Cartoline dalla miniera
Il libro di Gabriele Calvisi, “Funtana Raminosa, erranti per le gallerie smarriti nell’oblio” è il racconto fotografico e non solo di un sogno infranto
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Le foto che raccontano. E le testimonianze che ricostruiscono un mondo fatto di lavoro e fatica e di un sogno infranto. Quello in miniera raccontato dai protagonisti quarant’anni dopo la fermata degli impianti e la “chiusura” delle gallerie di Funtana Raminosa a Gadoni in provincia di Nuoro.
A ricordare il vissuto, minerario, politico, sociale ed economico è il libro “Funtana Raminosa, erranti per le gallerie smarriti nell’oblio”, realizzato da Gabriele Calvisi, ingegnere minerario, con una lunga esperienza proprio nel mondo estrattivo. Nelle 280 pagine si ricostruisce, non solo la vita di una miniera, ma anche un microcosmo fatto di lavoro, solidarietà, impegno e lotte per scongiurare la chiusura e far partire i progetti di rilancio.
Un atto di testimonianza
Non una celebrazione, ma un punto fermo. Un segno prima che il tempo e il silenzio cancellino quello che ancora resiste. «Il libro vuole essere un atto di testimonianza, di auto riconoscimento di un vissuto minerario, politico, sociale e culturale, rintracciando i frammentati ricorsi degli ultimi anni della miniera per trovare nel presente un senso del passato - scrive nella presentazione l’autore -. Non è un libro di storia, né artistico, né pretende di documentare esaustivamente gli ultimi cinquanta anni della miniera di Funtana Raminosa».
Negli scatti che accompagnano il lettore in questo viaggio, ci sono le immagini di trenta e quarant’anni fa, con i lavoratori impegnati nei diversi cantieri e nelle attività propedeutiche al rilancio del sito da cui si estraeva il rame. Un sogno, alimentato dalla realizzazione di un grande impianto per il trattamento dei minerali e poi svanito con il crollo del mercato. In questo viaggio ci sono anche gli scatti di oggi che raccontano cantieri abbandonati, strutture fatiscenti e decadenti. E gli scritti: Salvatore Cherchi, con il suo intervento “Chi ha tradito i minatori” ricostruisce lo scenario politico e sociale, Gianbattista Novella, la sua vita da geologo e Sandro Putzolu con il suo “Diario di un ingegnere affascinato dalle miniere” rivive gli anni e le speranze di quei luoghi. Andreano Madeddu racconta “La decisione della fine e il ricordo di una tragedia”, Matteo Cara “Quell’invisibile paesaggio custodito nella memoria”. C’è poi il segno. È quello di Gabriele Calvisi che racconta le ragioni di questo viaggio pensato durante la pandemia. «Ho voluto rivedere le pareti delle case che ho abitato quelle in cui hanno vissuto le famiglie dei minatori, i direttori e i tecnici che vi hanno lavorato - scrive - .
Tra gli innamorati ricordi rimasti mi sono smarrito…Ho visto quello che è stato trasformato in museo “minerario”, spero sia visitabile con continuità…Ho camminato nella rampa di Brebegariu in silenziosa trepidazione. A circa settanta metri dall’imbocco ho lasciato una rosa per Bruno, Sandro, Antonio, per sempre nei miei ricordi».













