Previdenza

Cassa geometri solida ma eccessivo peso nel fondo Quaestio

Tra i nodi la liquidità non impiegata e troppa Italia nel portafoglio

di Marcello Frisone

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Alla solidità della Cassa geometri ha (anche) contribuito nel marzo scorso la Corte Costituzionale. Ma da un’attenta analisi del bilancio 2025 dell’ente previdenziale dei professionisti dell’edilizia, emerge come migliorare la gestione finanziaria del patrimonio potrebbe essere particolarmente importante per far fronte al progressivo calo degli iscritti e all’aumento dei pensionati.

 I punti critici degli investimenti dell’ente, infatti, sarebbero la liquidità detenuta in portafoglio (ben il 17%), la forte esposizione verso l’Italia (66%) e la concentrazione di una parte rilevante delle attività finanziarie nel comparto Quaestio (800 milioni su 2,15 miliardi di patrimonio, 37,21%). Questo fondo, comunque, ha registrato nel 2025 un’ottima performance (8,19%), ma si riferisce soltanto agli 800 milioni investiti all’interno di questo comparto e non al rendimento totale (chiesto più volte da «Plus24» a Cassa Geometri) del patrimonio investito (appunto 2,15 miliardi). Ma andiamo per ordine.

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Dove investono le casse di previdenza

L’assist della Consulta

Tra gli eventi più significativi degli ultimi mesi figura la sentenza 29\2026 della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo il meccanismo che imponeva alla Cassa Geometri il riversamento allo Stato dei risparmi derivanti dalla spending review. Una decisione destinata a rafforzare il principio di autonomia patrimoniale e finanziaria di tutte le casse previdenziali privatizzate.

Le dinamiche dell’ente

Sul fronte previdenziale emerge una dinamica comune a gran parte delle libere professioni: iscritti scesi a poco più di 71mila unità, contro oltre 92mila registrate 10 anni prima. Parallelamente continua a crescere il numero dei pensionati, con un progressivo deterioramento del rapporto tra attivi e percettori di prestazioni.

L’asset allocation, invece, evidenzia una struttura improntata alla prudenza. La componente obbligazionaria rappresenta il 39,92% del patrimonio investito, l’azionario il 14,70%, gli investimenti alternativi (principalmente infrastrutture e private equity) l’8,27%, mentre la quota immobiliare raggiunge il 19,88 per cento. A queste componenti si aggiunge una liquidità del 17% e una quota residuale dello 0,24% riferibile a fondi e gestioni.

GLI INVESTIMENTI

Ripartizione del patrimonio nelle varie asset class. In %

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Liquidità, azioni e immobili

«La presenza di una liquidità del 17% - spiega Vincenzo Cagnetta, analista e consulente finanziario indipendente di Studio Enca -, rappresenta uno degli aspetti più rilevanti della struttura del portafoglio. In un contesto di mercati finanziari particolarmente favorevole, come quello del 2025, una quota così elevata di liquidità potrebbe non aver beneficiato pienamente dei rialzi registrati dai mercati nel corso dell’anno. Allo stesso tempo - continua il consulente indipendente -, la componente azionaria è contenuta per un investitore con orizzonte temporale di lungo periodo, mentre continuano ad assumere un peso rilevante (20%) gli immobili detenuti direttamente e i fondi immobiliari».

Il comparto Quaestio

Un ruolo centrale, come accennato, ha anche il comparto Quaestio Global Diversified II, che rappresenta uno dei principali veicoli attraverso cui la Cassa realizza gli investimenti nelle asset class liquide (come accennato 800 milioni di patrimonio con rendimento dell’8,19%). Il bilancio, poi, fornisce un elevato livello di dettaglio sulla composizione geografica, settoriale e qualitativa degli investimenti del comparto Quaestio, consentendo una lettura trasparente della struttura del portafoglio. «Il peso assunto da Quaestio Global Diversified II - rincara Cagnetta - evidenzia una significativa concentrazione delle attività finanziarie liquide all’interno di un unico veicolo di investimento».

Il peso del Belpaese

Anche la distribuzione geografica degli investimenti merita una riflessione: il 66% del patrimonio è investito in Italia. «Pur considerando il peso dell’immobiliare e degli investimenti infrastrutturali domestici - chiosa l’analista -, si tratta di una percentuale elevata per un investitore istituzionale. Una simile concentrazione geografica comporta inevitabilmente una maggiore esposizione all’andamento dell’economia italiana e limita i benefici derivanti da una più ampia diversificazione internazionale».

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  • Marcello Frisone

    Marcello FrisoneRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, inglese, francese

    Argomenti: Digitale-Sport-Risparmio-Finanza-Norme-Tributi

    Premi: 31 marzo 2017 - Menzione d'eccellenza giornalista economico al premio Loy, banking and finance award

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