Regno Unito

Caso Mandelson-Epstein, Starmer evita l’inchiesta parlamentare

La maggioranza respinge l’indagine, ma le opposizioni insistono sulle omissioni e sulle falle nei controlli sulla nomina dell’ex ambasciatore britannico negli Usa

di Angelica Migliorisi

FOTO D’ARCHIVIO: Il primo ministro britannico Keir Starmer tiene un discorso durante un ricevimento in occasione della Festa di San Giorgio a Downing Street, a Londra, il 20 aprile 2026. REUTERS/Phil Noble/Pool/Foto d’archivio REUTERS

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Keir Starmer evita l’inchiesta parlamentare, ma non chiude il caso Peter Mandelson. La Camera dei Comuni ha respinto con 335 voti contrari e 223 favorevoli la mozione conservatrice che chiedeva di deferire il primo ministro al Committee of Privileges, l’organismo incaricato di valutare se un membro del governo abbia fuorviato il Parlamento. Il Labour, forte della sua ampia maggioranza, ha fatto blocco, non senza però qualche crepa: 15 deputati laburisti hanno sfidato la linea del partito e votato a favore dell’indagine. La settimana scorsa, a Westminster, il premier aveva chiesto “scusa per una decisione sbagliata” e ammesso un “errore di giudizio”, assicurando che “se avessi saputo allora quello che so adesso non avrei mai nominato Mandelson”.

Proprio il suo giudizio politico, il processo di verifica sulla nomina dell’ex ministro nei governi di Tony Blair e Gordon Brown ad ambasciatore britannico negli Stati Uniti e la correttezza delle informazioni fornite ai Comuni sono finiti al centro delle contestazioni. Le opposizioni, guidate dalla leader conservatrice Kemi Badenoch, accusano Starmer di aver sostenuto che per quella nomina fosse stato seguito il pieno iter previsto, quando invece sarebbero emersi dubbi e criticità già nella fase di verifica. Il premier respinge l’accusa e sostiene di non essere stato informato di elementi decisivi, tra cui il fatto che Mandelson avesse fallito un passaggio della procedura di sicurezza a gennaio dello scorso anno.

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Mandelson è uno degli architetti del New Labour, già commissario europeo al Commercio e per decenni uno degli uomini più influenti della politica britannica. Proprio questo profilo aveva reso politicamente sensata la sua scelta per Washington: Starmer voleva un ambasciatore capace di muoversi con l’amministrazione Trump.

Non è passato in sordina, tuttavia, il suo rapporto con Jeffrey Epstein, il finanziere statunitense condannato nel 2008 per reati sessuali legati a una minorenne e morto suicida nel 2019 in un carcere di New York mentre attendeva un processo federale per traffico sessuale. I contatti tra i due erano noti da tempo, ma nel 2025 la pubblicazione di nuove email - nell’ambito del maxi rilascio del Dipartimento di giustizia Usa - ha mostrato una relazione più profonda di quanto risultasse al momento della nomina. Da lì la decisione di Starmer di licenziare il suo uomo a Washington.

A pesare erano state soprattutto alcune email nelle quali Mandelson, nel 2008, sembrava incoraggiare Epstein a battersi per ottenere un rilascio anticipato mentre il finanziere stava per essere condannato.

La vicenda si è aggravata a febbraio di quest’anno, quando l’architetto del New Labour è stato arrestato a Londra con l’accusa di “misconduct in public office”, cioè abuso d’ufficio: Mandelson avrebbe trasmesso informazioni governative sensibili per il mercato al finanziere mentre ricopriva la carica di ministro del governo. Poche ore dopo il suo arresto è stato rilasciato su cauzione.

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Anche le audizioni parlamentari hanno indebolito la linea di Downing Street. Morgan McSweeney, ex capo dello staff di Starmer, ha ammesso di aver sostenuto la nomina e l’ha definita un “serious error of judgment”, un grave errore di valutazione, pur negando che siano state aggirate le procedure di sicurezza. Ex funzionari del Foreign Office hanno invece raccontato di pressioni politiche per accelerare l’iter.

Il voto dei Comuni salva dunque Starmer dall’indagine formale e dal rischio immediato di una crisi istituzionale. Se il Committee of Privileges avesse stabilito che il primo ministro aveva deliberatamente fuorviato il Parlamento, la sua permanenza a Downing Street sarebbe diventata difficilmente sostenibile. Ma il voto non cancella il problema politico.

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