Dazi globali bocciati, ma non scattano i rimborsi automatici
di Antonino Guarino e Benedetto Santacroce
di Vittorio Carlini
5' di lettura
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Aumentare, pur rimanendo essenziale il mercato domestico, il giro d’affari realizzato all’estero. Poi: proseguire sul fronte dell’innovazione. Ancora: diversificare ulteriormente i prodotti. Sono tra le priorità di Cembre a sostegno del business.
L’attività, a ben vedere, lo scorso anno è stata contraddistinta dal rialzo di ricavi e redditività. Il fatturato reported è arrivato a 132,6 milioni (+8,2%). Il risultato operativo, dal canto suo, è salito del 12,2% rispetto all’anno precedente. Un andamento isolato? La risposta è negativa. La multinazionale tascabile, il cui titolo quotato allo Star ha bassi volumi e il risparmiatore fai-da-te deve quindi usare cautela, nei diversi esercizi ha migliorato il conto economico. I ricavi, dal 2009 ad oggi, sono di anno in anno aumentati. Quasi identica la dinamica dell’Ebitda: il Mol è passato da 13,4 milioni (2009) ai 33,43 milioni del 2017 ( tra il 2011 e il 2012 c’è un leggero calo da 20,22 a 20,11 milioni). L’Ebit, invece, è in costante aumento “solamente” dal 2013 : in quell’anno era a 15,838 milioni(margine del 15,1%); lo scorso esercizio è arrivato a 27,036 milioni con un rapporto sui ricavi del 20,4%.
Di là dal conto economico il risparmiatore però domanda: quali le strategie di sviluppo dell’azienda? Prima di rispondere è utile ricordare l’oggetto sociale del gruppo. Orbene: Cembre, attiva nel settore elettromeccanico, progetta, produce e vende un mix di prodotti. Quelli più rilevanti (33% del fatturato) sono i cosiddetti connettori elettrici. Cioè: dispositivi che collegano due o più componenti elettrici mediante operazioni di tipo meccanico. Poi, tra gli altri, possono ricordarsi: gli utensili per l’installazione degli stessi connettori elettrici(18,5% dei ricavi); i prodotti ferroviari (19,9%) e infine quelli utilizzati nella siglatura industriale (17,4%).
Ciò detto un focus, per l’appunto, è sull’aumentare il giro d’affari realizzato oltreconfine. Il gruppo, in effetti, ha un’articolata presenza all’estero che, da una parte, è organizzata con importatori e agenti; e, dall’altra, è garantita dalle sue filiali commerciali in Gran Bretagna (dove c’è anche un’unità produttiva), Francia, Spagna, Germania e Stati Uniti. L’incidenza dell’Italia, tuttavia, rimane rilevante (il 41,9% del fatturato nel 2017). Non un male in sé, ovviamente. E però, stante la globalizzazione dell’economia, l’obiettivo, al netto di perseguire la crescita del mercato domestico, è aumentare il peso del business oltreconfine. In particolare, nel giro di 5 anni, il target sarebbe raggiungere circa il 65% dei ricavi generati all’estero.
Già, ma in quali Paesi? Una priorità di Cembre riguarda Stati Uniti e Germania. Nel mercato tedesco, dove nel 2017 sono stati realizzati circa 8 milioni di fatturato, il gruppo è ben posizionato nel settore ferroviario. La volontà è aumentare la presenza nei distributori di materiale elettrico. Riguardo, invece, agli Usa prioritario è incrementare la notorietà del marchio. Poi il target è fare leva sugli utensili per il settore ferroviario, i meccanismi per la siglatura industriale e i prodotti per i distributori di materiale elettrico.