L’arbitrato doveva pronunciarsi, in pratica, sulla congruità delle “sanzioni” proposte dagli Stati Uniti per la mancata attuazione, da parte della Ue, della decisione del 2011.
Nel sistema Omc le contromisure commerciali possono essere autorizzate solo dopo che uno Stato abbia mancato di adottare le misure necessarie per adempiere a una decisione definitiva dell’Organo di soluzione delle controversie. Una volta che l’Omc approverà, entro pochi giorni, la decisione arbitrale, gli Stati Uniti potranno procedere all’attuazione delle misure, fatto salvo qualsiasi accordo successivo fra le parti.
Che lezione trarne?
Si tratta di dazi che, se applicati, dimostrano la forza delle procedure dell’Omc e, in particolare, proprio di quell’organo di soluzione delle controversie, fortemente osteggiato dalla Presidenza statunitense. I lunghi tempi per arrivare alla soluzione delle controversie riflettono, probabilmente, uno dei principali problemi del sistema; in questo caso, tuttavia, il ritardo può, in parte, giustificarsi dalla pendenza di una simile decisione su una controversia aperta dalla Ue nei confronti di sussidi erogati dagli Stati Uniti a favore di Boeing, e nel tentativo di favorire una soluzione negoziata.
In ogni caso, la storia della cooperazione economica internazionale del dopoguerra è caratterizzata da pazienti e lunghi negoziati miranti alla costruzione di istituzioni sì imperfette, forse lente, dotate di procedure complicate e farraginose, ma che hanno posto al centro dell’attenzione il rispetto di norme condivise e accettate da quasi tutta la comunità internazionale. L’alternativa, è la legge del più forte.
(*Professore associato di diritto internazionale all’Università Bocconi)