Economia circolare

Cellulare o frigo rotto? Arriva la svolta della Ue: ecco quando scatta il diritto alla riparazione

In vigore dal 30 luglio le nuove regole da recepire entro il 2026. Si punta a facilitare il ripristino, ma resta il nodo dell’accesso ai ricambi

di Alexis Paparo

technician in goggles with screwdriver repairing mobile phone at workplace in private workshop

5' di lettura

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La lavastoviglie che non scarica l’acqua, il guasto al termostato del frigo o alla fotocamera dello smartphone. Soprattutto se l’inconveniente capita dopo la scadenza della garanzia, il pensiero va all’acquisto di un prodotto nuovo, e non alla sua riparazione. Anche volendo, spesso ci si sente dire che riparare non è possibile perché costa troppo o i pezzi di ricambio non sono disponibili.

Con la direttiva Ue 2024/1799 entrata in vigore lo scorso 30 luglio – che sancisce il diritto alla riparazione dei beni danneggiati o difettosi – si apre un nuovo capitolo. L’obiettivo è rendere la riparazione dei prodotti più facile, veloce ed economica. I fabbricanti sono obbligati a riparare – sia in caso di difetto sia in caso di usura – i prodotti tecnicamente riparabili secondo il diritto dell’Ue anche dopo la scadenza della garanzia legale di due anni. Questo deve avvenire a un prezzo “ragionevole”, e sempre secondo tempistiche “ragionevoli”. Se il bene per cui si chiede la riparazione è ancora in garanzia legale, beneficerà di un’estensione di un anno. I produttori dovranno informare i consumatori sui prodotti che sono obbligati a riparare tramite un modulo che renda trasparenti condizioni e prezzi. Infine, entro il 31 luglio 2027 dovrà essere attiva una piattaforma europea, con canali nazionali, per consentire ai consumatori di trovare riparatori, venditori di beni ricondizionati, acquirenti di beni difettosi, repair café.

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Gli Stati membri hanno 24 mesi di tempo per recepire la direttiva. Nell’immediato per i consumatori non ci sono ricadute né diritti azionabili. La speranza dei consumatori però è che i Paesi si dimostrino rapidi e incisivi nel recepimento.
I prodotti che rientrano nella direttiva sono soprattutto elettrodomestici, smartphone e tablet, ma la lista si potrà ampliare in futuro.

I limiti delle regole europee

«Molti prodotti, come stampanti, cuffie stereo, computer portatili, ferri da stiro, tostapane e macchine per il caffè, oggi non sono inclusi fra i beni su cui ha impatto la direttiva: ci batteremo perché lo siano in futuro», spiega Ugo Vallauri, co-fondatore di Right to Repair Europe, che rappresenta oltre cento organizzazioni da 21 Paesi europei. «La direttiva non indica un limite massimo per i costi delle riparazioni e per i prezzi dei pezzi di ricambio. Si parla solo di costi “ragionevoli”». Vallauri spiega che la direttiva prova a incidere sui prezzi in altri modi, «chiedendo che gli Stati facciano una mappatura dei servizi di riparazione e introducendo un form volontario per aiutare i consumatori a confrontare i prezzi. Inoltre, per la prima volta si inizia a mettere freno all’utilizzo del software per bloccare l’uso di pezzi di ricambio di seconda mano o di terze parti».

Giovanna Capuzzo, vicepresidente di Federconsumatori, individua altri aspetti in cui la direttiva avrebbe potuto fare di più: «Sarebbe stata importante l’introduzione dell’obbligo e non della facoltà dei riparatori di fornire gratuitamente il modulo europeo di informazioni sulla riparazione; rendere il servizio eventuale di diagnostica gratuito ai fini della riparazione e stabilire l’obbligo di fornire un bene sostitutivo per la durata della riparazione. Infine rendere obbligatoria la registrazione dei riparatori alla piattaforma online».

Sgravi e accesso ai ricambi

A livello pratico, molto dipenderà anche da come la direttiva sarà recepita in Italia e da come il mercato si adatterà alle nuove regole. Spiega Davide Rossi, direttore generale dell’Aires (Associazione italiana retailers elettrodomestici specializzati): «Le imprese del retail guardano alla direttiva come a uno sviluppo ulteriore della propria attività, per diventare centri di assistenza e non solo venditori. Se si apre il mercato della riparazione ne avrà un vantaggio l’economia, l’ambiente e i posti di lavoro, disseminati in maniera uniforme sui territori». L’Aires ha seguito la direttiva fin dall’inizio ed è pronta a lavorare con il Mimit per il recepimento; secondo Rossi, insisterà su due punti: «La disponibilità delle parti di ricambio a prezzi di costo e incentivi fiscali per le imprese che si attivano per diventare riparatori, per esempio con un’Iva agevolata sul costo della riparazione e un supporto per la formazione». Vallauri di Right to Repair Europe ricorda tra l’altro che «la direttiva invita i Paesi a introdurre incentivi alla riparazione come avviene in Austria, dove il bonus è fino al 50% del costo di riparazione, e in Francia».

Anche il settore delle riparazioni spera che il Governo sia proattivo. Secondo Confartigianato sono 68mila le imprese nell’autoriparazione, 106mila nell’installazione di impianti, 3.900 nella riparazione di elettrodomestici, 12mila nella sartoria e 3mila sono i laboratori di riparazione di orologi. «Si apre la prospettiva di rilanciare l’attività dei piccoli riparatori indipendenti», spiega Marco Granelli, presidente di Confartigianato. «Da anni chiediamo che i riparatori indipendenti possano operare alle stesse condizioni di quelli autorizzati, con il diritto di accedere a tutti i ricambi e agli strumenti e alle informazioni tecniche fornite dai produttori». Granelli spiega che nel testo iniziale della proposta la Commissione Ue eliminava queste barriere. Alla fine, però, il testo approvato rimane ambiguo sull’accesso ai pezzi di ricambio. «Speriamo che in fase di recepimento questo passaggio venga chiarito – conclude – che vengano introdotti sgravi per i consumatori che scelgono di riparare e che strumenti come la piattaforma per la riparazione non si traducano in nuovi oneri amministrativi».

Il recepimento sarà innanzitutto nelle mani del Governo. Ma il tema della riparazione sta a cuore anche all’opposizione. «Nella scorsa legislatura avevamo una proposta di legge a prima firma Ilaria Fontana sul diritto alla riparazione; in questa abbiamo provato a portarlo avanti con diversi emendamenti. Ora, con il sostegno della direttiva, aumenteremo il pressing sul governo perché si attivi al suo recepimento», sottolinea Elena Sironi, senatrice M5s in commissione Ambiente.

I PUNTI CHIAVE

I TEMPI E IL PERIMETRO

Recepimento in 24 mesi
Una volta recepita la direttiva (entro 24 mesi a partire dal 30 luglio scorso), i consumatori avranno più tutele e troveranno un mercato – se vigilato e aderente alla direttiva – che offrirà servizi più trasparenti ed accessibili per la riparazione.

Questi i prodotti inclusi: lavatrici, lavasciuga, asciugabiancheria, lavastoviglie per uso domestico, apparecchi di refrigerazione, display elettronici, apparecchiature di saldatura, aspirapolvere, server e prodotti di archiviazione, telefoni e tablet, beni che incorporano batteria per mezzi di trasporto leggero.

GLI STRUMENTI

Diritti oltre la garanzia
Il diritto alla riparazione verrà offerto anche dopo il periodo di scadenza della garanzia.

Il consumatore potrà scegliere a chi affidare la riparazione, potendo poi beneficiare di un ulteriore anno di garanzia se il bene era ancora in garanzia.

Il cliente potrà accedere alle informazioni utili, nel caso di riparazione, dal produttore e – grazie al modulo europe o di informazioni – saprà quali costi e quali tempi sono previsti per l’intervento.

Il consumatore, grazie alla piattaforma online europea (attiva entro il 31 luglio 2027) potrà trovare il riparatore più vicino e più adatto.

I DIRITTI

Stop al rifiuto di aggiustare
I produttori dovranno mettere a disposizione informazioni, pezzi di ricambio e strumenti necessari agli interventi di riparazione sia per i consumatori sia per i riparatori professionali.

Il produttore non potrà più rifiutare di riparare un prodotto per motivi puramente economici.

Nelle ipotesi in cui la riparazione è impossibile, il fabbricante potrà offrire al consumatore un bene ricondizionato.

Il fabbricante non potrà più inserire nei prodotti sistemi hardware o software che impediscono la riparazione.

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