Carceri, mobilitazione nazionale il 3 marzo contro il sovraffollamento
I Garanti territoriali hanno indetto una giornata di protesta. La priorità dei penalisti è fermare i suicidi: quindici da inizio anno
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Una giornata di protesta nazionale contro il sovraffollamento nelle carceri, indetta per il 3 marzo. L'iniziativa è dei Garanti territoriali delle persone private della libertà personale che, in un documento congiunto, chiedono la mobilitazione e la solidarietà non solo dei garantisti e dei tanti volontari dell’area cattolica ma anche dell’avvocatura, della magistratura, della politica, oltre che della società civile.
Un invito a rompere il silenzio su un problema che può essere arginato solo approvando con urgenza delle misure deflattive. Dalle pene sostitutive per chi deve scontare meno di un anno di carcere, all’accesso alle misure alternative per i 19mila detenuti con una pena o un residuo di pena inferiore ai tre anni.
Le misure alternative
Nella “lista” degli interventi richiesti anche l’aumento del numero di telefonate e videochiamate, soprattutto in casi specifici, contatti con i familiari che sono parte integrante del trattamento rieducativo.
Già il decreto carceri, approvato nel luglio scorso, prevedeva un incremento dei colloqui telefonici settimanali e mensili, equiparati a quelli visivi che passano da 4 a 6, per tutti tranne per i condannati per reati ostativi o al 41-bis. Un numero che, secondo la norma, può essere anche superiore a discrezione del direttore del carcere. La ratio è quella di accorciare le distanze, rompendo il senso di isolamento, per chi ha i familiari lontani e dunque meno possibilità di incontri in presenza, come quasi sempre accade per gli stranieri.
Consulta e Cassazione sui colloqui senza videocontrolli
Per quanto riguarda l’affettività in carcere i Garanti chiedono di attuare la sentenza della Corte costituzionale n. 10 del 2024 sulla tutela del diritto a colloqui riservati e intimi (senza controllo visivo). Sulla scia del giudice delle leggi si era mossa la Cassazione con la sentenza n.8 dello scorso gennaio, per rafforzare il diritto riconosciuto dalla Consulta a colloqui senza videocontrolli con il coniuge o il convivente.








