Case nelle grotte e stanze in vetta ai monti, così cambia il turismo
Veneto frontiera della vacanza esperienziale e a misura di Instagram: l’ultima concessione riguarda l’ok di Palazzo Ferro Fini a microstrutture in materiale ecocompatibile sopra i 1.600 metri
di Valeria Zanetti
4' di lettura
4' di lettura
Non basta più la camera con vista e neppure l’intero appartamento acquistato su portale per garantire, anche in vacanza, spazi adeguati a tutta la famiglia o al gruppo di amici in viaggio.
La nuova frontiera è la sistemazione in soluzioni ricettive da turismo emozionale, modalità immersiva di scoprire i territori, puntando sulle esperienze che lasciano nei visitatori un ricordo indelebile, da veicolare magari su Instagram, Facebook e altri social, dove è la fotografia mozzafiato a raccontare l’approccio esclusivo con un tramonto, uno scorcio, un panorama di cui solo pochi fortunati possono godere. I gusti di chi viaggia sono cambiati e la proposta turistica fin dal prepandemia si è evoluta. La legge veneta 11/2013 elencava già tra le proprie principali finalità, «lo sviluppo della qualità e dell’innovazione del prodotto turistico, garantendo la fruizione del patrimonio territoriale ed ambientale». È quindi stata disciplinata a livello normativo la possibilità di articolare l’offerta ricettiva in un ventaglio di possibilità che comprendono case sugli alberi, nelle botti, alloggi galleggiati sulla laguna o lungo i fiumi, palafitte sui laghi o in zone umide, alloggi nelle grotte e a questo proposito la Giunta di palazzo Balbi ha stabilito i requisiti di classificazione delle nuove strutture immerse nella natura con una pioggia di delibere, tutte datate 2018 (rispettivamente le numero 128, 755, 993, 994 e 1512).
Provvedimenti all’avanguardia che comportando valutazioni complesse – toccano, infatti, le sfere turistica, urbanistica e paesaggistica - si sono rivelati di difficile attuazione, tanto che è servita una nuova delibera (n.1101 del 2022) per fornire indicazioni operative ai Comuni, in molti casi ancora freddini nel rilascio dei nulla osta.
La pandemia, d’altro canto, ha impresso un’accelerazione alla richiesta di soluzioni vacanza distanziate e immerse nella natura. Un ulteriore passo avanti in questa direzione è stato fatto a febbraio con l’approvazione da parte dell’assemblea di palazzo Ferro Fini della legge numero 4/2024 che dà il via libera alla possibilità di costruire sulla montagna veneta, anche al di sopra dei 1.600 metri di altitudine, micro strutture in legno e vetro o altro materiale ecocompatibile, con tetto massimo di due per territorio comunale e una capacità ricettiva non superiore a due posti letto per ciascuna. In Veneto i Comuni montani che hanno questi requisiti sono 86, tra Belluno, Verona, Vicenza e Treviso, il che vuol dire che se tutti decidessero di usufruire di questa possibilità - ipotesi non scontata, viste le tiepide reazioni di molti sindaci - le stanze panoramiche potrebbero arrivare fino a 172 in totale per soddisfare al massimo 344 persone molto facoltose (si parla di 700 euro a notte, ndr) in contemporanea.
«Questa modifica alla legge 11 - osserva l’assessore regionale al Turismo, Federico Caner – introduce innovazione nelle nostre destinazioni montane, che potranno offrire esperienze al pari con altri luoghi in alta quota, in Italia e all’estero. Non vogliamo essere secondi a nessuno e senza imporre nulla alle destinazioni crediamo che le stanze panoramiche rappresentino un’opportunità di crescita e valorizzazione del turismo slow, sostenibile, ma soprattutto inclusivo. Le stanze panoramiche saranno infatti un’attrazione turistica fruibile anche per chi ha delle disabilità: si potranno facilmente raggiungere per godere di tramonti e di albe mozzafiato, in luoghi pensati e allestiti per rispondere anche alle loro esigenze».


