Economia Digitale

ChatGPT rallenta, Gemini e Grok accelerano. Il mercato degli LLM cresce ma Sam Altman non è più solo

I dati di Apptopia fotografano un mercato dell’intelligenza artificiale in piena espansione ma meno concentrato. OpenAI resta davanti, ma perde terreno mentre Google e xAI guadagnano utenti.

di L.Tre.

 Sam Altman .  REUTERS/Shelby Tauber

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ChatGPT perde terreno. Ora lo dicono anche i numeri. I nuovi dati pubblicati da Big Technology, basati sulle rilevazioni di Apptopia, società di analisi dei dati specializzata nel mercato delle app, raccontano un mercato dell’intelligenza artificiale generativa che cresce velocemente ma diventa sempre più affollato. Negli Stati Uniti, sul mobile, OpenAI con ChatGPT è passata in dodici mesi da una quota del 69% degli utenti giornalieri al 45%. È ancora prima. Ma non è più sola. Questo vuole dire che la leadership di OpenAI si sta accorciando. Non crolla, ma si assottiglia. Merito delle nuove versioni di Gemini (Goole) e Claude (Anthropic) che stanno ottenendo ottime prestazioni non solo nei benchmark. E dal sorprendente exploit di Grok.

Nello stesso periodo infatti Google con Gemini è salita dal 14% al 25%. xAI, con Grok, è passata dall’1,6% a oltre il 15%. Il dato chiave però è un altro: il mercato complessivo delle app di AI conversazionale è cresciuto del 152% in un anno. Non è una torta che si divide. È una torta che lievita.

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Sul web la storia è simile. ChatGPT aumenta i volumi, da 3,8 a 5,7 miliardi di visite mensili. Gemini però accelera molto di più: da 267 milioni a circa 2 miliardi. Il distacco resta, ma la velocità di chi insegue è superiore. In economia è sempre un segnale da prendere sul serio.

Qui entra in gioco la tecnologia. E soprattutto la distinzione che oggi conta davvero: intelligenza artificiale generativa contro AI agent.

La generative AI è il motore che abbiamo imparato a conoscere negli ultimi due anni. Funziona come una macchina tipografica iper-veloce. Inserisci una richiesta, ottieni un testo, un’immagine, una riga di codice. È brillante, creativa, impressionante. Ma resta reattiva. Risponde. Non agisce. È un cervello senza braccia.

Gli AI agent sono un’altra cosa. Sono sistemi che ricevono un obiettivo e si muovono per raggiungerlo. Pianificano, scelgono strumenti, eseguono azioni, verificano risultati. Usano la generative AI per parlare e ragionare, ma poi fanno il lavoro sporco: prenotano, compilano, cercano, interagiscono con altri software. Se la generative AI è un giornalista che scrive un pezzo, l’AI agent è un caporedattore che assegna il lavoro, coordina le fonti e manda l’articolo in stampa.

Questa differenza spiega perché la competizione si stia spostando. Il vantaggio di OpenAI nasce con il modello linguistico. Ma il prossimo round non si gioca solo sulla qualità delle risposte. Si gioca sull’integrazione nei sistemi, sull’accesso ai dati, sulla capacità di trasformare l’AI in un collega digitale che lavora da solo.

Google parte avvantaggiata qui. Ha l’ecosistema. I motori di ricerca, la posta, i documenti, il cloud. xAI gioca la carta dell’integrazione con la piattaforma social. OpenAI resta fortissima, ma deve difendere il campo mentre il gioco cambia.

È la dinamica classica delle piattaforme tecnologiche. Il primo vince la corsa dell’attenzione. I successivi puntano sull’infrastruttura. La generative AI ha aperto il mercato. Gli AI agent decideranno chi lo controllerà.

La partita non è finita. Ma non è più una fuga solitaria. È diventata una gara di gruppo.

Riproduzione riservata ©
  • Luca Tremolada

    Luca TremoladaGiornalista

    Luogo: Milano via Monte Rosa 91

    Lingue parlate: Inglese, Francese

    Argomenti: Tecnologia, scienza, finanza, startup, dati

    Premi: Premio Gabriele Lanfredini sull’informazione; Premio giornalistico State Street, categoria "Innovation"; DStars 2019, categoria journalism

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