«In città come Milano – commenta Antonio Fuoco, head of living capital markets di Jones Lang Lasalle Italia - si assiste ad una richiesta anche da parte dei business traveller e lo studentato potrebbe superare il gap dei residence obsoleti, sempre a patto che il progetto ne preveda l’accoglienza».
«La nascita di un prodotto ibrido e l’evoluzione verso il cosiddetto micro-living– sottolinea Marco Leone, senior advisor di Nomisma – può contribuire a diminuire il rischio e incrementare il rendimento a favore dell’investitore. Rappresenta inoltre una leva importante per la rigenerazione urbana e la riconversione di immobili esistenti».
In Italia circa la metà delle residenze per studenti ha una ricettività compresa tra 30 e 100 posti letto, mentre il 18% dispone di 100-200 alloggi. «Soltanto l’11% - rileva Nomisma – ha una disponibilità superiore ai 200 posti letto».
Per Jones Lang Lasalle la fascia media è in sviluppo, «ma non ci sono ancora modelli comparabili con quelli europei, dove gli operatori che sviluppano immobili hanno già il proprio gestore e applicano contratti di management simili al mondo alberghiero e non il classico lease – precisa Fuoco - . Da noi, inoltre, le pipeline sono ancora dimensionalmente contenute e risolvono un gap locale ma non quello complessivo nazionale». E fa l’esempio di Milano, «dove il Politecnico avrebbe bisogno di 7mila posti letto e con i piani di sviluppo si arriverà, da qui a tre anni, a 3mila».
Le principali città oggetto di investimenti sono Milano, Bologna, Firenze, Torino, Padova, Venezia, «ma Roma è la grande assente, nonostante il numero di iscritti, mentre il resto del Centro e del Sud Italia è oggetto di interesse esclusivo di investitori italiani per il rischio liquidità» prosegue Fuoco.
Sul fronte dei rendimenti, Francesca Zirnstein, direttore generale di Scenari Immobiliari, sottolinea che «quello in student housing non è un investimento facile o privo di rischi. La concorrenza dell’offerta di appartamenti provenienti dai privati ci sarà sempre. Da considerare che la domanda varia i propri interessi, i numeri di riferimento in termini di volumi di studenti non sono assicurati nel lungo e nel brevissimo periodo, inoltre i costi sono elevati e il prodotto edilizio viene usato e sfruttato. È quindi necessario – spiega – un grande approfondimento pre e post realizzazione per limitare il rischio e puntare su una buona capacità gestionale». Il rendimento potenziale, per gli investitori immobiliari, risulta comunque interessante e quantificabile in un range che varia dal 5 al 6,5%.