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In Italia è allarme blackout. A Milano fino a 36 gradi in nidi e materne

Le condizioni atmosferiche che un tempo erano tipiche ed esclusive del Nordafrica si sono letteralmente trasferite sull’intera area mediterranea, abbracciando Spagna, Italia e Grecia.

aggiornato alle ore 14:10

Un camioncino di pronto intervento Irenreti per ripristino energia elettrica, dopo i blackout in piazza Carignano. Torino, 24 giugno 2026. ANSA/TINO ROMANO ANSA

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Ondata di afa sull’Italia e sale il rischio blackout elettrico. In alcuni quartieri di Milano e Roma è già accaduto. E il fenomeno, con le temperature che non scenderanno a breve, potrebbe ripetersi. Uno scenario che può complicare la situazione di Asl e ospedali che devono essere operativi h24, ma che la Fiaso, Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere (Fiaso), sta monitorandoù.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

“Nei presidi ospedalieri di tutto il territorio italiano sono in funzione gruppi elettrogeni e sistemi che assicurano la continuità della fornitura elettrica, in particolare nelle aree dove un’interruzione non è tollerabile: sale operatorie, terapie intensive cardiologiche e pronto soccorso”. Così all’Adnkronos Salute Giuseppe Quintavalle, presidente della Fiaso.

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“Le aziende sanitarie stanno seguendo con attenzione l’evolversi della situazione, anche in relazione al carico sulla rete elettrica in questi giorni di caldo intenso. Il messaggio che vogliamo dare ai cittadini - afferma Quintavalle - è di tranquillità: l’assistenza innanzitutto nei momenti più delicati - un intervento chirurgico, un’emergenza cardiologica, un accesso in pronto soccorso - non viene messa a rischio dal caldo né da eventuali blackout della rete elettrica”.

L’ondata di calore anomala che da una settimana sta pendo il nostro Paese e gran parte dell’Europa, nei prossimi tre giorni potrebbe mettere a rischio la salute di 1,5 milioni di lavoratori e lavoratrici in Italia. È quanto emerge da un’analisi condotta da Greenpeace Italia e Cgil combinando le previsioni di rischio caldo del progetto Worklimate di Cnr e Inail con i dati Istat sull’occupazione.

A Milano emergenza nidi e materne, in aula bambini fino 36 gradi

 Fino a trentasei gradi dentro scuole materne e nidi nell’infanzia di Milano: è la temperatura che è stata registrata mercoledì 24 giugno, al pomeriggio, in uno degli istituti comunali dove l’emergenza caldo si sta facendo sentire. È stata vista, e fotografata, da alcuni genitori al momento di riprendere i bambini. “Ci sono 3 Pinguini condizionatori per 7 sezioni”, racconta un’educatrice che chiede l’anonimato.

Decine le segnalazioni e fotografie identiche che riprendono i termometri elettrici segnare temperature superiori a 31-32, anche 34 gradi centigradi stanno arrivando al segretario della Uil Funzione Pubblica di Milano e Lodi, Angelo Greco, che mercoledì ha inviato al sindaco Giuseppe Sala, la vice sindaca Anna Scavuzzo e ad ATS Milano una “richiesta di adozione misure straordinarie per emergenza caldo nei servizi educativi”.

Missiva in cui sia chiede con “urgenza” a Palazzo Marino la “riduzione dell’orario nei servizi educativi e scolastici comunali 0-6 anni” e “l’uscita anticipata nella fascia centrale della giornata, maggiormente colpita dal caldo”, ricalcando quanto già avviene in numerose città europee e, in Italia, nel Comune di Livorno. Il sindacato parla di “azioni preventive indispensabili” per la “tutela della salute e sicurezza” di “personale educativo” e “bambini”.

Le segnalazioni arrivano da ogni zona del capoluogo lombardo: al Nido Infanzia del Fontanile 2, tra via Melchiorre Gioia e il naviglio Martesana e che accoglie bambine e bambini età compresa tra i 3 e i 36 mesi, si registrano 32 gradi alle 11 del mattino. “Ieri c’erano 33 gradi” racconta a LaPresse una madre che ha due figli iscritti rispettivamente al Nido d’Infanzia ’Nenni’ al Quartiere Adriano, zona nord est, e alla Scuola dell’Infanzia ’Bigatti’, poco lontano. “I genitori si sono organizzati e hanno fatto una colletta per acquistare i condizionatori portatili”.

Ci sono problemi di ordine logistico, come il fatto che il tubo per lo scarico va sistemato manualmente fuori dalle finestre che, quindi, rimangono parzialmente aperte, e altri di carattere organizzativo. Da un po’ di tempo - sottolinea un’educatrice - le donazioni dei genitori non si possono più accettare per ragioni di sicurezza e perché non si tratta di prodotti omologati

. Si opera con ciò che viene messo a disposizione dal Comune: cioè i Pinguini e i ventilatori a colonna, troppo piccoli e poco potenti per raffreddare “aule da 25 bambini”, prosegue.

Ai lavoratori sarebbe inoltre arrivato l’ordine “di non accendere” mai “tutti i dispositivi assieme” conferma il segretario cittadino della Uil FP Milano. Richiesta motivata dal pericolo di sovraccarico sulla rete elettrica ma che rischia di rendere ancora più torrida la stagione dentro quelle strutture che, nei mesi centrali, si trasformeranno in centri estivi.

Sospese le udienze al Tribunale di Palermo

Il presidente del Tribunale di Palermo Piergiorgio Morosini ha disposto la sospensione delle udienze fino al 29 giugno per l’emergenza caldo. Sono in corso lavori per la riparazione degli impianti, “e stanno procedendo con urgenza”, sottolinea Morosini, ma “non è possibile indicare il momento in cui potrà essere garantito il corretto funzionamento della climatizzazione”.

“Il permanere delle attuali condizioni microclimatiche è suscettibile di rendere difficilmente agibili gli ambienti di lavoro, per la salute”, spiega Morosini.

Le udienze da trattare con urgenza, segnalate dai presidenti di sezione, saranno celebrate nel vecchio Palazzo di giustizia: la presidenza metterà a disposizione condizionatori e ventilatori mobili per rendere agibile l’ambiente di lavoro.

Dalle ondate alle mareggiate di calore: temperature sahariane

Forse è arrivato il momento di aggiornare il nostro vocabolario meteorologico. Continuare a parlare di “ondate di calore” ha perso di significato in un contesto dove il clima è mutato in modo così radicale da imporci, per quasi tutto l’anno, un’anomalia termica costante di 3-4°C sopra la media. Quelle che un tempo erano parentesi roventi, oggi si sono trasformate in vere e proprie “mareggiate”: ondate di caldo inarrestabili e prolungate.

Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, conferma che, con un pianeta surriscaldato dalle attività umane, le condizioni atmosferiche che un tempo erano tipiche ed esclusive del Nordafrica si sono letteralmente trasferite sull’intera area mediterranea, abbracciando Spagna, Italia e Grecia.

E le cronache di queste ore lo confermano: le allerte sanitarie si moltiplicano, i piani di emergenza per le fasce deboli sono scattati in mezza Europa e le nostre città stanno vivendo un vero e proprio blackout da stress termico.

In condizioni che definiamo ancora “eccezionali” (ma che rischiano di diventare la norma tra appena dieci anni), questo respiro nordafricano si è spinto fino a invadere il centro-nord della Francia e l’Inghilterra, portando le stesse temperature del deserto del Sahara nel cuore dell’Europa continentale.

Tutto questo ci riporta alla mente una funesta previsione contenuta in una ricerca del 2014: scienziati transalpini avevano indicato il 2050 come l’anno in cui si sarebbero toccati 43-45°C diffusi, anche nel territorio francese, a causa del riscaldamento globale. Ebbene, quello scenario distopico si sta verificando sotto i nostri occhi con ben 24 anni di anticipo.

È la dimostrazione cruda e drammatica che l’Europa è un vero e proprio hotspot climatico, dove l’aumento del calore viaggia a una velocità che è almeno il doppio rispetto alla media planetaria.

Per l’Italia, il peggio deve ancora arrivare. L’apice di questa oppressione termica è atteso tra domenica e lunedì, quando l’anticiclone africano Caronte mostrerà i muscoli nella loro massima estensione. I termometri supereranno la soglia critica dei 40°C.

E il dato che deve far riflettere è la geografia di questo caldo: non stiamo parlando delle aree interne della Sicilia o della Sardegna, ma di città come Firenze e Parma, nel cuore della Toscana e dell’Emilia. Nel frattempo, metropoli come Milano continueranno a soffrire in un clima che oscilla tra il tropicale, il super tropicale e l’equatoriale.

Siamo lontani anni luce dai mesi di giugno del secolo scorso, quando sotto la Madonnina ci si godeva giornate a 32°C e si riposava con notti fresche a 17°C. La nostra percezione si è talmente assuefatta all’eccesso che, paradossalmente, oggi accogliamo una previsione di 34°C come una buona notizia, definendola una “rinfrescata”.

Gli scenari: luglio meno caldo o afa fino a settembre?

Per definizione, la previsione di un “apice” presuppone un successivo calo. La speranza è che il mese di luglio possa sorprenderci spazzando via questa fase rovente; tuttavia, la cronaca recente ci insegna a essere cauti: l’accumulo di un’energia termica e igrometrica così imponente rischia di sfogarsi, alla fine dell’ondata, in fenomeni atmosferici di inaudita violenza.

Resta però uno scenario di fondo ben più inquietante. Se, come abbiamo detto, non ci troviamo di fronte a una semplice ondata ma a una “mareggiata” climatica, la ritirata di Caronte potrebbe essere solo un’illusione.

Rischiamo di andare avanti a oltranza in questo limbo sahariano fino al mese di settembre, fluttuando in una nuova e logorante normalità fatta di picchi a 39°C e brevi e temporanee pause a 34°C.

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