Case, in Spagna vendite record e rendimenti oltre l’inflazione
Il mercato immobiliare sale sui massimi da 20 anni spinto dallo squilibrio tra domanda e offerta, dal boom di acquirenti internazionali, nuovi poli universitari e il miglioramento del credito
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I punti chiave
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Oltre a sovraperformare l’area euro in termini di crescita economica, la Spagna mostra una vivacità imbattibile (o quasi) anche sul mercato immobiliare. Il residenziale la fa da padrone, con compravendite e prezzi su livelli che non si vedevano da quasi vent’anni. Nel solo primo semestre dello scorso anno le transazioni sono cresciute del 7,6%, un valore superiore del 33% rispetto alla media decennale, mentre nell’intero 2025 sono salite (+5%) a 750mila, il valore più alto dal 2007.
Anche sul fronte dei prezzi, rispetto alle principali nazioni europee considerate i più importanti bacini di acquirenti o diretti competitor - dalla Germania alla Francia, Olanda, Inghilterra, Svezia, Danimarca fino a Italia e Belgio - la Spagna continua a distinguersi per un profilo di prezzi estremamente attrattivo per gli investitori. Secondo l’ultimo rapporto sul mercato immobiliare spagnolo di Dils Lucas Fox, negli ultimi cinque anni i valori immobiliari spagnoli sono cresciuti del 34%, superando nove dei 12 Paesi presi in esame. Dal 2016 a oggi, i valori immobiliari sono aumentati del 47% a fronte di un incremento dell’inflazione del 26%, garantendo solidi rendimenti reali per gli investitori. Se si guarda invece ai soli ultimi tre mesi dello scorso anno i valori delle abitazioni nella penisola iberica hanno segnato l’aumento più marcato (+12,9%) da quasi vent’anni.
Le motivazioni della crescita
A spingere il mercato è in primis la mancanza di offerta. Le aperture di nuovi cantieri sono aumentate del 15% raggiungendo le 115.439 unità. Ma secondo il consenso di settore sarebbe necessaria una cifra superiore al doppio per soddisfare la domanda. «Le nuove costruzioni sono ancora ben lontane dal soddisfare la domanda, mentre la popolazione spagnola continua a crescere - spiega Paloma Pérez Bravo, ceo residential Dils Lucas Fox - questo squilibrio tra domanda elevata e offerta limitata, insieme al miglioramento delle condizioni di finanziamento, sono il motore fondamentale dell’attuale boom e rafforza la posizione della Spagna come uno dei mercati residenziali più attrattivi in Europa, sia per chi acquista per stile di vita sia per gli investitori di lungo periodo».
A ciò si aggiungono normative certe e costi di costruzione più bassi che altrove. La penisola ispanica gode così di un mix di fattori che la rendono terreno fertile per importanti investimenti. «La svolta è arrivata anche con la pandemia che ha sdoganato lo smart working rendendolo parte della quotidianità - spiega Sara Damasceni fondatrice di Dama Re, boutique immobiliare che opera in Italia e in Spagna - il nomadismo digitale ha reso la Spagna un Paese estremamente attrattivo». La Digital Nomad Visa ha infatti attirato acquirenti più giovani e tech-oriented (informatici, manager), che non cercano solo una casa vacanze (il visto è di 12 mesi rinnovabile per cinque anni) ma una residenza principale, alimentando il mercato degli affitti a medio termine (flex living) e le compravendite nelle città costiere.
«La spinta al mercato immobiliare arriva anche dai servizi scolastici e universitari», aggiunge Damasceni. Se infatti negli ultimi tempi - complici le questioni politiche - le università americane hanno perso appeal, Madrid è diventata il punto di riferimento per le università private internazionali, con eccellenze come IE Tower , uno dei pochi campus verticali al mondo. Così anche Barcellona, vanno avanti i lavori per la Ciutadella del Coneixement, un progetto di milioni di euro del comune di Barcellona insieme all’Università, ai ministeri della Scienza e dell’Università e altre istituzioni volto a realizzare un polo per la ricerca e l’innovazione in Europa. A Malaga invece il Campus de Teatinos negli ultimi anni ha vissuto un significativo ampliamento, diventando un moderno complesso tecnologico e accademico. A completare il quadro è anche l’arrivo dei grandi colossi - come Google che ha aperto il suo Safety Engineering Center europeo nel 2023, o di Servinform nel 2024 - che stanno portando posti di lavoro qualificati e cambiando il tessuto sociale.
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