Agevolazioni

Casa: con il taglio alle detrazioni, rischio evasione in aumento per 10 miliardi di piccoli lavori

Gli sconti al 36% per le seconde case depotenziano il contrasto di interessi: installazioni di condizionatori, infissi, caldaie e piccole manutenzioni rischiano di finire nel sommerso. Per Cna andiamo verso un ritorno ai livelli di spesa del 2011

di Giuseppe Latour e Giovanni Parente

(Adobe Stock)

4' di lettura

4' di lettura

L’evasione fiscale torna a minacciare l’edilizia. Il taglio dei bonus casa, deciso da inizio anno con l’ultima legge di Bilancio, insieme alla caduta post superbonus sta avendo un effetto già visibile sugli investimenti agevolati con le detrazioni. Una parte di questi finirà, inevitabilmente, nell’economia sommersa, soprattutto per i lavori di portata più ridotta, come la sostituzione di infissi, l’installazione di caldaie o, in generale, tutte le piccole manutenzioni straordinarie.

I numeri della contrazione

I dati elaborati dal Dipartimento politiche fiscali di Cna fotografano, partendo dall’andamento delle ritenute collegate ai bonifici parlanti, quello che è avvenuto alle spese agevolate per ristrutturazioni nei primi quattro mesi del 2025. Qui si vede un calo già molto rilevante, dagli 11,5 miliardi del 2024 a 9,6 miliardi circa nello stesso periodo di quest’anno. La riduzione, pari al 16%, spalmata su dodici mesi vale teoricamente una discesa dei lavori di almeno dieci miliardi. La contrazione, però, potrebbe essere anche superiore, visto che nei primi mesi dell’anno c’è ancora un effetto esaurimento dell’onda degli investimenti dell’anno precedente. In questi numeri c’è sicuramente una riduzione degli investimenti realizzati, ma buona parte di queste somme tornerà nel sommerso, per effetto del minore contrasto di interessi legato alle agevolazioni ridotte.

Loading...

A testimoniarlo c’è anche il livello di investimenti storico del mercato dei bonus edilizi, sempre elaborato da Cna. Con lo sconto base al 36% (come oggi) tra il 2011 e il 2012 le spese per le ristrutturazioni valevano tra i 15 e i 19 miliardi. Sono, poi, salite a 30 miliardi circa negli anni nei quali i bonus casa sono stati portati alla forbice compresa tra il 50 e il 65 per cento. La crescita delle agevolazioni ha, insomma, portato all’emersione di 10-15 miliardi. Quegli stessi 10 miliardi che, stando ai dati di quest’anno, stiamo perdendo per strada.

«I dati - spiega il responsabile delle politiche fiscali di Cna, Claudio Carpentieri - parlano chiaro: nel 2011 la spesa per lavori edili è stata di circa 16,7 miliardi allorquando la misura della detrazione per ristrutturazioni era del 36% e del 55% sulle spese per la riqualificazione energetica, a partire dalla seconda parte dell’anno. L’aumento delle detrazioni fino al 110%, unito allo sconto in fattura e alla cessione del credito, ha portato la spesa a superare i 100 miliardi di euro». Ora ci prepariamo a tornare al passato: «Riteniamo che la riduzione dal 2026 delle detrazioni al 30% (e al 36% per le abitazioni principali), riporterà la spesa per lavori edili a livelli prossimi a quelli del 2011, sferrando un serio colpo al settore edile, che negli ultimi anni ha dato un fondamentale contributo alla creazione di valore aggiunto e occupazione in Italia».

Fuori dagli scenari macroeconomici, le piccole evidenze quotidiane parlano molto chiaramente. Un’impresa che propone un lavoro senza fattura può risparmiare, accollandosi il rischio dei controlli, l’Iva almeno al 10%, se non al 22%, le imposte sui redditi (il 24% di Ires o, a spanne, il 35% di aliquota Irpef in caso di reddito tra 28 e 50mila euro), la ritenuta dell’11% e i contributi previdenziali per i dipendenti.

Anche se questi numeri non vanno per forza sommati (la ritenuta, per esempio, è un anticipo di imposte), il margine di convenienza dell’operazione in nero è evidente. Dall’altro lato, infatti, c’è un bonus del 36% nominale, da spalmare su dieci anni. Concretamente, su un lavoro da mille euro, si potrebbe essere chiamati, per ipotesi, a scegliere tra un’agevolazione fiscale di 36 euro all’anno per dieci anni e uno sconto immediato di 250 euro, pari a poco più dell’Iva. Facile immaginare che la tentazione di evadere sarà forte. Il rischio sarà più alto per tutti i lavori sulle seconde case a disposizione o in affitto, agevolati sempre al 36%, come l’installazione dei condizionatori (tipico intervento richiesto dagli inquilini in questa stagione), e per quelli usciti fuori dal radar degli sconti fiscali, come l’installazione di caldaie a condensazione.

«È evidente che il problema del nero si sta riproponendo e che va combattuto - spiega la presidente Ance, Federica Brancaccio -. Parliamo di lavori di piccola entità che si comunicano solo al Comune e che è difficile controllare. Al di là del danno fiscale, c’è una questione previdenziale e di sicurezza che è centrale. Per questo dico che l’evasione è una vera piaga sociale». Le agevolazioni avrebbero una funzione di contrasto decisiva: «Gli incentivi - prosegue Brancaccio - devono essere convenienti rispetto al nero. Con i livelli attuali di sconto fiscale non dichiarare i lavori può essere una tentazione. Quando l’Italia farà la sua proposta di recepimento della direttiva Case green, entro la primavera, dovrà tenere conto anche di questo nella revisione dei suoi incentivi fiscali».

Servono politiche multi-obiettivo

Modifiche necessarie anche per il presidente di Assotermica, Giuseppe Lorubio: «Il nostro comparto è a favore di politiche multi-obiettivo. È il caso della disciplina, ahimè parzialmente archiviata, dell’ecobonus, che combinava detrazioni fiscali con cessione del credito e sconto in fattura. Questo sistema permetteva il simultaneo raggiungimento di tre obiettivi: decarbonizzare il parco immobiliare, stimolare il comparto edilizio e contrastare l’evasione fiscale, incentivando i consumatori ad affidarsi ai canali che premiano la legalità e riducono significativamente il ricorso al “nero”. Speriamo vivamente che le istituzioni non ignorino questi campanelli d’allarme e, anzi, si adoperino per modificare la disciplina dei bonus fiscali riprendendo elementi che hanno dimostrato di funzionare molto bene».

Gli effetti sul lavoro regolare

L’impatto sul lavoro regolare viene fotografato dal direttore delle Politiche fiscali di Confartigianato, Andrea Trevisani: «Il contrasto di interessi rappresenta una modalità efficace nella lotta all’evasione. Logicamente perché funzioni è necessario che sia di intensità ragguardevole. Ci sono alcune evidenze in tale direzione: nella fase espansiva del ciclo dell’edilizia, sostenuta dalle detrazioni fiscali, il tasso di occupazione irregolare, misurato sulle unità di lavoro a tempo pieno, rilevato dall’Istat, si riduce di tre punti percentuali, passando dal 15,5% del 2019 al 12,4% del 2022 (ultimo anno disponibile), un calo più intenso rispetto alla media dell’economia (-2,3%)». Anche questo è un aspetto da considerare nelle valutazioni più ampie sui bonus.

Riproduzione riservata ©
Loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti