Tessile

Carlin Petrini fa scuola, così Slow Fiber progetta la Pollenzo del tessile

«Una casa per il tessile made in Italy, per accompagnare la trasformazione verso un modello “Buono, sano, pulito, giusto e durevole”» racconta Dario Casalini, ceo di Oscalito

di Filomena Greco

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«Stiamo lavorando al progetto di una casa per il tessile made in Italy, come lo è Pollenzo per il cibo, un luogo di alta formazione dove costruire le professionalità necessarie a promuovere e accompagnare la trasformazione di un settore verso un modello “Buono, sano, pulito, giusto e durevole”, coinvolgendo e responsabilizzando i consumatori finali e attraendo alla manifattura tessile le generazioni più giovani. Sarebbe uno dei lasciti culturali di Carlin Petrini». A raccontarlo è Dario Casalini, ceo di Oscalito e promotore di Slow Fiber, l’associazione di imprese del comparto che dal 2021 porta avanti il progetto di ridefinizione del modello industriale secondo un paradigma di sostenibilità modulato su filiere, fornitori, ambiente e sociale. «Entro qualche mese - aggiunge Casalini -arriveremo a cinquanta adesioni alla rete di Slow Fiber, di fatto la più grande azienda tessile “diffusa” in Italia». Il 10 giugno è stata la volta di un incontro simbolico con il maestro Michelangelo Pistoletto che, con la sua “Venere degli stracci” ha anticipato una visione critica dell’impatto, economico, sociale e ambientale, del fast fashion sulla catena del valore dell’industria della moda. Il percorso di Slow Fiber nasce anche dall’esperienza di Oscalito - azienda di famiglia di Casalini - che, come le altre aziende coinvolte nel progetto, ha scelto di mantenere un modello industriale capace di valorizzare buone pratiche.

L’eccellenza industriale

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«Entra il filo ed esce il prodotto finito». In azienda si realizza l’intera fase di produzione, dalla tessitura, partendo rigorosamente da fibre naturali, cotone, lana e seta, al taglio, fino a confezione e controllo di qualità, oltre che prototipia e modellistica. Le pezze di tessuto vengono bagnate, asciugate e passate al vapore, per stabilizzare i materiali. Il core di Oscalito, azienda parte della Rete Exclusive Brands Torino, è la produzione di maglie con lavorazione tubolare e di intimo. Una eccellenza “intercettata” dai big player dell’alta moda americani, italiani e francesi che circa tre anni fa hanno iniziato ad affidarsi Oscalito per la maglieria leggera da mettere sulla pelle, con un impatto sui ricavi che si aggira tra il 10 e il 15%. «Si tratta - ragiona Casalini - di una opportunità di crescita importante, che compensa la crisi profonda della rete di punti vendita indipendenti, e che potrebbe arrivare a generare la metà dei ricavi dell’azienda. Si tratta però di un trend da monitorare perché un produttore piccolo come noi rischia, nel momento in cui grosse commesse venissero a mancare». Dall’altro lato però questo salto rappresenta un successo, «perché abbiamo convinto i grandi della moda a occuparsi del primo strato sulla pelle, storicamente quello più denigrato» ragiona Casalini.

Oscalito produce circa mezzo milione di capi all’anno, ha all’attivo un fatturato sugli 11 milioni di euro e conta quasi 100 addetti. Il limite tecnologico che l’azienda si è dato è quello di fare le sue produzioni core, al massimo dell’eccellenza, «non ci interessa diversificare e metterci a fare total look» aggiunge il ceo. Il taglio della costina è sempre a mano mentre i tessuti lisci vanno al taglio automatico. Il taglio dei pizzi, altra lavorazione core per Oscalito che li applica alle maglie, richiede una lavorazione artigianale a seconda di stagione e colore. «Abbiamo trovato un’azienda italiana che ci fornisce anche il pizzo Leavers, prodotto perlopiù in Francia». L’80% dei fornitori di Oscalito si trova nel raggio di 200 chilometri, a iniziare dai filati.

Le fasi della lavorazione

La produzione è smistata con un sistema di nastri trasportatori e scatole grigie, che rappresentano le unità di produzione. Un metodo geniale inventato da mio padre, quarant’anni fa, che ancora usiamo, per efficentare i diversi passaggi produttivi e di lavorazione, ridurre i colli di bottiglia e rendere la produzione più efficiente». Il sistema di magazzino dinamico, spiega Casalini, che permette di tenere sempre in linea il “basico” e di adattare velocemente la produzione alle richieste del mercato. Usciti dalla linea i capi vanno al controllo qualità - lente e occhio umano. In laboratorio lavorano con Oscalito anche la Sartoria Colori Vivi, il progetto delle Sartorie sociali che coinvolge le lavoratrici fragili, impegnate su una linea dedicata, con standard di efficienza minori. Il cuore dell’azienda è rappresentato dalle macchine tessitrici tradizionali, adattate con componenti elettroniche per aumentare sicurezza e prestazioni, grazie alle quali si ricavano i tessuti per le produzioni base dell’azienda. «Un telaio moderno in realtà - spiega Casalini - non mi garantirebbe la stessa qualità, perché la tecnologia si allinea sul mainstream e non sulle nicchie di mercato». Una tecnologia di fatto non allineata alle nicchie e alle eccellenze, a differenza di altre industry mature come ad esempio l’automotive. Gli scarti vengono raccolti e usati ad esempio nelle imbottiture. «Da qualche tempo però - aggiunge Casalini - abbiamo aggiunto un nuovo processo, con il cotone abbiamo realizzato la carta per cartellini e confezioni, invece con lana e seta abbiamo realizzato una linea di maglioni, un melting pot grigio che ha al suo interno tutti i colori». La rete di vendita diretta oggi conta un punto vendita a Torino e un corner in Rinascente. «L’idea - spiega Casalini - è di aprire anche a Milano e Parigi ma servirà un partner e soprattutto è fondamentale far leva sulla capacità commerciale di raccontare una storia da parte di chi vende i tuoi prodotti».

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