Immobiliare

Case più piccole, progetti più intelligenti: come cambia il design dell’abitare

La riduzione delle superfici abitative e l’aumento dei valori immobiliari stanno ridefinendo il mondo dell’interior design. Flessibilità, multifunzionalità e benessere sensoriale diventano le nuove priorità

di Laura Dominici

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Il design funzionale è ormai una condizione strutturale di progetto. La vera opportunità sta nella capacità di trasformare i vincoli in criteri progettuali, ripensando la casa come un sistema che accompagna nel tempo l’evoluzione dei bisogni e dei modi di vivere. Proprio in questo passaggio, più che nella ricerca di forme nuove, il progetto può tornare a restituire senso e valore allo spazio domestico. Un’analisi di Scenari Immobiliari mette in luce come le superfici delle case si riducano, al contrario dei prezzi, e questo fattore cambia il progetto dell’abitare. «Negli ultimi cinque anni la superficie media delle abitazioni di nuova costruzione in Italia si è ridotta di quasi il 6 per cento - osserva Francesca Zirnstein, direttore generale di Scenari Immobiliari - passando da circa 88,2 metri quadrati a 83,2 metri quadrati, mentre i valori al metro quadro sono aumentati mediamente del 10,8%, con punte superiori al 17,8% nelle grandi città metropolitane. Un divario che non è soltanto economico ma culturale: meno spazio da abitare, più spazio da progettare. È in questa tensione che si ridisegna oggi il concetto di casa e prende forma una nuova stagione del design funzionale».

Le trasformazioni in atto

Dalla coesistenza di valori immobiliari in crescita e spazi abitativi più piccoli prendono forma gran parte delle trasformazioni in atto nella progettazione dell’abitare contemporaneo. Quando i metri quadrati diventano costosi e quindi scarseggiano, la qualità dello spazio non può misurarsi in superficie ma nel modo in cui questa viene organizzata. Così negli appartamenti di nuova generazione ogni ambiente assume più funzioni, spesso senza dichiararlo. I corridoi non sono semplici spazi di passaggio, ma vengono trasformati in luoghi attrezzati, con armadiature a tutta altezza che integrano contenimento e servizi. Nelle aree dal clima più mite, parte di queste funzioni può essere portata all’esterno: balconi utilizzati come spazi tecnici, con armadi dedicati a impianti, lavanderia o stoccaggio, liberando superficie interna. Soluzioni nate da esigenze pratiche, prima ancora che estetiche. «L’attenzione di chi acquista oggi una casa – sostiene Zirnstein - si concentra sulla vivibilità reale, sulla possibilità di lavorare da casa senza sacrificare altre funzioni e sulla gestione quotidiana dell’abitazione». L’offerta, a sua volta, si confronta con vincoli economici sempre più stringenti.

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Modularità per il controllo dei costi

Le operazioni nascono all’interno di contesti industriali ed economici che impongono modularità, ripetibilità e controllo dei costi. «Il layout diventa la variabile decisiva nella formazione del prezzo finale, più delle finiture – spiega l’analisi di Scenari Immobiliari -. Ne deriva la difficoltà di introdurre elementi ormai richiesti dal mercato, come porte a raso, pavimentazioni di grande formato o configurazioni meno standardizzate, che restano spesso escluse dai capitolati, non per mancanza di domanda, ma per l’impatto sui processi e sui costi di produzione». Molte scelte vengono così rinviate alla fase post-acquisto. Le abitazioni vengono consegnate con dotazioni di base, mentre la personalizzazione avviene tramite upgrade che appesantiscono ulteriormente l’investimento. È in questo passaggio che emerge chiaramente l’importanza del design funzionale, che offre servizi complessi in spazi minori.

Uno sguardo agli interni

Guardando agli interni, la necessità di flessibilità si traduce in soluzioni parziali: pareti scorrevoli, spazi ibridi, zone giorno in grado di accogliere funzioni diverse nell’arco della giornata. In altri contesti, come Stati Uniti o Australia, si osservano approcci più radicali, dalle partizioni mobili su ruote alle cucine spostabili, moduli che consentono di ridefinire completamente e con facilità la disposizione interna. Idee che mostrano una possibile evoluzione del design funzionale, ma che attualmente nel contesto italiano si confrontano con vincoli normativi e catastali difficilmente superabili. A incidere sulla efficacia di queste soluzioni interviene anche un fattore culturale. Spesso, la domanda modifica configurazioni pensate per essere flessibili e adattabili, preferendo assetti più tradizionali e simbolicamente rassicuranti.

La trasformazione degli edifici

Prendendo ad esempio Milano, Gianpiero Alfarano, architetto, designer e professore associato in design al Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Firenze, spiega che «nella città di oggi, a seguito della deindustrializzazione, non c’è più un edificio che sia usato secondo la sua destinazione iniziale. Studi di creativi nelle chiese piuttosto che musei nelle fabbriche. Oppure palestre negli appartamenti e ancora ristoranti nelle banche. Tutto in un continuo spostamento di programma di gestione d’uso dove, per eccesso, l’identità della città e delle strade è fatta dalla espressività diretta delle vetrine, dagli allestimenti degli spazi interstiziali, dall’esibizione ambientativa dei prodotti e da come essi influiscono sulle persone». Secondo Alfarano «i nuovi trend dell’interior design lavorano sempre più su specificità sensoriali e di dettaglio: sul microclima, sulle cromie, sui suoni, sugli odori, su valori esperienziali e soprattutto immateriali. Qualità e prestazioni soft che si identificano in applicazioni di dimensioni immersive: corrispondenze cross-modali espressive di un design multisensoriale efficace».

Le nuove generazioni di designer

Le nuove generazioni di designer hanno, nel corso degli ultimi anni, rivisitato e trasformato dall’interno le città con un’impennata rigenerante grazie alla sensibilità ecologica capillare. «Tra le trasformazioni più rilevanti – prosegue Alfarano -, a cui si può assistere oggi senza forse neanche accorgersene, è emergente quella che deriva direttamente dalla transizione ecologica in corso. La principale è riferibile alla riconquista della natura. Per tutta un serie di sollecitazioni contingenti, il portare la natura in casa è una scelta più che sensibile alle adattabilità dei cambiamenti esterni». In casa si sente l’esigenza di ripristinare la natura come vicinanza. Ecco allora che il verde vegetale entra in casa sotto varie forme con vere e proprie pareti a verde e lì dove non si riesce ad avere le piante al vero, colori e superfici naturali insieme a finiture emulative di habitat selvatici e naturalistici sono protagonisti del confort abitativo.

Il ritorno del colore e il ruolo dell’illuminazione

Altro aspetto di tendenza è l’uso dei colori «che hanno ripreso vita in casa. Dopo anni di castigo con l’imperante bianco modernista o all’opposto gli esuberanti cromatismi vistosi degli anni pop, i colori dell’interior danno oggi, con spirito di protagonismo, un’ordinaria presenza dialogante con le istanze abitative più esigenti ma pacate e ammiccanti alla quiete che protegge e fortifica l’autostima degli abitanti», sottolinea l’architetto. In tutto questo giocano un ruolo principale le finiture delle superfici e l’illuminazione. In una simbiosi scambievole, i due elementi oggi sono, per Alfarano, i protagonisti indiscussi dell’interior design. Attraverso un’illuminazione predisposta e appropriata, le superfici degli ambienti e anche degli arredi cambiano e trasformano l’atmosfera dello spazio non solo a seconda delle esigenze e in funzione delle caratteristiche atmosferiche che entrano dall’esterno, ma anche in contrappunto ai cambiamenti di umore degli abitanti.

A queste tendenze, vere e proprie innovazioni tecnologiche stanno seguendo le nuove istanze verso la transizione ecologica. «L’illuminazione degli interni – dichiara l’architetto - ha già preso un posto coerente e responsabile nell’innovazione del risparmio energetico. All’innovazione tecnologica per avere luce artificiale, ottenuta con il passaggio dall’illuminazione al tungsteno all’impiego della tecnologia a led, ne stanno seguendo altre ancora tutte da sperimentare a cui il design è sollecitato a dare sostanza».

La fotoluminescenza

Tra le sperimentazioni, merita una segnalazione l’impiego della fotoluminescenza, che consente, attraverso l’impiego di pigmenti di nuova generazione, un risparmio energetico a condizione che all’illuminazione si chieda una luce di presenza e non una luce abbagliante. La fotoluminescenza, ottenuta da minerali naturali atossici riciclabili all’infinito, assorbendo luce diurna la restituisce al buio senza consumo di energia, grazie alla proprietà dei minerali contenuti nei pigmenti. «Questo fenomeno naturale contribuisce non solo al risparmio di energia – conclude Alfarano - ma educa ad avere un nuovo rapporto con la quantità di illuminazione necessaria per una adattabile visione al buio. Non sempre serve illuminare a giorno un ambiente mentre si sta in relax, come non sempre serve illuminare con luce a consumo un viale o un giardino per vincere l’oscurità».

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