Strategie a confronto

L’obiettivo Ue per il 2040: -90% emissioni rispetto al 1990. I target per Paese

Nonostante molti paesi si impegnino per la neutralità, le emissioni sono cresciute dal 1997 e il cammino è incerto

di Lab24

(AdobeStock)

2' di lettura

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La Commissione Europea ha appena fissato l’obiettivo climatico dell’UE per il 2040: una riduzione del 90% delle emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990. Questo traguardo sarà anche la base per definire l’obiettivo intermedio del 2035, richiesto dalle Nazioni Unite.

Tutti i firmatari dell’Accordo di Parigi, infatti, sono tenuti a presentare entro settembre i propri piani di riduzione delle emissioni per il 2035. Una scadenza particolarmente sfidante per l’Unione Europea, che si trova ad affrontare forti tensioni interne: negli ultimi mesi, diversi Stati membri hanno avanzato richieste di concessioni e modifiche al percorso verso la neutralità climatica.

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In assenza di un accordo entro settembre, il piano dell’UE per il 2035 non potrà essere incluso nel conteggio globale delle Nazioni Unite. Un fallimento che metterebbe in discussione la capacità dell’Unione di guidare la diplomazia climatica internazionale.

E se persino l’UE — che ambisce a essere un modello globale nella lotta al cambiamento climatico — fatica a definire per tempo un piano di riduzione delle emissioni, viene naturale chiedersi: che cosa sta accadendo nel resto del mondo? Una domanda ancora più urgente alla luce del disimpegno degli Stati Uniti, sotto l’amministrazione Trump, dagli sforzi climatici internazionali.

A QUANDO LA NEUTRALITÀ CARBONICA?

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Secondo il sito Climate Watch, circa la metà dei Paesi del mondo (101 nazioni) si sono impegnati a raggiungere la neutralità carbonica entro un determinato anno.

I Paesi che non hanno esplicitato una data per la neutralità carbonica sono in gran parte a basso reddito. Una conferma indiretta di come la lotta al cambiamento climatico, vista la sua natura fortemente capital intensive, sia un obiettivo spesso fuori portata per le economie più fragili, con alcune eccezioni virtuose come la Mauritania.

Tra gli Stati membri UE, il precursore è la Finlandia che si è posta l’obiettivo della neutralità carbonica entro il 2035. Fuori dal Vecchio Continente tra i Paesi più “precoci” troviamo Barbados (2030) e Maldive (2030).

Da notare come il 2050 sia la data target prevalente, comune al 70% dei Paesi. Nel rimanente 30% rientrano diverse nazioni asiatiche, tra cui Cina, Arabia Saudita, Indonesia e Russia, proiettate al 2060. Ancora più ritardataria è l’India, responsabile del 7% delle emissioni globali di gas serra, che ha fissato il traguardo al 2070.

Al di là dell’eterogeneità nelle scadenze nazionali, risulta importante analizzare quanto sia concreto il percorso globale verso questi obiettivi di abbattimento delle emissioni inquinanti.

Prendiamo come riferimento il 1997, anno di pubblicazione del protocollo di Kyoto, il primo accordo internazionale giuridicamente vincolante contenente obblighi di riduzione delle emissioni di gas serra per i Paesi ratificanti.

Da allora le emissioni globali di Co2 sono cresciute del 55%. Anche la traiettoria nell’ultimo decennio è di segno positivo, seppur più incoraggiante: +7%. In conclusione, il cammino verso la neutralità carbonica globale appare attualmente segnato da ambizioni spesso insufficienti e da una ridotta capacità di tradurre gli obiettivi in azioni e risultati concreti. Nei prossimi 25 anni, riusciremo a invertire la rotta?

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