Casa, il secondo stipendio è la nuova barriera all’accesso: a Firenze per i mono-reddito l’offerta è solo l’1%
Gli studi di Immobiliare.it Insights e Locare mettono a fuoco un mercato sempre più spaccato tra Nord e Sud. A Firenze e Milano l’acquisto è un miraggio per i single, mentre il Sud resiste come isola di accessibilità. Affittare un bilocale può assorbire oltre il 65% di uno stipendio netto
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I punti chiave
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Una sfida tra prezzi e redditi. Il mercato immobiliare delle grandi città in Italia attraversa una fase di tensione: l’aumento dei prezzi delle abitazioni e la risalita dei tassi di interesse - seppur più bassi rispetto al recente passato - continuano a comprimere il potere d’acquisto delle famiglie. La capacità di accedere a una casa di proprietà o in affitto è diventata una variabile strettamente dipendente dalla composizione del reddito familiare e dalla geografia locale, con un divario sempre più netto tra le metropoli del Nord e i centri del Sud.
Il “privilegio” del doppio stipendio
In questo contesto, la disponibilità di un secondo reddito da lavoro dipendente diventa l’elemento discriminante tra la possibilità di abitare in un centro metropolitano e l’esclusione da questo mercato. Nell’ambito delle compravendite, il divario tra le diverse realtà urbane è netto. Stando all’ultimo Market Monitor 2025 di Immobiliare.it Insight, le città che garantiscono maggiore serenità agli acquirenti sono Reggio Calabria, Messina e Genova, dove una famiglia bi-reddito può accedere rispettivamente all’87,7%, all’85,2% e al 77,7% dell’offerta immobiliare. Al contrario, Firenze si conferma la città più proibitiva con appena il 16,4% di mercato accessibile per le coppie, seguita da Milano e Venezia che presentano criticità evidenti, con quote per i bi-reddito che non superano il 39,1% e il 37,4 per cento.
A Firenze i mono-reddito accedono all’1% dell’offerta
Il panorama si spacca brutalmente non appena si sposta l’obiettivo sulle famiglie che devono fare affidamento su un unico stipendio: la barriera all’ingresso nelle grandi metropoli diventa quasi insormontabile. La peggiore è ancora Firenze, dove la possibilità per un mono-reddito di concludere un acquisto è ridotta a un lumicino, con appena l’1% dell’offerta di mercato realmente accessibile. Non va molto meglio nei centri nevralgici del dinamismo economico settentrionale: a Bologna e Milano le opportunità di acquisto si fermano rispettivamente a una quota di mercato del 4% e del 6,5%. Le “isole felici” per gli acquirenti mono-reddito si concentrano nel Mezzogiorno e lungo l’arco ligure: a Reggio Calabria oltre sei case su dieci (61,2%) risultano accessibili, seguita da Messina con il 57,4% e da Genova, dove la quota di mercato disponibile si attesta su un solido 51,7%.
Accessibilità in calo anche per l’affitto
Il settore delle locazioni riflette dinamiche simili, pur mostrando alcune eccezioni localizzate. Reggio Calabria svetta ancora una volta come la piazza più favorevole, con un’accessibilità che per le famiglie con due redditi sfiora la totalità del mercato (93,8 per cento). Seguono Messina all’84,2% e Torino al 76,7%. Nonostante il generale calo dell’accesso alla locazione dovuta all’aumento dei canoni, città come Bologna, Milano e Napoli hanno mostrato segnali di controtendenza con un leggero miglioramento dell’accessibilità bi-reddito rispetto all’anno precedente, rispettivamente del 4,1%, 2,2% e 1%. Guardando all’evoluzione di lungo periodo rispetto al 2021, è Firenze a mostrare i segni più profondi della crisi del mercato immobiliare, avendo perso ben 39 punti percentuali di accessibilità nel comparto affitti (complice la corsa delle locazioni brevi) e 25,8 punti in quello delle vendite. Queste cifre confermano come la dinamica dei prezzi e le condizioni creditizie stiano rendendo i mercati metropolitani sempre più selettivi, solo pochi centri riescono a mantenere condizioni favorevoli per la classe media.
Il «peso» di un bilocale in città
Quanto “pesa” un bilocale in semicentro su uno stipendio netto medio? Nel 2025 l’affitto non è più soltanto una voce di spesa, ma un vero indicatore della capacità economica urbana. Il rapporto tra canoni e redditi disponibili mostra con chiarezza quanto il mercato delle locazioni sia diventato selettivo nelle principali città italiane. L’ultima analisi dell’Ufficio Studi Locare confronta Milano, Torino, Roma, Napoli e Palermo e misura l’incidenza reale dei canoni sui redditi netti medi, evidenziando un’Italia a tre velocità sul fronte della sostenibilità abitativa
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