta tecnologia. “Di fatto, sembra possibile che entro i prossimi tre anni tutto ciò che non è collegato all’IA sarà considerato obsoleto o inefficace”, scrive McKinsey.

Veniamo all’Europa: un terzo delle imprese europee ha adottato l’IA, un tasso di crescita del 32% rispetto all’anno scorso che, se mantenuto, potrebbe contribuire all’economia europea con 600 miliardi di euro di valore aggiunto lordo entro il 2030 secondo un recente rapporto Strand Partners e commissionato da Amazon Web Services. Questa cifra, se realizzata, porterebbe l’impatto economico totale stimato dell’adozione della tecnologia in Europa a 3,4 mila miliardi di euro entro il 2030.

In Italia, la sola intelligenza artificiale generativa potrà generare un incremento fino a 312 miliardi di euro del valore aggiunto annuo dell’economia italiana nei prossimi 15 anni, pari a una crescita fino al 18,2% del pil, secondo una ricerca di settembre TEHA Group (The European House Ambrosetti) in collaborazione con Microsoft Italia.

Il più scettico tra gli scettici famosi è però Jim Covello, responsabile della ricerca azionaria di Goldman Sachs. Tre mesi fa ha stupito molti con una ricerca che metteva in dubbio la possibilità che le aziende vedessero un ritorno sufficiente sulla loro spesa in AI. Secondo Covello, l’intelligenza artificiale generativa, in grado di riassumere testi e scrivere codice software, commette così tanti errori da far dubitare che possa mai risolvere in modo affidabile problemi complessi. E ci vorranno anni perché ci sarà un impatto positivo su economia e produttività.

Frena anche il noto economista del Mit Daron Acemoglu (in uno studio del 2024): secondo lui i dati disponibili, combinati con la teoria economica dell’aggregazione, supportano solo un impatto moderato sulla produttività totale dei fattori e sulla crescita del pil, dell’ordine dello 0,1% all’anno.

Produttività del lavoro

Parte dell’impatto economico è dovuto appunto a un aumento, presunto da molti, della produttività del lavoro.

Com’è noto, negli ultimi decenni i guadagni di reddito e benessere nelle economie avanzate sono stati frenati dalla debolezza della produttività. Il tasso di crescita della produttività del lavoro è sceso nelle economie Ocse da circa il 2% annuo tra gli anni ’70 e ’90, all’1% negli anni 2000. Un grosso problema a fronte dell’invecchiamento della popolazione e rende più difficile l’allocazione delle risorse per la transizione verde. L’IA è vista come la speranza principale di sbloccare la produttività.

Una serie di studi condotti nell’ultimo anno mostra come l’intelligenza artificiale generativa possa aumentare la produttività di chi svolge diversi lavori. Gli economisti di Stanford e del Mit hanno scoperto che i lavoratori dei call center sono più produttivi del 14% quando utilizzano l’assistenza conversazionale dell’IA; in particolare, si è registrato un miglioramento del 35% nelle prestazioni dei lavoratori inesperti e poco qualificati. Vari studi hanno dimostrato che gli ingegneri del software possono codificare due volte più velocemente con l’aiuto della tecnologia.

L’anno scorso Goldman Sachs ha calcolato che l’IA generativa potrebbe incrementare la crescita della produttività complessiva di 1,5 punti percentuali ogni anno nei Paesi sviluppati e aumentare il PIL globale di 7mila miliardi di dollari in 10 anni. E alcuni prevedono che gli effetti si manifesteranno presto.

Anton Korinek, economista dell’Università della Virginia, sostiene che la crescita aggiuntiva non si è ancora manifestata nei numeri della produttività perché l’IA generativa ha bisogno di tempo per diffondersi nell’economia. Ma prevede un aumento dell’1%-1,5% della produttività statunitense entro il prossimo anno.

Secondo McKinsey nei call center è possibile automatizzare fino al 50% delle attività, con un potenziale di aumento della produttività compreso tra il 30 e il 45%, migliorando al contempo l’esperienza e la soddisfazione dei clienti. Per quanto riguarda la manodopera, fino al 70% delle attività lavorative ripetitive potrebbe essere automatizzato tramite l’intelligenza artificiale per migliorare la produttività. C’è anche un potenziale per nuove efficienze nella ricerca, nella convalida e nella sintesi delle conoscenze, dove circa il 60% delle attività ha un potenziale di automazione. Gli strumenti di intelligenza artificiale potrebbero aumentare la produttività degli sviluppatori del 20-45%.

L’Imf stima che quasi il 40% dell’occupazione globale è esposto all’IA. Storicamente, l’automazione e la tecnologia dell’informazione tendono a influenzare le attività di routine, ma uno degli aspetti che distingue l’IA è la sua capacità di influenzare i lavori altamente qualificati. Di conseguenza, le economie avanzate corrono maggiori rischi legati all’IA, ma anche maggiori opportunità di sfruttarne i vantaggi, rispetto alle economie emergenti e in via di sviluppo. Nelle economie avanzate, circa il 60% dei posti di lavoro può essere influenzato dall’IA. Circa la metà dei posti di lavoro esposti può beneficiare dell’integrazione dell’IA, aumentando la produttività. Per l’altra metà, le applicazioni dell’IA potrebbero eseguire compiti chiave attualmente svolti dagli esseri umani, il che potrebbe ridurre la domanda di manodopera, con conseguente diminuzione dei salari e delle assunzioni. Nei casi più estremi, alcuni di questi posti di lavoro potrebbero scomparire. Il rischio di diseguaglianze è evidenziato da Imf e dall’Ocse.

Molto più prudente Acemoglu, secondo cui l’aumento di produttività sarà solo dello 0,6 per cento in tutto nei prossimi dieci anni.

Un bilancio

Le differenze di stime dipendono dalla valutazione su come queste tecnologie riusciranno in effetti a migliorare il modo di lavoro e su quanto saranno adottate. L’adozione dipende certo dalla stessa qualità percepita su questi strumenti ma anche dalla capacità delle aziende di innovare i processi e sviluppare le competenze giuste.

Tutti aspetti incerti e che dipendono da molti fattori: l’evoluzione dei modelli di IA e delle politiche macro economiche dei singoli Paesi e dell’Europa, ad esempio.

L’ottimismo su questi elementi in genere è presente negli studi, con alcune eccezioni importanti, però. Anche molti degli ottimisti però notano il rischio di aumento diseguaglianze – se la trasformazione non sarà ben gestita dalle politiche sociali ed economiche – e questo si può riflettere di per sé negativamente sulle previsioni economiche.

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