Cybersicurezza

«ChatGPT, questa è una truffa?»: ora a rispondere aiuta Norton

L’assistente anti-scam Genie di Norton risponde direttamente in ChatGPT

di Marco Trabucchi

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L’intelligenza artificiale è diventato il nostro oracolo preferito, gli chiediamo di tutto: ricette, traduzioni, sintesi di contratti, consigli su come rispondere a un’email difficile. Ma c’è una domanda che, negli ultimi mesi, è diventata sempre più frequente nelle chat degli assistenti AI di tutto il mondo: «Questo messaggio è legittimo?». Un sms dalla banca che chiede di cliccare su un link. Un’email che avvisa della sospensione di un account. Un messaggio WhatsApp che sembra arrivare da un collega, o addirittura dal capo.

Il fenomeno è reale e in crescita: le persone, di fronte al dubbio, si stanno rivolgendo agli assistenti AI come un tempo avrebbero chiamato un amico esperto di informatica. È proprio su questo cambiamento nei comportamenti degli utenti che Norton - storico marchio della cybersicurezza consumer, parte del gruppo Gen Digital (quotato al Nasdaq) - ha costruito la sua novità più recente: il suo assistente anti-truffa Genie integrato direttamente all’interno di ChatGPT.

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La logica è quella dell’immediatezza: invece di convincere gli utenti ad aprire una nuova app dedicata alla sicurezza, Norton porta la protezione nell’ambiente AI più utilizzato. Dopo aver attivato l’app Norton nella directory delle applicazioni di ChatGPT gli utenti possono menzionare @Norton nella chat e incollare il messaggio sospetto, un’email, un link o persino un’immagine, ricevendo in risposta un’analisi immediata del rischio. L’integrazione è disponibile per gli utenti di ChatGPT compresi i piani Free, con una potenziale platea di milioni di persone a livello globale.

«Le persone stanno già chiedendo a ChatGPT se devono cliccare, pagare o rispondere», ha dichiarato Leena Elias, Chief Product Officer di Gen Digital. «Con Genie integrato in ChatGPT, stiamo estendendo l’analisi delle truffe e i consigli di Norton direttamente dentro a quelle conversazioni».

A differenza degli strumenti tradizionali di verifica link - che controllano se un URL è già noto come malevolo - Genie analizza il contesto complessivo del messaggio: il linguaggio utilizzato, le tattiche psicologiche impiegate (urgenza, paura, autorità), le caratteristiche del dominio di provenienza. Un approccio che rispecchia la natura stessa delle truffe moderne: sempre più sofisticate, contestualizzate, difficili da smascherare senza una lettura critica.

Il 90% delle minacce viene da truffe e phishing

Secondo il Gen Threat Report, nel 2025 oltre il 90% delle minacce rivolte agli utenti consumer deriva da truffe, phishing e malvertising. Non da virus nel senso classico del termine, ma da inganni: messaggi progettati per sembrare normali, convincenti, urgenti.

In questo scenario, la risposta tradizionale, come un antivirus sul computer, un filtro spam nella casella di posta, resta necessaria ma non più sufficiente. Gli attacchi di phishing - la truffa informatica basata sull’ingegneria sociale - arrivano ovunque: su WhatsApp, via SMS, nelle DM di Instagram, nelle email aziendali, persino nei commenti sui social e pure dai deepfake. Proteggersi significa sviluppare una capacità critica di lettura che non tutti possiedono e che il fattore stanchezza o distrazione può facilmente compromettere.

L’AI come secondo parere: un cambio di paradigma

C’è anche un elemento culturale in questa evoluzione. Quando una persona chiede a un assistente AI «è una truffa?», sta replicando un comportamento molto familiare: quello di chiedere un secondo parere. In passato lo si faceva con il collega più esperto di tecnologia, con l’amico o con il parente “smanettone”. Oggi quel ruolo, per milioni di utenti, viene svolto sempre più spesso dagli assistenti digitali.

L’AI diventa così un filtro decisionale rapido: uno strumento a cui rivolgersi prima di cliccare su un link, effettuare un pagamento o rispondere a un messaggio sospetto. Non sostituisce il giudizio umano, ma lo affianca, offrendo una valutazione immediata quando il dubbio emerge nel mezzo di una conversazione, su un telefono o davanti a una casella di posta.

In questo scenario Norton ha scelto di inserirsi nel processo decisionale, portando i propri strumenti di analisi all’interno della conversazione stessa. «Le persone possono ora valutare i propri rischi informatici in modo rapido e comodo, in qualsiasi momento», ha spiegato Silvia Signorelli, Senior Marketing Manager Italy and Balkans di Gen Digital. Il risultato è una forma di assistenza alla sicurezza che non richiede competenze tecniche né l’installazione di nuovi software: basta scrivere un prompt.

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