Pet mania

Catwalk, a passi di gatto: il protagonista più amato da stilisti e creativi

Un maestro indiscusso dei ritratti felini, Walter Chandoha, e la quintessenza dell’eleganza: persiani, siamesi, ragdoll, manx in mezzo a scarpe, borse, specchi e cappelliere.

di Giulia Crivelli

Le immagini dei gatti in bianco e nero di questo servizio sono tratte da “Family Cats from the Archive 1949-1962”, con foto inedite di Walter Chandoha. Per ognuna, c’è solo il luogo e l’anno in cui è stata scattata. “New York” (1951). (©2026 WALTER CHANDOHA ARCHIVE COURTESY DI E PUBBLICATO DA DAMIANI)

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Negli esseri umani è una dote, o meglio, un dono, con il quale si nasce ed è discretamente raro: parliamo dell’eleganza naturale di un corpo, che va molto oltre il portamento. È misteriosa, come la bellezza, in fondo: sono millenni che poeti, scrittori, saggisti e scienziati cercano di definire o trovare canoni di bellezza, esercizio talmente difficile da spingere molti a rifugiarsi nelle tante varianti del detto “la bellezza è negli occhi di chi guarda”.

“Long Island” (1955).

L’eleganza forse è più universalmente percepita, quando si palesa, rispetto alla bellezza: è composta da vari elementi, come proporzioni e armonie, ma anche di gesti, movimenti e a volte persino di tono o timbro di voce. Ammesso che eleganza e bellezza siano doni e non maledizioni – come altri artisti hanno sostenuto nel tempo – , questi elementi possono esserci tutti oppure no. Si pensi, per immergerci in atmosfera pop, alla canzone Video Killed the Radio Star, in cui si immagina che il fascino o l’eleganza, appunto, di una star della radio si sciolga come neve al sole tentando di bissare il successo ottenuto nell’etere come personaggio televisivo. Oppure si può immaginare una persona bella ed elegante il cui incanto sparisce allorché apre bocca. Ma torniamo all’eleganza, intesa come caratteristica della nostra parte fisica, del corpo dentro al quale camminiamo su questo pianeta, ci muoviamo in ambienti piccoli o grandi, da soli o in mezzo ad altre persone, conosciute e non. Diversa, ovviamente, dall’eventuale eleganza di pensiero, che meriterebbe trattati a parte. A volte l’eleganza dei corpi è abbinata all’eleganza del vestire. Anche se sarebbe più corretto parlare di gusto, piuttosto che di eleganza del vestire. Benché quasi tutti noi esseri umani siamo convinti di avere buon gusto (e senso dell’umorismo), possiamo dire, lasciando in sospeso il giudizio sul nostro personale, eventuale, buon gusto, con una certa fondatezza che non è così, che il cattivo gusto esiste, eccome. E c’è un’importantissima differenza tra l’eleganza di un corpo e quella, vera, auspicata o solo presunta, del vestire. La prima viene percepita dall’esterno, in modo quasi inequivocabile e sicuramente più della bellezza che, come abbiamo detto, può dipendere dall’occhio e dall’anima di chi guarda. La seconda, l’eleganza del vestire, dipende dal gusto di chi guarda. Paradossalmente, persone (donne e uomini e persino bambini) dal corpo elegantissimo, a volte non sanno valorizzarlo perché manca loro, appunto, il gusto, che in fondo, quando c’è, è una forma di sicurezza in se stessi e che ci permette, almeno in parte, di non essere in balia del giudizio, estetico e non solo, degli altri. Audrey Hepburn diceva: “L’eleganza è la sola bellezza che non sfiorisce mai” e probabilmente aveva ragione. Forse lo diceva proprio perché aveva sperimentato la bellezza e il suo sfiorire e sicuramente ebbe la fortuna – chissà se lei la considerava tale – di essere sempre stata vista come bellissima ed elegantissima al tempo stesso.

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“The Chair with the Cat” di VITRA, nata dalla collaborazione tra l’artista Saul Steinberg con Charles e Ray Eames.

Dopo questa lunga premessa, veniamo ai gatti: chi scrive è convinta che siano gli unici animali, insieme a molti altri felini, a nascere tutti, indistintamente, baciati dall’eleganza e – non sembri un’affermazione blasfema – dal buon gusto. Probabilmente è per questo che molti stilisti e designer di mobili e complementi d’arredo li hanno messi al centro di collezioni di abbigliamento e accessori, oltre che di oggetti per la casa. Anche se il discorso dovrebbe allargarsi agli artisti: in queste pagine trovate alcuni scatti tratti dal libro, da poco uscito per Damiani Books, Family Cats from the Archive 1949-1962 di Walter Chandoha, considerato il maestro indiscusso della fotografia felina, con una prefazione di Grace Coddington, esempio recentissimo di gatti che ispirano la moda. È infatti di pochi mesi fa la seconda collaborazione tra la storica giornalista di Vogue Usa e Louis Vuitton, con protagonisti assoluti i suoi gatti, circondati peraltro da topi, in apparente armonia. Coddington a parte, non si contano, negli ultimi decenni, i gatti rubati alle loro vite per finire su portachiavi, T-shirt, charm per borse o trick per cellulari. Piccoli e soprattutto grandi felini sono stati rapiti pure da tante maison di gioielli (un nome su tutti: Cartier) e, rispetto a quanto si vede per abbigliamento e accessori, per collane e bracciali è ancora più evidente che a ispirare i designer di gioielli sia stata la purezza delle forme e delle pose dei gatti e dei felini. Del resto, come si dice passerella in inglese? Catwalk! Se i gatti sapessero quale importante contributo hanno dato (e continueranno a dare) ai creativi, forse chiederebbero royalty convertibili in cucce sopraelevate o piccoli peluche ripieni di erba gatta, chissà. La verità è che la moda ha bisogno dei gatti, ma i gatti non hanno bisogno della moda.

Karl Lagerfeld, al Palazzo Italia di Berlino nel febbraio 2015 al vernissage di “Corsa Karlund Choupe¢e” per il suo calendario fotografico. Photo: Jens Kalaene/dpa-Zentralbild/dpa (Photo by Jens Kalaene/picture alliance via Getty Images)

Si pensi ai nostri amatissimi cani, che abitano un universo parallelo rispetto ai piccoli felini e non sono particolarmente disturbati quando scegliamo per loro cappottini, collari e – nei casi più estremi – altri accessori. Provate a vestire un gatto o a portarlo al guinzaglio… praticamente impossibile, tranne forse per quelle razze – non a caso selezionate nel tempo da noi esseri umani – famose per remissività e docilità. In ogni altro caso è come se il gatto ci dicesse: se proprio dovessi vestirmi, deciderei io cosa mettermi e quanto a uscire al guinzaglio, non se ne parla proprio. Non sono un cane!

“Family Catsfrom the Archive 1949-1962”(18 €, damianibooks.com)

Considerato il maestro dellafotografia felina, Walter Chandoha instaura con gli animali un rapporto empatico e, come scrive Grace Coddington nella prefazione di “Family Catsfrom the Archive 1949-1962”, «scatta foto divertenti... Attraverso il suo obiettivo si percepisce la personalità di ogni gatto». Da sinistra, “New York” (1950) e due “Long Island” (1952).

Tornando al gusto degli esseri umani, possiamo paragonare i gatti a star del cinema, donna o uomo poco importa, che non accettano i consigli dello stylist di turno. Nella nostra realtà sono, appunto, casi rarissimi, forse anche perché gli artisti, in generale, sono persone fragili e più esposte e sensibili al giudizio degli altri – specie nell’era dei social. Quindi sono anche più insicuri della media, anche nella scelta del vestire. Forse l’unico caso di star hollywoodiana che dava l’impressione di essere la stylist di se stessa era Diane Keaton. Donna dalla personalità molto forte – ce lo dicono le sue scelte di lavoro e di vita – percepita come elegante, ma di quella che viene spesso definita una bellezza particolare. Una combinazione non casuale, forse, questa tra sicurezza di sé, eleganza e, appunto, gusto personale scarsamente influenzabile, se non per esigenze di scena. Sui red carpet o quando veniva sorpresa per le strade dell’amata New York, Diane Keaton sembrava uscita di casa indossando quello che lei e solo lei aveva deciso, probabilmente con cura, di indossare. Amava e aveva sempre avuto cani, ma forse in una vita precedente era stata un gatto. Sia chiaro: il confronto tra piccoli felini e cani non è una competizione né serve a stabilire chi sia migliore. Come detto, vivono in universi paralleli, in mezzo ci siamo noi umani, che incrociamo le loro esistenze e li osserviamo.

Due disegni, “Camicetta 1”e “Camicetta 2”, di Franco Matticchio.

E torniamo quindi all’eleganza: chi ha avuto la gioia di avere per casa un piccolo gatto o un piccolo cane sa che i primi, una volta aperti gli occhi e dopo essersi scrollati di dosso, potremmo dire, le settimane passate nell’utero materno, sono già dei gatti adulti in miniatura. Proporzionati, puliti, in una parola: eleganti. Perdono forse un po’ di aplomb quando giocano, ma si tratta di un peccato veniale e il gioco ha, per sua natura, regole diverse dalla vita reale. I cani per contro impiegano più tempo a trovare le giuste proporzioni tra coda, zampe e corpo e – a volte per tutta la vita – non sembrano interessati a muoversi con eleganza o grazia, né tantomeno all’igiene personale. Se ci pensiamo, anche questa della pulizia, una sorta di ossessione dei piccoli felini, è una forma di gusto ed eleganza. Sono innumerevoli nella storia gli artisti che hanno dipinto i gatti o magari li hanno solo osservati, rinunciando a catturarne l’essenza. Tra tutti ci piace citare Karl Lagerfeld, scomparso nel 2019 e che resterà nei libri di storia della moda. Morì da direttore creativo di Chanel, ma nella sua lunga vita fu editore, fotografo, disegnatore, ideatore di campagne pubblicitarie e regista di cortometraggi. Si innamorò di Choupette, gatta birmana alla quale avrebbe solo dovuto fare da cat sitter durante una vacanza del suo proprietario, al quale non la riconsegnò più. Ne fece la sua musa e nel testamento le lasciò milioni di euro. «Ci tolga una curiosità», chiedemmo a Lagerfeld in un’intervista del 2015. «Lei ha vissuto inseguendo stile ed eleganza e cercando di trasmetterli nel mondo attraverso la moda. Come è possibile che abbia scoperto così tardi il fascino dei gatti?». «È nota la mia repulsione per i rimpianti e altrettanto noto è il mio mantra, vivere nel presente e guardare sempre al futuro, mai al passato. Però a questo punto della mia vita un rimpianto devo ammettere di averlo ed è proprio di non aver scoperto, come dice lei, i gatti, molti anni fa, bensì solo di recente».

La gatta Blu di Giulia Crivelli, autrice dell’articolo (finta siamese) sul pouf BOTTEGA VENETA by ZANOTTA e su una shopper Neverfull della seconda capsule di Grace Coddington per LOUIS VUITTON.

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