Intervento

Career coaching in azienda, da strumento d’élite a servizio efficace per tutti i dipendenti

Il coaching professionale si amplia oltre i vertici, diventando uno strumento strategico e personalizzato per migliorare motivazione, performance e leadership di tutti i lavoratori

di Annalisa Bonifacio*

Quali sono i profili e competenze decisive nel nuovo mondo del lavoro?

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Un tempo riservato a dirigenti e profili ad alto potenziale, il career coaching sta diventando sempre più un servizio universale, accessibile a tutta la forza lavoro. Perché oggi si è affermato come una delle leve più efficaci per aumentare soddisfazione professionale, performance, capacità di leadership e “readiness” organizzativa. E produce benefici concreti, misurabili attraverso indicatori che - se ben impostati - sono in grado di mostrare risultati sorprendenti sia per le persone sia per le aziende.

Oggi formazione, soddisfazione, ispirazione e coinvolgimento dei dipendenti sono ormai sfide strutturali per la maggior parte delle imprese. E il career coaching rappresenta una risposta particolarmente efficace in tutti questi ambiti, cruciali per la competitività di qualsiasi organizzazione. I leader aziendali lo considerano sempre più un vantaggio strategico, perché facilita l’allineamento tra motivazioni individuali e obiettivi aziendali. E un numero crescente di organizzazioni sta ampliando i programmi di coaching a una platea sempre più vasta di talenti.

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Come spiega il “Coaching Report 2025” realizzato da Randstad Risesmart con l’International Coaching Federation, affinché i percorsi di coaching abbiano successo, però, è fondamentale che le aziende stabiliscano obiettivi chiari per questo strumento di sviluppo di carriera. Uno strumento che fino a pochi anni fa non faceva quasi mai parte dei servizi offerti dalle risorse umane e che le persone sperimentavano magari in forma individuale, al di fuori dell’azienda. In questi casi, però, le imprese non hanno modo di valutarne punti di forza e aree di miglioramento, né di adattare i percorsi alle esigenze specifiche della popolazione aziendale.

Spesso, proprio da esperienze “dal basso” sono nati i primi approcci strutturati aziendali: manager che avevano sperimentato il coaching in modo individuale hanno iniziato a condividerne i benefici con i colleghi, dando vita a iniziative sempre più formalizzate e sostenute dalla leadership, magari affiancate ai programmi di executive coaching già consolidati.

Ma il nome “career coaching” non deve ingannare. È uno strumento in grado di potenziare non solo ogni percorso professionale “di carriera”, ma anche la dimensione di senso che il lavoro richiede ad ogni persona ed è da coltivare, proprio come una pianta. Sempre più l’allargamento del servizio va in questa direzione. Parliamo infatti di “coaching democratico”.

Coaching e AI

Oggi, questa “democratizzazione del coaching” è favorita anche dalle opportunità offerte dal digitale. Le nuove tecnologie – in particolare l’intelligenza artificiale – stanno aprendo a una forte personalizzazione e semplificazione dei percorsi, con risultati migliori per un numero crescente di persone. L’AI permette di automatizzare molte attività, rendendo l’esperienza più accessibile e su misura. Inoltre, la grande quantità di dati generati e analizzati consente alle aziende di migliorare e adattare continuamente i programmi in base alle esigenze dei dipendenti.

I modelli di coaching

Le organizzazioni possono scegliere molte opzioni diverse di coaching per raggiungere i loro obiettivi strategici, con modelli sia interni che esterni. I programmi di coaching interno hanno il vantaggio di beneficiare della conoscenza organizzativa e dell’allineamento con la cultura aziendale, ma anche lo svantaggio dei costi di gestione. Consentono un controllo completo sulla progettazione, la certificazione e la tecnologia da adottare per lo sviluppo dei progetti.

I programmi di coaching completamente esternalizzati, invece, liberano l’azienda dal peso della gestione interna, ma possono mancare della conoscenza organizzativa dei coach che li realizzano. Consentono di avere maggiore oggettività e di accedere a competenze spesso più specialistiche, all’esperienza realizzata con altre aziende e talenti, di maggiore scalabilità ed efficienza dei costi. Ci sono anche opzioni ibride che combinano aspetti di entrambi i modelli, potendo variare a seconda delle preferenze e delle necessità del momento.

Accesso esclusivo o universale

Prima di avviare un programma di career coaching, è fondamentale stabilire chi potrà accedervi. Molte organizzazioni continuano a limitarne l’utilizzo, ma – man mano che ne riconoscono i benefici – l’accesso tende ad ampliarsi. Secondo il Coaching Report, oggi si sono affermati sostanzialmente tre diversi modelli:

● accesso universale per tutti i dipendenti, a prescindere dal livello gerarchico

● approccio “a livelli”, con offerte differenziate in base al ruolo in azienda

● programmi focalizzati su target specifici, individuati tramite processi di valutazione

Sempre più aziende si orientano verso l’accesso universale, anche se la maggioranza adotta gli altri due, principalmente per vincoli di costo. Le modalità però possono variare: sessioni individuali o di gruppo, coach interni o esterni, numero di incontri limitato o illimitato. In ogni caso, la flessibilità è un fattore decisivo, perché il coaching deve adattarsi alle esigenze reali della forza lavoro.

I KPI di successo

Definire indicatori efficaci è fondamentale per valutare il successo o meno delle iniziative di coaching. Molte aziende misurano solo indicatori di base come l’iscrizione, la soddisfazione e la partecipazione, a volte anche l’impatto sulla fidelizzazione e la mobilità dei talenti. È più difficile quantificare un portafoglio di KPI più ampio, monitorando anche gli effetti sull’aspirazione alla carriera, la proattività, le prospettive e altri feedback soggettivi. In alcuni casi, le aziende monitorano parametri come la fiducia in sé stessi e lo sviluppo delle capacità di leadership dei dipendenti.

Ma l’analisi di questi indicatori è molto utile: gli impatti del coaching sono concreti. Le persone che lo hanno sperimentato si sentono più in sintonia con i colleghi, più coinvolte nel loro lavoro, evidenziano vantaggi misurabili di crescita personale, motivazione, equilibrio tra lavoro e vita privata.

Superare gli ostacoli

Ci sono imprese sono ancora restie a investire in uno sviluppo di programmi di coaching aziendale, tra mancanza di risorse, conoscenza limitata dei programmi, difficoltà nella definizione degli obiettivi. Ci sono anche fattori di resistenza culturale e problemi nell’integrazione con i processi HR esistenti.

Questi ostacoli si possono superare. Il career coaching aziendale produce risultati positivi per le organizzazioni, è uno degli strumenti più efficaci per tenere alto l’impegno e il coinvolgimento delle persone. E oggi è parte integrante di una strategia HR che mira a costruire una forza lavoro basata sulle competenze e la capacità di adattamento alle sfide future.

*Director di Randstad Enterprise Italia

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