Cassazione

Caso Denise Pipitone: annullata la condanna a ex pm Angioni per false dichiarazioni

Resta in piedi il processo per diffamazione nei confronti dell’ispettore Vincenzo Tumbiolo

di Patrizia Maciocchi

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La Cassazione ha annullato le pronunce con cui il Tribunale di Marsala prima e la Corte d'Appello di Palermo poi avevano condannato l’ex sostituto procuratore della Repubblica di Marsala Maria Angioni che aveva indagato sulla scomparsa di Denise Pipitone, per il reato di false dichiarazioni al pubblico ministero. Un’accusa che era scattata dopo le sommarie informazioni, rese nel 2021 all’allora Procuratore della Repubblica di Marsala Roberto Piscitello, nell’ambito dello stesso procedimento. I giudici della sesta sezione hanno letto in aula il dispositivo con il quale viene passato un colpo di spugna sulle decisioni dei giudici di merito, per sapere con quali motivazioni sarà necessario attendere il deposito della sentenza.

Il secondo processo pendente per diffamazione

Per l’ex Pm resta in piedi un secondo processo per diffamazione nei confronti dell’ispettore di polizia Vincenzo Tumbiolo, che le era costato una condanna in primo grado a quattro mesi di reclusione. Una decisione poi annullata dalla Cassazione che ha disposto la trasmissione degli atti al tribunale di Monza per competenza territoriale.

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Alla base delle vicende giudiziarie dell’ex pm - che si era occupata alla procura di Marsala delle indagini nelle fasi cruciali della scomparsa di Denise Pipitone, dall’ottobre 2004 al luglio 2005 - c’è, infatti, un intervento in diretta a “Mattino Cinque”, la cui sede è a Cologno Monzese, nel quale Angioni aveva ipotizzato inadempienze da parte di Tumbiolo e altri suoi colleghi, accusati di aver commesso errori e omissioni nel corso delle indagini. Come esempio era stata citata una perquisizione nell’abitazione di Anna Corona che sarebbe stata effettuata in un appartamento sbagliato, seppur della stessa palazzina dove abitava la donna, madre di Jessica Pulizzi, sorellastra di Denise, poi processata e assolta con sentenza definitiva dall’accusa di concorso in sequestro di minore. Tumbiolo, però, non aveva partecipato a quella perquisizione poiché, al momento dell’operazione, era sospeso dal servizio. Ora la Cassazione ha annullato la condanna a un anno inflitta dai giudici di merito a Maria Angioni, condannata oggi a un anno di carcere per false informazioni al pubblico ministero per aver infangato con dolo l’operato della polizia, accusata dall’imputata di depistaggio.

Le dichiarazioni false

Tre le dichiarazioni fatte da Angioni e finite nel mirino degli inquirenti giudicate false. La prima relativa alla disattivazione di una telecamera che, a dire dell’imputata, avrebbe potuto portare elementi utili alle indagini sulla scomparsa della bambina e che sarebbe stata decisa dalla polizia a sua insaputa. In realtà, la telecamera era stata attivata, per la prima volta, su espressa richiesta della polizia e sarebbe stata disattivata su decisione della Procura, ufficio dell’Angioni, nel 2005.

La seconda riguarda l’accusa di fughe di notizie lanciata dall’ex pm che ha raccontato che avrebbe deciso di sottrarre l’ascolto delle intercettazioni agli agenti del commissariato di Mazara perché non si fidava di loro avendo scoperto che alcuni indagati erano informati degli sviluppi dell’inchiesta. Dalle indagini era emerso invece che proprio Angioni restituì alla polizia l’incarico di ascoltare le intercettazioni, condotta poco coerente, secondo l’accusa, con la scoperta di fughe di notizie.

Infine, le dichiarazioni sull’ex dirigente del commissariato di Marsala, Antonio Sfameni, che, a dire dell’imputata, sarebbe stato indagato per «anomalie» nell’inchiesta su Denise: circostanza, anche questa, smentita.

Soddisfatti per l'annullamento delle condanne i difensori dell'ex Pm, Stefano Giordano del Foro di Milano e Giovan Battista Lauricella del Foro di Termini Imerese.

«La Suprema Corte – con ammirevole onestà intellettuale e indipendenza di giudizio – ha accolto le censure da noi sollevate. Il processo costruito dalla Procura della Repubblica di Marsala, segnato da rilevanti criticità procedurali, nei confronti di colei che aveva osato mettere in dubbio la correttezza dell'operato della locale Polizia Giudiziaria, è stato integralmente rimesso in discussione dalla Corte di Cassazione».

I difensori sottolineano come, nel ricorso, ci fossero state più violazioni di carattere processuale, tra queste i profili che riguardano le garanzie difensive nella fase delle dichiarazioni rese, la legittimità degli atti introduttivi del giudizio e i criteri di valutazione della prova adottati dai giudici di merito. “Questioni - sottolineano - pur nella necessaria prudenza imposta dall'attesa delle motivazioni – risultano evidentemente ritenute meritevoli di accoglimento dalla Suprema Corte. Attendiamo ora con grande interesse il deposito delle motivazioni – concludono gli avvocati Giordano e Lauricella – che chiariranno in modo puntuale le ragioni giuridiche dell'annullamento della sentenza impugnata e faranno piena luce sugli errori che hanno inciso sull'intero iter processuale».

 Ora per l’ex Pm però la partita giudiziaria si sposta a Monza nel processo per diffamazione, con una prima udienza fissata per il 16 giugno 2026.

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