Che cosa cerchiamo ancora negli oggetti che collezioniamo?
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Nel 1936 il filosofo tedesco Walter Benjamin pubblicava un saggio destinato a diventare un pilastro della riflessione sull’arte: “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica”. Il cuore della sua tesi era che con l’avvento dell’era industriale la tecnologia avesse trasformato radicalmente la natura stessa dell’opera d’arte, privandola di quell’“aura” di unicità e sacralità che l’avevano resa, fino ad allora, un oggetto di culto aristocratico, per farne uno strumento di comunicazione di massa.
Eppure, l’unicità, l’autenticità, la materia e la durata - i valori intrinseci dell’antico -continuano ancora oggi, in una modernità dominata dall’accelerazione digitale, dalla serializzazione e dall’intelligenza artificiale, ad affascinare appassionati collezionisti e privati cittadini.
“Il collezionista è legato a un rapporto con gli oggetti che non ne mette in primo piano il valore funzionale, e dunque la loro utilità o fruibilità, ma li studia e li ama in quanto scena, teatro del loro proprio destino – scrive sempre Benjamin in un altro saggio negli stessi anni. Quel che più profondamente affascina il collezionista è collocare il nuovo acquisto dentro una sfera magica in cui, mentre è percorso dall’ultimo brivido, il brivido del venire acquisito, l’oggetto si immobilizza. Ogni ricordo, pensiero, consapevolezza diventa zoccolo, cornice, piedistallo, cella del nuovo tesoro. Epoca, luogo, bottega, precedente proprietario – tutto questo il vero collezionista lo vede confluire, per ogni pezzo della propria collezione, in una magica enciclopedia la cui intima essenza è il destino di quel suo oggetto.”
Sono proprio l’unicità, l’autenticità, la materia e la durata, valori apparentemente controcorrente rispetto ai ritmi del contemporaneo, a rendere la Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze (BIAF), giunta alla 34ma edizione, un appuntamento sempre più atteso da collezionisti, studiosi e semplici curiosi.
Dal 26 settembre al 4 ottobre 2026 la sede di Palazzo Corsini accoglierà circa ottanta espositori accuratamente selezionati, capaci di restituire un’istantanea dell’eccellenza assoluta del mercato artistico nazionale e internazionale. La shortlist accosta i grandi protagonisti delle principali piazze d’arte italiane – Milano, Roma, Firenze, Napoli, Bologna e l’area veneta – a prestigiosi player internazionali provenienti da Londra, Parigi, Monaco, Ginevra, Lugano e Palm Beach.
Per due giornate un comitato di altissimo livello osserverà e valuterà tutte le opere e gli oggetti proposti dai galleristi. Si tratta di una compagine di 63 figure di eccellenza, che comprende ogni possibile expertise e ruolo, dai restauratori ai grandi direttori di musei e curatori, a garanzia dell’ottimale stato di conservazione delle opere e della loro autenticità.
Il gioiello 2026: Michelangelo incompiuto
Quest’anno il progetto di conservazione riguarderà un’opera dal valore storico inestimabile di Michelangelo conservata a Casa Buonarroti, che sarà ospitata presso la Biennale dal 24 settembre al 4 ottobre 2026: “Il primo Progetto per la facciata di San Lorenzo”, un’opera che avrebbe dovuto fondere in modo totale architettura e scultura, ma che non vide mai la luce. Papa Leone X affidò a Michelangelo l’intero progetto per la facciata della basilica, ma nel 1520 annullò il contratto per ritardi e costi eccessivi, lasciando la facciata incompiuta ancora oggi – nonostante i disegni rivoluzionari dell’artista siano rimasti una pietra miliare della storia dell’architettura.
L’importante e delicato intervento conservativo, promosso e interamente sostenuto dalla Fondazione CR Firenze, sarà condotto dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze (OPD).
Le aperture straordinarie del Museo Horne
In occasione della Biennale, Fondazione CR Firenze propone inoltre due aperture straordinarie del Museo Horne, l’istituzione fondata da Herbert P. Horne, colto conoscitore e raffinato collezionista d’arte. L’itinerario guidato all’interno delle collezioni, dal titolo “L’occhio del conoscitore. Herbert Horne, un collezionista inglese a Firenze”, è stato ideato appositamente per questa occasione. Le visite gratuite, riservate ai collezionisti partecipanti alla BIAF, si terranno mercoledì 30 settembre e venerdì 2 ottobre 2026, dalle 17.30 alle 18.30.
Il rilancio del Premio Lorenzo d’Oro
In questo scenario di dialogo tra le arti si inserisce anche il rilancio del Premio Lorenzo d’Oro, quest’anno profondamente legato all’eccellenza manifatturiera. Per la realizzazione del premio sono stati coinvolti alcuni maestri argentieri fiorentini, chiamati a plasmare il manufatto d’arte che verrà assegnato a un personaggio pubblico del cinema o della cultura capace di distinguersi nella divulgazione dell’arte italiana nel mondo. Una giuria d’eccezione designerà l’argentiere vincitore del concorso. Il manufatto verrà consegnato sabato 26 settembre, durante la cerimonia ufficiale di inaugurazione della BIAF, che si terrà nel Salone dei Cinquecento a Palazzo Vecchio, alla presenza della Sindaca Sara Funaro.







