Residenziale

Case, i prezzi al metro crescono di più in periferia e «fuori porta»

Negli ultimi 5-10 anni gli incrementi maggiori di valore hanno riguardato le destinazioni secondarie delle città più dinamiche per università e lavoro. Servizi, scuole e trasporti fanno la differenza

di Laura Cavestri

(Adobe Stock)

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se nelle città italiane, non solo a Milano, i prezzi al mq degli immobili residenziali sono “respingenti” - quasi sempre “guardare ma non toccare” quando la fascia di reddito non è al top - in questi anni gli incrementi maggiori (non in valore assoluto ma come balzi in avanti) non si sono verificati in centro, ma nelle periferie. Sia nelle zone di prima fascia, di solito il “fuori porta” o appena oltre i viali di circonvallazione che lambiscono il centro (per questo definita anche semi-centro) sia, in qualche caso, in quelle di seconda fascia, un po’ più lontana dal nucleo storico della città. E questo spiega anche l’acuirsi del disagio abitativo anche in zone che sino a dieci anni fa erano in grado di assorbire il ceto medio, i giovani lavoratori, le famiglie e gli studenti.

Lo rilevano i dati di Scenari Immobiliari, che ha fotografato i 20 quartieri, in tutta Italia, in cui i prezzi al mq sono aumentati di più negli ultimi cinque anni. Imperversa Milano. Seguono Roma e, a distanza, Firenze, Torino, Napoli.

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Solo nell’ultimo anno, balzo notevole di Bologna (con zone che vanno da Saragozza a via del Mille, ma anche più decentrate come Corelli-Marcello e Scandellara-Spiraglio). Mentre una ricerca estiva di Wikicasa, ha rilevato come il contesto manifatturiero abbia favorito l’attrattività (e gli aumenti dei prezzi al mq) negli anni anche in città medio-piccole, come Treviso, Bolzano. E a Modena, città a crescita zero sotto il profilo della popolazione ma con un mercato immobiliare dinamico, dove il contesto accademico è legato a 360° all’industria dell’automotive.

«In un Paese che risente (e sempre più risentirà) del calo demografico - ha spiegato Mario Breglia, presidente e fondatore di Scenari Immobiliari - vincono le città che attraggono per il dinamismo economico, la vivacità accademica e dunque attirano flussi in entrata. Negli ultimi 5 anni, nei quartieri-campione, l’aumento medio nominale è stato di circa il 40%, il valore reale (l’erosione dell’inflazione) si è attestato attorno al 20%, mentre i valori medi italiani su tutto il patrimonio residenziale sono, rispettivamente, +10 e -7 per cento. Significa che il patrimonio nazionale, si sta, in media, deprezzando».

Tuttavia, aggiunge ancora Breglia «sul lungo periodo, se guardiamo i primi 20 quartieri su 20 anni, è interessante notare che il maggior aumento dei prezzi al mq rimane nei centri storici o nelle aree più centrali, dove si concentrano l’identità e la storia».

«Questi dati - ha aggiunto Luca Dondi, ceo di Patrigest - fotografano l’upgrade delle destinazioni secondarie nei grandi centri, che risentono, da un lato, dell’effetto traino verso l’alto del mercato residenziale prime, e dall’altro, dei progetti di riqualificazione urbana e infrastrutturale (nuove stazioni della metro, l’arrivo di nuovi servizi). Del resto, il divario centro-periferia si accorcia quando il ciclo è maturo e torna ad ampliarsi nelle fasi di discesa del mercato. Complessivamente, però, quando la domanda è fragile, le aree non centrali sono più soggette alla congiuntura».

In prospettiva, il mercato dovrà fare i conti con la mancanza di nuovo. Di fatto, a Milano, il mercato residenziale medio è ancora paralizzato. Così come le riconversioni (ad eccezione degli studentati che con il Pnrr hanno ricevuto una grande spinta).

«Si dice sempre che in Italia ci sono 9 milioni di case sfitte - ha aggiunto Paolo Giabardo, direttore generale di Immobiliare.it -. Il problema è che ce ne sono troppe dove non interessa e mancano dove servirebbero. In più, la mancanza di prodotto nuovo è un benchmark. Se non c’è, manca una bussola per tutto il mercato e i proprietari che mettono in vendita il costruito, mancando un riferimento in alto, tendono a darsi un asking price eccessivo rispetto al valore del bene. Con il rischio di rallentare le compravendite».

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