Residenziale

Case del futuro: tecnologia e neuroscienze ridisegnano l’esperienza domestica

L’innovazione entra negli spazi abitativi attraverso strumenti e soluzioni efficienti. L’obiettivo è un nuovo modello di abitare che mette al centro la persona, ottimizza le risorse e rafforza l’attrattività degli asset

di Laura Dominici

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Non è più solo una questione di metri quadri o di posizionamento urbano. Oggi il valore di un asset immobiliare si gioca sempre di più “dentro” le mura domestiche, in quella zona di confine dove il design smette di essere pura decorazione per diventare un’infrastruttura di servizi, efficienza e benessere. Il mercato residenziale, spinto dai segmenti Build to Sell e Build to Rent, sta vivendo una metamorfosi: la casa viene concepita come un prodotto industriale finito, dove la progettazione degli interni deve rispondere a logiche di scalabilità, velocità di consegna e, soprattutto, a un impatto misurabile sulla qualità della vita.

L’AI entra in cantiere

Il primo grande trend riguarda la gestione della complessità. Il settore dell’arredo sconta storicamente un ritardo digitale rispetto al real estate. A colmare questo gap ci ha pensato Contract District Group (Cdg), realtà specializzata nel b2b2c con oltre 3.800 interni progettati, che ha lanciato Desop (Design Operations). Si tratta di una Pmi innovativa, nata per trasformare il “go-to-market” del design. «Il modello distributivo tradizionale non è più allineato alle aspettative del mercato contemporaneo - spiegano da Cdg -. L’obiettivo di Desop è creare un ecosistema end-to-end che utilizzi l’intelligenza artificiale non per sostituire il progettista, ma per governare il flusso di dati. In un grande sviluppo edilizio, dove i vincoli cambiano nel tempo, l’Ia interviene per interpretare le preferenze del cliente, riducendo le migliaia di opzioni possibili a poche scelte coerenti e tecnicamente compatibili. Questo accelera il decision-making e trasforma lo store in una vera interfaccia industriale, dove la stima economica è chiara e l’output è un servizio all-in-one che segue il cliente fino al post-vendita».

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Neuro-design e biophilia: la casa come farmaco

Se la tecnologia ottimizza i processi, la scienza ridefinisce gli spazi. Il trend del benessere ambientale non è più un’opzione, ma una necessità neurofisiologica. Secondo Giorgia Donini, fondatrice di MeM (Mind Emotion Movement), progettare oggi significa rispondere a stimoli profondi. «Il colore e la relazione con la natura sono strumenti ad alto impatto - afferma Donini -. Il clima cromatico interagisce con il sistema nervoso, modulando i ritmi circadiani e il tono dell’umore. La temperatura e la luminosità dei colori influenzano la percezione dello spazio e del tempo, incidendo sul tono dell’umore, sulla qualità del riposo e sul livello di attivazione psicofisica». In questa visione, il Biophilic Design diventa una scienza applicata: l’inserimento di geometrie organiche e materiali autentici non serve ad abbellire, ma a ridurre lo stress e rafforzare il sistema immunitario degli abitanti. Per gli investitori, questo si traduce in un valore immobiliare più alto e in una gestione più efficiente delle risorse, grazie a una progettazione rigenerativa che mette al centro la cura della persona.

Il ritorno all’essenziale: l’eredità del Bauhaus

In un mondo che semplifica i processi costruttivi per necessità economiche, il rischio è l’impoverimento della materia. La sfida del design contemporaneo è dunque mantenere l’identità pur dentro standard industriali. Un esempio è il progetto “Concrete Barn” dello studio b-arch, firmato da Sabrina Bignami e Alessandro Capellaro. «Oggi la filiera artigianale si assottiglia e le imprese si standardizzano - osservano i fondatori di b-arch -. Semplificare non può significare rinunciare alla complessità, ma spostarla dal gesto decorativo alla profondità del pensiero progettuale» Il richiamo è all’alfabeto del Bauhaus: unire arte, industria e funzione. L’uso del cotto come mandolato per proteggere dall’irraggiamento solare dimostra come il recupero della tradizione possa essere una soluzione di sostenibilità passiva estremamente efficace. L’architetto diventa colui che trasforma l’efficienza in atmosfera, rendendo lo spazio accessibile e razionale, ma anche materico e sensuale».

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