approvata una mozione in campidoglio

Casapound, pressing per lo sgombero a Roma: ma non è nella top list dei 15 edifici da evacuare

di Andrea Gagliardi

Sgomberi più rapidi: stretta del Viminale sulle occupazioni

3' di lettura

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L’assemblea capitolina ha avviato l’iter per mettere fine all’occupazione dello stabile dei militanti del movimento di estrema destra Casapound a Roma. Ad innescarlo è stata una mozione del Pd, approvata in aula a maggioranza e anche da M5s, che chiede alla sindaca Raggi di «intervenire presso il ministero degli Interni, il prefetto e il questore» affinché lo stabile simbolo del movimento di estrema destra a Roma, «che si rifà a ideologie fasciste e alle politiche di Mussolini”, sia immediatamente sgomberato. Tra i pochi contrari, un consigliere
della Lega. Il Pd adesso invoca l'intervento di Salvini affinché «rispetti la scelta dell’Aula» mentre la capogruppo M5s in Consiglio regionale del Lazio, Roberta Lombardi, ha chiesto al ministro: «Ti presenterai anche lì con la ruspa?». E il palazzo occupato dai “fascisti del terzo millennio” - così come si autodefiniscono i militanti di Casapound - è tornato al centro del dibattito politico.

Una ventina di edifici nella top list degli sgomberi
Salvini ha ribadito che, «come da programma concordato dalla Prefettura di Roma, si procederà con l’operazione sicurezza e sgombero di tutte le occupazioni illegali, nessuna esclusa». Ma questo avverrà «a partire dalle situazioni più pericolose per l’instabilità delle strutture e da quelle per cui ci sono richieste di sequestro giudiziario in corso». Sarebbero una ventina gli stabili occupati nella Capitale ritenuti più urgenti.

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Casapound non prioritaria
Tra questi ce ne sarebbero almeno quattro considerati 'a rischio' sul fronte della stabilità. Questo significa che l’edificio occupato da Casapound, di proprietà del Demanio, è fuori dall’orizzonte delle priorità del Ministero, perché sull’immobile di via Napoleone III non pendono provvedimenti dell’autorità giudiziaria. «Non mi risulta che quell’edificio sia né fra quelli pericolanti né sottoposti a provvedimento giudiziario - ha aggiunto il ministro Salvini - verrà sgomberato ovviamente a tempo debito».

La storia dell’occupazione
Casapound ha occupato nel 2003 lo stabile in via Napoleone III a Roma, a due passi dalla stazione Termini. Da quel momento si sono succedute diverse richieste di recupero, mai portate a compimento: già a dicembre del 2003, il ministero dell’Istruzione ha chiesto alla Prefettura e all’Agenzia del Demanio di recuperare l'immobile. La segnalazione è stata sollecitata nel 2004, nel 2005 e nel 2008. Al momento, l’immobile compare in un elenco di 74 edifici destinati allo sgombero, ma non tra i 16 considerati prioritari. Nel dicembre del 2017 l’Agenzia del Demanio ha ribadito al prefetto di Roma «l’esigenza di recuperare la disponibilità dell'immobile per poterlo destinare ad una più proficua utilizzazione». Nell’ottobre scorso, invece, sollevò polemiche un “mancato blitz” della Guardia di Finanza. L’ispezione sarebbe dovuta avvenire per delle indagini sul danno erariale prodotto dall'occupazione. I militanti di Casapound avrebbero minacciato i militari: «Se entrate sarà un bagno di sangue», avrebbero detto.

I criteri per gli sgomberi
La priorità per gli sgomberi previsti in città seguono indicatori ben precisi: gli edifici pericolanti, quelli in cui sono state riscontrate condizioni igienico-sanitarie degradate, quelli per cui è intervenuta una sentenza della magistratura. Dopo gli sgomberi più noti (l’edificio di migranti in via Curtatone nel 2017, quello di via Raffaele Costi a settembre di quest'anno,
l'ex fabbrica di Penicillina in via Tiburtina, nella periferia est di Roma lo scorso dicembre), ora all’orizzonte ce n'è almeno un altro: la liberazione 'soft' di un palazzo vicino San Giovanni, in via Carlo Felice. In questo caso Comune e Regione già stanno lavorando da tempo a soluzioni alternative per gli occupanti, cercando il più possibile una condivisione.

Nel piano di intervento al momento ci sarebbero una decina di situazioni sotto i riflettori: oltre a via Carlo Felice, una ex scuola in via Cardinal Capranica, uno stabile in via dell'Impruneta; l'ex Inps in via Tuscolana, un palazzo in viale del Caravaggio e l'ex salumificio in via Prenestina trasformato oggi in un museo.

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