Il messaggio

Cei: «Nessuno può usare Dio per giustificare la guerra»

Il messaggio del cardinale Zuppi e di monsignor Baturi: Dio «rifiuta la guerra»

di Redazione Roma

Il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana nella Basilica papale di San Francesco ad Assisi per celebrare la messa promossa dall’ambasciata dell’Ucraina presso la Santa Sede .Assisi,11 marzo 2026 ANSA/ GIANLUIGI BASILIETTI ANSA

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Un messaggio per la Pasqua in un momento geopolitico delicato. La Conferenza episcopale italiana sottolinea che «non possiamo abituarci» a guerre e violenze e Pasqua ricorda che «il male non ha l’ultima parola».

La crisi geopolitca

Il messaggio è firmato dal presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi, e del segretario generale, monsignor Giuseppe Baturi. «Ci affliggono - si legge - le guerre che devastano popoli e famiglie, la violenza che colpisce i più deboli, le ferite che attraversano le case, le solitudini che consumano tante esistenze, la fatica di donne e uomini che si sentono smarriti, stanchi, senza un domani».

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«Ci addolorano le lacrime dei bambini, le paure dei giovani, l’abbandono degli anziani, la sofferenza di chi vede la propria vita segnata dalla povertà, dalla malattia, dall’emarginazione. Non possiamo abituarci a tutto questo. Non possiamo accettare che il male diventi normale, che la durezza vinca sulla compassione, che l’indifferenza prenda il posto della fraternità».

La Pasqua

Ma «la Pasqua ci riporta al cuore della nostra fede: il Crocifisso è risorto. Per questo, il male non ha l’ultima parola, la morte non è la fine, le ferite non sono condannate a restare per sempre aperte».

«Nessuno può usare Dio per giustificare la guerra»

«Il Signore risorto ci invita a non restare spettatori: siamo chiamati a scegliere la luce, a custodire la vita, a prenderci cura gli uni degli altri, a essere segni di pace» perché Dio «rifiuta la guerra» e «nessuno può usare» Dio «per giustificare la guerra». «Nella luce pasquale, desideriamo rivolgere un pensiero particolare a quanti soffrono e attendono un segno di vicinanza nel nostro Paese: ai malati, ai detenuti, a chi è senza lavoro, a chi vive la fatica di educare, a chi è solo, a chi non riesce più a vedere una strada davanti a sé. Il Risorto sta accanto a ciascuno come il viandante di Emmaus, riaccende il cuore, apre gli occhi, rimette in cammino», conclude il messaggio della Cei.

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