Cartelle, il Senato blocca la nuova rottamazione, sul tavolo la riapertura dei termini per chi non ha pagato
Dei 1.260 emendamenti ne saranno esaminati 200; va a vuoto il pressing della Lega per estendere la definizione agevolata
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Non passa l’esame delle ammissibilità dei 1260 emendamenti la proposta della Lega di una nuova rottamazione delle cartelle. Sul tavolo del Governo e della maggioranza resta la riapertura dei termini della definizione agevolata in atto per chi non è riuscito a saldare le rate in tempo. Degli oltre 1200 emendamenti depositati, dopo le inammissibilità ne resteranno da esaminare circa 200, indicati dalle forze politiche come correttivi “super segnalati”.
Le fatture elettroniche dei medici
Nella lunga lista delle modifiche al decreto Omnibus per definizione trova posto anche la possibilità di un differimento fino a tutto il 2025 dell’esonero dell’invio della fattura elettronica allo Sdi (sistema di interscambio) per le visite mediche ai pazienti privati. Il testo del Dl 202 approdato al Senato, infatti, conteneva a differenza degli scorsi anni un mini rinvio fino al 31 marzo 2025, ma evidentemente servirà più tempo per garantire l’infrastruttura necessaria a blindare i dati sensibili delle spese sanitarie.
Ulteriore slittamento per le polizze catastrofali
Lo stesso meccanismo per un allungamento di una proroga già disposta dal decreto potrebbe riguardare le polizze catastrofali. Attualmente è stato già previsto il differimento dell’obbligo a carico delle imprese a fine marzo ma l’assenza a tutt’oggi del decreto attuativo ha spinto attività produttive e la maggioranza a chiedere almeno tre mesi in più, spostando lo start al 1° luglio 2025. Bisognerà però attendere sul tema il parere del Mef.
Spese di trasferta
Come per la definizione agevolata, non va avanti il possibile rinvio della deducibilità delle spese di trasferta, che è vincolata al pagamento da parte del dipendente con strumenti tracciabili. Il tema resta soprattutto quello delle spese sostenute all’estero (si veda «Il Sole 24 Ore» di ieri). Ma tutti i possibili interventi devono fare i conti con le stime di gettito che la manovra attribuisce alla misura «antievasione» e che per il solo 2026 sono quantificate in 436 milioni di euro.
Il tentativo per il rinvio sulle auto aziendali
Restano in corsa i correttivi depositati sulle auto aziendali, come quello anche quello sostenuto dal presidente della commissione Finanze di Palazzo Madama, Massimo Garavaglia, che punta a sterilizzare per tutto il 2025 la stangata fiscale su quelle concesse in uso promiscuo ai dipendenti. L’emendamento prevede, infatti, il rinvio al 1° gennaio 2026 della nuova tassazione del fringe benefit, che in nome della transizione green va a penalizzare le vetture con motore termico (diesel, benzina, ibride) e ad agevolare i veicoli full electric e ibridi plug in. Anche per questa proposta lo scoglio è rappresentato dal recupero di gettito che l’Erario si aspetta dalla misura. Davanti al costo del rinvio però il Governo starebbe valutando l’ipotesi di introdurre soltanto una clausola di salvaguardia per quei dipendenti che hanno prenotato il veicolo aziendale concesso in uso promiscuo dall’azienda entro il 31 dicembre del 2024, ma se lo vedranno consegnare nel corso del 2025.









