Tra emancipazione digitale e difesa dei diritti
di Paolo Benanti
di Maria Chiara Voci
3' di lettura
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Roma, Torino, Milano. Ma anche Firenze, Bologna o Verona. Le città italiane sono ai primi posti nella classifica dei grandi centri europei afflitti dall’inquinamento acustico prodotto da traffico urbano (stradale, ferroviario o aereo).
A indicarlo è il monitoraggio della European Environment Agency: Roma è terza (dopo Londra e Parigi) per numero di abitanti sottoposti con continuità a un rumore che supera la soglia/limite dei 55 dB (decibel) per la fascia giorno-sera e di 50 dB per la notte, riportate nella direttiva europea per il rumore. Nella capitale, sono quasi 1,7 milioni gli abitanti costretti a fare i conti con un costante disturbo di sottofondo, causato principalmente dal passaggio di automobili e bus: una condizione che, sul lungo periodo, trasforma lo stress in patologia. Dall’acufene alla sordità fino a malattie cardiache e ischemie.
Non molto distanti dal primato negativo, a Torino e Milano sono quasi un milione i cittadini che si trovano ad affrontare il medesimo problema. Se nel periodo della pandemia, complice la riduzione degli spostamenti, abbiamo vissuto mesi di relativa calma, la situazione è di nuovo in rapido peggioramento. Più si avvicina l’estate, più a motori, clacson e sferragliamento di tram si aggiunge l’irrisolta questione della movida notturna.
Vittima della situazione non è solo la salute degli abitanti. Ma anche quella degli edifici. Una casa che affaccia su una via rumorosa o ubicata in un quartiere di movida rischia di subire un deprezzamento del valore fino al 10% e i tempi necessari per la vendita possono raddoppiare.
A dirlo, rispondendo a un preciso quesito posto da Il Sole 24 Ore, è l’Ufficio studi del gruppo Tecnocasa. Particolarmente sfavoriti sono, ovviamente, i piani bassi degli immobili. «A soffrire sono soprattutto i tagli più grandi – afferma Fabiana Megliola, responsabile dell’Ufficio studi – perché cresce il numero di famiglie che mettono in vendita alloggi in zone rumorose per spostarsi in altre più tranquille. Un discorso diverso riguarda invece le compravendite finalizzate a mettere a reddito l’unità, magari con finalità turistica, e quelle che coinvolgono gli acquirenti più giovani, per i quali la zona rumorosa non è un problema».
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