Case sfitte, sono 8 milioni. Proprietari frenati da morosità e tempi incerti di rientro
Secondo Rentvolution di SoloAffitti, a fronte di 4,3 milioni di abitazioni locate, ne restano vuote il doppio. Servono formule più adatte alle nuove esigenze abitative, incentivi per rimetterle sul mercato e, soprattutto, certezze per il ritorno in possesso se l’inquilino non paga
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In Italia, l’emergenza abitativa non è data da una carenza di immobili, ma dal fatto che troppi restano chiusi, con le persiane abbassate. Insomma, sfitti. Secondo l’analisi Rentvolution, che SoloAffitti presenta giovedì 16 aprile a Roma, nella Sala Koch di Palazzo Madama, tra un campione rappresentativo di proprietari immobiliari, le maggiori preoccupazioni restano, per l’87% il mancato pagamento del canone e per il 62% il timore di una procedura di sfratto lunga e stressante. Due elementi strettamente legati: da un lato l’inadempimento, dall’altro la difficoltà a rientrare in possesso dell’immobile in tempi certi. Dunque, tra chi ha scelto l’affitto breve, il 25% lo ha fatto perchè riduce il rischio di morosità e il 33% per la velocità di tornare in possesso dell’immobile, in caso di necessità.
L’analisi evidenzia un mercato in cui, a fronte di circa 4,3 milioni di abitazioni locate, gli immobili effettivamente sfitti sono circa 8 milioni, mentre gli affitti brevi si fermano tra le 500mila e le 600mila unità, secondo le elaborazioni di SoloAffitti.
Il dato restituisce un paradosso evidente: il patrimonio abitativo esiste, ma una parte consistente resta fuori dal mercato, con un rapporto di circa 1 abitazione locata su 3.
Anche quando i dati ufficiali parlano di circa 40 mila provvedimenti annui di sfratrto (40.158 nel 2024), il fenomeno reale è più ampio. Molte situazioni si chiudono prima della sentenza, ma producono comunque perdite economiche, fatto di ritardi nei pagamenti, accordi parziali e rilascio degli immobili senza saldo del dovuto.
Nel tempo si è consolidata una vera e propria “memoria lunga dello sfratto”: oltre 1,1 milioni di provvedimenti dal 2004 e una stima che arriva a circa 2 milioni dal 1978. Un fenomeno diffuso che ha contribuito a radicare una percezione di rischio elevata e duratura, incidendo direttamente sulle scelte dei proprietari. È in questo contesto che una parte crescente dello stock immobiliare resta fuori dal mercato: non per mancanza di domanda, ma per un equilibrio che, oggi, non garantisce sufficiente sicurezza a chi affitta.
Incidere sulla fiducia dei proprietari
Partendo da questo si inseriscono le proposte avanzate da SoloAffitti nell’ambito del disegno di legge sugli affitti promosso dal senatore Massimo Garavaglia, con l’obiettivo di intervenire sulle principali criticità del mercato.
Secondo SoloAffitti, il ddl rappresenta un passo nella direzione giusta perché introduce elementi di maggiore flessibilità, ma la sua efficacia dipenderà dalla capacità di incidere sul nodo centrale: la fiducia dei proprietari.
Da un lato, la revisione delle durate contrattuali – con formule più brevi e flessibili – può contribuire ad avvicinare la normativa alla realtà delle locazioni, oggi caratterizzate da una permanenza media di poco superiore ai due anni. Dall’altro, il rafforzamento dei riferimenti ai valori di mercato può migliorare la trasparenza dei canoni, ma non è sufficiente da solo a riequilibrare il sistema.
Il punto decisivo resta quello delle tutele. Senza strumenti più efficaci di garanzia della rendita e senza una riduzione dei tempi e delle incertezze legate alle procedure di sfratto, difficilmente sarà possibile riportare sul mercato una quota significativa degli immobili oggi inutilizzati.
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