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C&C: 400 dipendenti senza stipendio da marzo, società verso il piano di concordato

Stimati debiti per 128 milioni

di Domenico Palmiotti

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Quattrocento dipendenti di C&C Spa, società partner di Apple e distributrice dei prodotti della multinazionale americana, sono senza stipendio da marzo: lanciano l’allarme le sigle sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, che hanno promosso lo stato di agitazione. La società é di Bari e i sindacati dichiarano: «Si compia ogni sforzo possibile per salvaguardare l’occupazione e la continuità reddituale delle lavoratrici e dei lavoratori». Intanto, dopo il ricorso per l’accesso agli strumenti di regolazione della crisi, il Tribunale di Bari ha concesso alla società le misure protettive che aveva chiesto e ha nominato commissari l’avvocato Giuseppe Miccolis e i commercialisti Nicola Notarnicola e Luciana Muserra. Adesso la C&C avrà 60 giorni (prorogabili) per presentare il piano di concordato.

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La C&C a fine marzo aveva accumulato debiti per 128 milioni e adesso una manifestazione di interesse vincolante da 25 milioni di euro per cedere i punti vendita nei Paesi baltici potrebbe essere la soluzione per salvare la società, che fa capo ai fratelli Michele e Luca Gigli. Partita vent’anni fa da un punto vendita a Bari, ora ha 130 negozi in Europa (49 in Italia), 113 punti di assistenza e 1.300 dipendenti per i quali nei giorni scorsi è stata prevista la cassa integrazione che partirà da luglio. Una grave crisi di liquidità, dovuta a molteplici motivazioni, ha portato ad aprile il principale fornitore Td Syntex a presentare istanza di fallimento verso la C&C per 4,7 milioni di crediti non pagati. All’istanza si sono poi associati altri due fornitori per un ammontare di circa 900mila euro ciascuno. A fronte di tutto questo, C&C si é mossa con il ricorso al Tribunale e la predisposizione del piano anti-crisi.

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«È da marzo - dicono i sindacati - che C&C Spa, società premium partner di Apple, a capo di una rete di rivendita e assistenza in Italia e in altri Paesi europei, non paga gli stipendi agli oltre 400 tra lavoratrici e lavoratori alle sue dipendenze nel nostro Paese». E, aggiungono i sindacati, «mentre l’azienda, sollecitata dalle organizzazioni sindacali, forniva informazioni lacunose sullo stato di salute economica e finanziaria della società, senza fare accenno a possibili azioni di risanamento, la crisi di liquidità e i debiti accumulati con i fornitori lasciavano i circa 50 negozi italiani quasi privi di merce, con la conseguente interruzione delle retribuzioni».

Da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs dichiarano di aver «appreso dai giornali, dopo l’incontro con l’azienda, la notizia della presentazione al Tribunale di Bari di una procedura di regolazione della crisi a seguito dell’istanza di fallimento avanzata dai fornitori, passaggio che ha bloccato la possibilità di pagare le retribuzioni arretrate, lasciando lavoratrici e lavoratori in una condizione di grave incertezza. Pretendiamo chiarezza da C&C sulle prospettive di salvataggio dell’attività - dichiarano Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs - e che si compia ogni sforzo possibile per salvaguardare l’occupazione e la continuità reddituale dei dipendenti. Veniamo a sapere dell’ipotesi di cessione di alcune delle attività all’estero controllate da C&C per reperire liquidità e ribadiamo l’urgenza dell’apertura di un tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali, per trovare soluzioni che tutelino anzitutto le lavoratrici e i lavoratori».

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