L’intervista

Cattaneo: «Lo sviluppo si innesca dal basso e coinvolgendo tutti gli attori»

Intervista al sottosegretario lombardo, con delega all’internazionalizzazione

di Giovanna Mancini

Raffaele Cattaneo (Imagoeconomica)

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«Il Piano Mattei è una grande occasione per le aziende italiane, a cominciare dai grandi campioni nazionali delle infrastrutture e dell’energia. Ma come Regione Lombardia ci siamo dati l’obiettivo di far sì che anche le piccole e medie imprese e i territori possano beneficiare al massimo di questa opportunità». Per Raffaele Cattaneo, sottosegretario alla Presidenza della regione con delega alle Relazioni internazionali ed europee, «lo sviluppo è un processo che si innesca innanzitutto dal basso e la Lombardia ha oggi un ruolo da protagonista nell’ambito della cooperazione allo sviluppo, che è l’altra faccia dell’internazionalizzazione, per così dire, fondata sull’idea che, per crescere, occorre lavorare e costruire insieme i progetti».

Quindi per contribuire alla crescita dei Paesi africani occorre coinvolgere gli attori del territorio?

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Esatto. Ma innanzitutto è necessario distinguere tra i Paesi: l’Africa conta 54 Stati sovrani, molto diversi tra loro e con un grado di sviluppo differente, che quindi ai partner europei chiedono cose diverse. Bisogna perciò distinguere tra le nazioni che il nostro governo ha identificato come Paesi di cooperazione, e le nazioni che invece, avendo raggiunto un certo livello di sviluppo e di benessere, ritengono di non aver più bisogno della cooperazione internazionale e cercano collaborazioni di altro genere, come quelle che abbiamo in essere con altri Paesi in tutto il mondo.

Concentriamoci ora sul primo gruppo di nazioni: che cosa sta facendo la Lombardia in Africa, in termini di cooperazione internazionale?

Il nostro obiettivo è mettere in moto lo stesso modello di sviluppo che ha permesso al nostro territorio di crescere nel secondo Dopoguerra e diventare una delle più dinamiche economie europee. E questo modello vede lavorare insieme le imprese, le realtà sociali, le università, i centri di formazione professionale e le istituzioni del territorio. I nostri progetti coinvolgono pertanto questi attori nei diversi Paesi, oltre agli attori lombardi in grado di portare competenze e know how per contribuire ai processi di sviluppo.

Come Regione avete stanziato delle risorse oppure il vostro è soprattutto un ruolo di coordinamento?

Abbiamo fondi a disposizione per la collaborazione, ma sono limitati. Il nostro contributo è soprattutto di coordinamento e regia tra gli attori istituzionali e sociali coinvolti. Abbiamo avviato un Tavolo Cooperazione Internazionale allo Sviluppo con diversi soggetti pubblici e privati del territorio per definire insieme le politiche regionali in materia di cooperazione internazionale. E questo Tavolo ha portato alla definizione di diversi progetti, alcuni dei quali sono in fase avanzata di attuazione (si veda articolo sopra, ndr), anche grazie alla possibilità di attingere a un fondo di 40 milioni di euro, messo a disposizione delle Regioni dal Ministero degli Affari esteri, anche grazie al pressing della Lombardia, che in questo ha avuto un ruolo di capofila. Oggi sono dieci le Regioni che hanno presentato progetti al Ministero, per un totale di 19 iniziative e c’è già l’ipotesi di replicare negli anni a venire questo stanziamento.

Da parte delle aziende lombarde c’è interesse per questi progetti?

Certamente. Del resto, la nostra manifattura è fortemente vocata all’internazionalizzazione e, oggi più che mai, deve diversificare i mercati di riferimento. Ovviamente il nostro supporto e stimolo non è mai a delocalizzare, ma a espandere le proprie attività all’estero, mantenendo saldi testa e governo delle attività produttive nel territorio lombardo. I partner africani chiedono soprattutto di mettere a disposizione il nostro know how e le nostre tecnologie, per strutturare la crescita delle loro imprese. Questo si traduce soprattutto in una domanda di macchine utensili e digitalizzazione, settori in cui le pmi lombarde sono leader nel mondo.

Ci sono altri Paesi in cui Regione Lombardia ha avviato progetti di reciprocità a beneficio anche delle aziende lombarde?

Uscendo dall’approccio della cooperazione allo sviluppo, stiamo lavorando molto con i Paesi dell’Asia centrale, in particolare l’Uzbekistan e Kazakhstan, e dell’America latina, soprattutto Brasile, Cile e Argentina. Ma anche con l’area Asean, da Singapore, al Vietnam, alla Thailandia. Lavoriamo con un approccio diverso da Paese a Paese, in base al livello di sviluppo e al tipo di richiesta che arriva.

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